Kuhn aveva dato la massima diffusione possibile alla notizia, che alle 19 qualcuno avrebbe fornito nome e cognome dell'assassino. Era certo che a quell'apparecchio non si sarebbe trovata una persona sola, ma dietro di lui avrebbe preso forma l'ombra di qualcuno che era pronto ad uccidere per la quinta volta. Alle 18:59 Kuhn sollevò la cornetta dell'apparecchio posto sul tavolo dell'ufficio dell'albergo e formò il numero dell'interno 315. Note acute intermittenti lo avvertirono che in quello stanzino buio il telefono stava squillando. Una voce bassa e incerta risuonò all'altro lato del filo. "Pronto. Parlo con il commissario Kuhn ? Sono un impiegato dell'albergo, il mio nome non ha importanza, devo solo comunicarvi che ....". La frase si interruppe e in quei due minuti di silenzio ci fu una successione di eventi rapidissimi, che portarono all'epilogo della nostra storia.
L'ombra che aveva percorso furtivamente il corridoio buio, che si apriva
subito dietro il famoso stanzino, aveva aperto la porta ed aveva sollevato un
bastone da passeggio per colpire. Pedretti aveva precipitosamente abbandonato
la zuppa di gamberi e si era lanciato a fermare la mano omicida. Pomatti,
giacca nera, camicia bianca e papillon nero, aveva lasciato la sua posizione di
cameriere di sala e si era precipitato a sua volta all'interno dello stanzino.
Quando Kuhn giunse sul luogo ed accese l'unica piccola lampadina, la debole
luce illuminò una scena assai interessante. Un giovane cameriere sorreggeva il
filo dell'apparecchio numero 315, la cornetta era in terra e il suo sguardo era
atterrito come quello della lepre, colta lungo la strada dai fari dei bracconieri.
Due impacciati poliziotti, a nome Pomatti e Pedretti, con un colore di fiamma
sulle guance, tentavano di frenare i movimenti, inconsulti e di nevrotica
ribellione, di una figura sportiva, alta e snella, con un volto abbronzato e
incorniciato da un bel paio di baffi e da capelli di un castano ben curato. Proprio
lui, Roberto Passugger, lo stimato ed ammirato direttore del Kurverein, nonché
ideatore della campagna di promozione turistica Heidiland. Kuhn non potette
trattenere un fremito di piacere, che trovò sfogo in una sonora risata.
Jakob Roth appoggiò il suo calice di Brunello di Montalcino sul tavolo.
Un raggio di sole engadinese metteva maggiormente in risalto il rosso rubino e
la corposità di quel vino. "E così sei finalmente arrivato a svelare il
volto sotto il quale si era incarnato il male. Ci hai mostrato la faccia di
Caino". Kuhn sorseggiava con avidità ma con attenzione quel liquido
profumato, cogliendone le particolarità del legno di rovere, del grano che
cresce tra le vigne della collina di Montalcino e forse del profumo della viola
mammola che tra quelle spighe fiorisce. "Più che Caino, lo vedrei meglio
raffigurato in un Giano bifronte. Un volto rassicurante che prepara le vacanze
delle famiglie benestanti da un lato, e la faccia terrea di un omosessuale
represso, disposto ad uccidere pur di mantenere il suo segreto, dall'altro.
E questo campione di conformismo, nonché
beneamato direttore del Kuhrverein è stato sorpreso in atteggiamento
affettuosamente espansivo con un giovane cameriere del Palace. Proviamo ad
immaginare la scena. Sono le 4:30 del mattino, Casiraghi è stato da poco
lasciato da solo nella sua stanza dalla sua amica occasionale. Non ha sonno.
Decide di fare un giro per l'albergo deserto e di andare a fumare una sigaretta
nel salone del piano terra. I tappeti coprono il rumore dei suoi passi. Passugger
e il suo efebo non cessano le proprie effusioni amorose, se non quando se lo
trovano di fronte. Non hanno tempo di ricomporsi. E' un momento di imbarazzo,
subito risolto da Casiraghi che normalmente saluta e prontamente si congeda.
Cerca di trattenere il riso per la scoperta appena fatta, si precipita nella
stanza di Marion Steinkopf. Vuole condividere con lei il piacere della salata
novità. La donna già dorme, quasi non capisce il resoconto dell'amico e dopo
pochi minuti lo congeda. Casiraghi fa appena in tempo a varcare la soglia della
propria camera, che il bastone da passeggio di Passugger lo colpisce
violentemente alla testa. Il manager turistico dal corpo curato e sicuro di se,
vive momenti di lucida follia. Vede la sua omosessualità come un vizietto e sa
che la notizia si propagherebbe in poche ore e lo porterebbe alla rovina.
