Immaginate un luogo dove non si può parcheggiare la propria auto lungo la strada, cioè potere si può, ma solo nei parcheggi a pagamento o nello spazio che il Comune ha assegnato alla tua auto ed è contrassegnato dal numero della tua targa. L'Engadina è così. C'è da dire che il luogo è così ben attrezzato per la cosiddette vacanze attive, che c'è un parcheggio a pagamento all'inizio o davanti a tutti i luoghi dove fare trekking, nuoto, equitazione, sci, ecc. Negozi ed esercizi pubblici, come birrerie e ristoranti, hanno il loro bello spiazzo, delimitato da strisce orizzontali e da cartelli verticali con avvisi che il parcheggio è riservato ai soli clienti.
Ma, se tu vai a cena da un amico, che dista da casa tua un chilometro o due e devi quindi utilizzare l'auto, il parcheggio non è previsto, Se poi il tipo abita in un luogo isolato e non puoi approfittare degli spazi elencati sopra, non hai alcuna possibilità a disposizione, perché davanti all'abitazione esistono solo i parcheggi dell'amico e dei suoi condomini, abbelliti dalle rispettive targhe. L'ignaro e ingenuo lettore a questo punto dirà: "Va bene, ma se è un luogo isolato, esisterà uno spiazzo libero lungo la strada dove lasciare la macchina ?". E invece no, non esiste. Le autorità locali hanno delimitato tutte le carreggiate con una linea bianca e non esistono spazi al di la di questa, solo torrenti, precipizi, pareti rocciose, pascoli per ruminanti. In più un auto lungo la strada non viene mai considerata come parcheggiata bensì come abbandonata e quindi trattata di conseguenza. Credo che lasciare la propria vettura lungo la strada, fuori dagli appositi spazi, sia considerato in Svizzera un atto di terrorismo, un attentato alla dignità dello Stato, anzi della Confederazione.
Ma veniamo alla nostra cena. Io la mia gentile consorte siamo invitati da un insegnante, collega della suddetta nella locale scuola elementare. Come molti degli addetti ai servizi pubblici, il tipo vive in un condominio con altri professionisti del settore, postini, ferrovieri, poliziotti, appena fuori dall'area di St. Moritz Bad. Aspetto che si rivelerà piuttosto importante nella nostra serata. E' Dicembre ed abbiamo appena assistito ad una nevicata storica, di quelle che coprono tutto, compresa la segnaletica orizzontale e verticale. Saranno le 6 del pomeriggio, cioè per i nativi l'ora di cena inoltrata. In una serata che per noi sarebbe da bollino rosso della Protezione civile, grazie ai mezzi messi a disposizione dalla famiglia della consorte, cioè una poderosa Subaru 4 x 4, usciamo nella tempesta per andare a cena da amici. Arriviamo davanti al condominio in questione e tutto è ricoperto da un candido manto. Mi domando dove potrò lasciare la macchina della suocera. Vediamo all'improvviso sei metri quadrati di neve schiacciata dagli enormi pneumatici della ruspa spazzaneve e ci infiliamo. Attraversiamo folate di neve ghiacciata e guadagniamo l'ingresso del palazzo senza nessuna lesione apparente dei tessuti dei nostri corpi per assideramento, muniti di bottiglia di vino e dolce.
La cena è fortemente improntata al vegetariano. Il collega è ascetico, magro e con la barba bianca. Si chiama James e a me viene immediatamente di soprannominarlo James Geist, essendo quasi puro spirito. Ce la faccio comunque ad arrivare alla fine del pasto, soprattutto bevendo il vino che ho portato. Finalmente salutiamo ed usciamo.
Sono le 11, quindi notte fonda per gli svizzeri, e tutti dormono. Noto stranamente un abitante del condominio servizi pubblici in veglia appoggiato al davanzale di quella che si presume sia la finestra del suo bagno. Non solo è sveglio, ma si precipita anche all'ingresso della palazzina visibilmente alterato e mi rivolge una serie di sibili in svizzero grigionese, lingua costruita su base tedesca ma difficilmente riconducibile alla stessa. Anche lui è un dipendente pubblico ed è un poliziotto, ma soprattutto è il proprietario dello spazio antistante, innevato, occupato, occultato dalla nostra auto. Continua a sibilare, per cui ricorro alla traduzione della consorte. Dice che questa sera, cioè il nostro tardo pomeriggio, se ne tornava contento alla sua magione pubblica ignaro della tragedia che stava per scatenarsi nella sua vita, ed ha trovato il parcheggio denominato GR 12653 occupato da un'auto, sempre targata Grigioni, ma non con il suo numero. Sembrava particolarmente colpito che l'abuso fosse stato commesso da un altro svizzero. Ritrovò un po' di calma solo quando si rese conto che l'abuso era stato commesso da un italiano e dalla sua consorte svizzera, che però viveva in Italia da anni, Cerchiamo di spiegargli che quando siamo arrivati lo spiazzo era semi ricoperto di neve e che il cartellino in legno con il numero di targa, adesso completamente pulito e splendente, non si vedeva.
Niente non se ne faceva una ragione, continuava a ripetere che nessuno avrebbe mai potuto risarcirlo del fatto che era stato 5 ore piantato alla finestra del bagno, sferzato dalla bufera, ad aspettare il ritorno degli abusivi.
E qui l'intolleranza e la protervia della consorte, figlia di ricchi albergatori e ormai quasi italiana, verso gli impiegati pubblici ha scatenato tutta la sua forza. La stessa si è messa ad urlare che se lui era un imbecille, non ricordo come si dice in grigionese, la colpa era solo sua e non nostra, e che si stupiva che ad un personaggio del genere avessero affidato la sicurezza dei cittadini.
Le famiglie dei ferrovieri, dei postini e dei poliziotti erano ormai tutte alle finestre dei rispettivi bagni ed osservavano la scena inorridite. Il poliziotto parcheggiatore non aveva più proferito parola, allibito. Approfitto quindi di questa posizione di debolezza per trascinare la moglie inferocita sino all'auto abusatrice. Ci infiliamo in macchina e lei continua ad urlare dal finestrino incurante del gelo.
Ho passato la notte nel terrore di essere arrestato per ingresso clandestino nella Confederazione, occupazione di suolo pubblico e violenza a pubblico ufficiale. Ho sognato di essere assistito da un avvocato svizzero che aveva invocato la semi infermità mentale, solo mia, e che quindi avevo evitato il carcere per essere rinchiuso in una clinica psichiatrica svizzera, che forse potrebbe anche essere peggio.
Ma, grazie all'intervento del suocero, che non solo era ricco, ma anche assessore al Comune, e con la stessa intolleranza e protervia della figlia verso gli impiegati pubblici, aveva messo tutto a tacere. Si, perché naturalmente il poliziotto sibilante voleva sporgere denuncia.
Son dovuto andare in Svizzera per essere una volta tanto beneficiario di far parte della classe al potere e di godere dei suoi privilegi.
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