Solleva il corpo del giovane milanese, scende alla piscina e lo getta dentro,
assicurandosi che i suoi polmoni si riempiano sufficientemente di acqua."
"Ma perché non uccide subito anche la signora Steinkopf ?", lo
interruppe Jakobi. Kuhn bevve un altro sorso di quell'ottimo vino e la sua
lingua divenne più scorrevole. "Perché ignorava che Casiraghi fosse
passato dalla sua stanza. Questo venne a saperlo solo il giorno dopo da voci
che circolavano per l'albergo, e che il suo giovane cameriere aveva raccolto e
riportato. La bella pubblicitaria aveva taciuto nel colloquio avuto con me, un
po' perché quel tipo di persone non amano gli scandali. e un po' perché era in
pieno sonno quando Casiraghi le aveva descritto la scena. Non era sicura del
nome del protagonista ed aveva la sensazione che fosse stato tutto un
sogno". Accese una sigaretta e proseguì: "Passugger fece finta di
incontrarla per la strada, la invitò prima a bere, e quindi a fare una
passeggiata sino in cima al Signal Bahn, per poi tornare con il trenino a
cremagliera. Una volta lassù non ebbe difficoltà a stordirla e quindi ad
appenderla agli ingranaggi della stazione". "A questo punto il nostro
soggetto ha già sviluppato un piacere, anche per lui inaspettato, di uccidere.
C'è una specie di ricercata scenografia, nel modo come ha eliminato la
Steinkopf", sottolinea Roth. "Già e il massimo di questo processo
viene raggiunto con l'uccisione della povera Von Apfel. La donna tornava dalla
visita ad alcuni conoscenti a Maloja, era seduta sul sedile posteriore della
propria auto e alla guida c'era la fedele infermiera. Passando per Bad aveva
notato la bella figura di Passugger, ma ancora di più era stata colpita
dall'avvenenza e dalla giovane età della donna che l'accompagnava. Quando il
giorno seguente lesse sull'Engadiner Post la notizia del ritrovamento di quel
giovane corpo, cercò di mettersi in contatto con me, ma senza successo. Decise
allora di parlare direttamente con Passugger, non sospettando di essere di
fronte ad un cinico assassino. Lo invitò per un incontro per la sera stessa,
quindi telefonò a Winterhouse e lo pregò di essere presente. Voleva avvertire
anche me di questa riunione, ma non fece in tempo". Kuhn tacque di nuovo
per prendere un altro sorso di vino. Era estremamente piacevole sedere nelle
comode poltrone del salotto, in compagnia dell'amico Roth e ripercorrere
tutte le tappe della vicenda. "Quando entrò nella villa isolata della Von
Apfel e si armò di un coltello da cucina deve aver raggiunto l'apice di quello
strano godimento che aveva scoperto di provare nel togliere la vita da una
persona. Deve aver addirittura dimenticato la ragione per cui la stava uccidendo,
e con forza ha penetrato il cuore di una donna immobile su di una sedia a
rotelle.", disse Roth con tono sommesso. "In un ultimo tentativo di
difesa", proseguì Kuhn, "deve aver gridato che altri erano a
conoscenza della sua identità e deve aver fatto il nome di Winterhouse,
condannandolo così a morte. Passugger ha capito che avrebbe dovuto uccidere
di nuovo, ha telefonato al giornalista inglese, ha fissato un appuntamento nei
locali ormai vuoti dell'Ufficio del Turismo con la scusa di recarsi insieme
dalla vecchia signora. Lo ha quindi ucciso con il bastone e lasciato il corpo
nei locali della vicina scuola elementare. Ma questa volta l'ha fatto
stancamente, senza gusto e senza genio. Si era già reso conto ormai di aver
commesso troppi errori, di aver disseminato la propria strada di cadaveri.
"E anche uccidere iniziava ad essere una routine, dettata dalle
necessità", aggiunse Roth.
Tacquero entrambi, pensavano alla potenza delle passioni che nel bene e nel
male agitano l'animo umano. Kuhn pensava in verità anche alla bontà di quel
vino e alla maniera di versarsene un altro bicchiere.
Una delle maschere meglio riuscite del perbenismo locale, il miglior
rappresentante dell'etica sociale che domina i rapporti semplicemente banali
degli abitanti e dei frequentatori di St. Moritz, distrutto dal desiderio
omosessuale. L'ultimo raggio di luce tagliava la valle, ricamando riflessi di
aria limpida sopra a quei vecchi larici e a quelle meravigliose montagne.
Arrivava il buio delle stelle.



