28 febbraio 2021

Voi maschi siete tutti uguali e non mollate mai !

Siamo in Irlanda, abbiamo un'auto a noleggio e, dopo un paio di giorni a Dublino, giriamo per il paese senza troppa programmazione. E' Settembre, la femmina avrebbe preferito andare al mare e godersi una delle ultime settimane di caldo, sole e bagni. Il maschio, cioè il sottoscritto è da anni che si è lasciato irretire dalla sapiente e ben fatta promozione dell'Ufficio turistico irlandese, campagna e pascoli verdi, scogliere a picco su un mare tempestoso e ridenti villaggi di pescatori con piccoli alberghetti e ristoranti sul molo. La femmina rema contro per i primi quattro o cinque giorni, rimpiangendo le coste toscane. Il maschio resiste stoicamente per la stessa durata di tempo, perchè è lui che ha deciso di venire in Irlanda e non può dichiarare la propria delusione. Il fatto è che le tipiche case irlandesi, quelle con uno o due grandi camini fumari all'estermità del tetto, poste sulle verdi colline e l'Oceano tempestoso in lontananza, non esistono quasi più. La maggior parte dei nativi vive in "villette del geometra" con accessi assai presuntuosi, con un semicerchio che parte dalla strada, arriva alla villetta e ritorna alla strada venti metri più in là. Tutto arredato con staccionate e statuette che sono un misto di stili e ricordano come modelli estetici le immagini che le serie televisive come Beautiful e Dinasty danno delle ville dei ricchi americani. In più il tempo non è dei migliori, si passa rapdiamente dal sole a delle burrasche portate dal vento e che ti arrivano direttamente in faccia dalla superficie del mare, dette dai nativi, per tale caratteristica, showers.


Credo al quarto giorno, al mattino, arrivando con un ferry boat ad un "incantevole porticciolo", totalmente deserto, ricoperto di alghe e battutto dal vento, accenno qualcosa sul fatto che l'Irlanda non corrisponde all'idea che me n'ero fatto. Puntiamo comunque con la nostra auto a noleggio, naturalmente con guida a destra, verso un ridente villaggio di pescatori, dove la guida mi segnala esserci uno dei migliori ristoranti del paese. Per una legge di contrappesi, tipica della femmina che è con me, dato che il maschio ha scelto un ristorante caro, la femmina opta per una baracca di albergo e una misera stanza senza bagno, ma con un vetusto lavabo in camera. Già la vicinanza dei due oggetti, letto e lavabo, a me dà una depressione profonda, ma tant'è. Lasciamo la stamberga, per la femmina romantica, per il maschio deprimente e ci rechiamo nel ristorante stellato, prenotato dal momento in cui siamo atterrati in Irlanda. Non mi ricordo con cosa ho iniziato, mi sembra però di aver avuto delle piacevoli sensazioni, per l'arredo, per il servizio, per i vini. Il ricordo si è offuscato perchè, tra l'altro per una mia imprecisa lettura del menu e non per scelta, ordino un piatto elaboratissimo di St. Jacques. Dovete sapere che l'alta cucina iralndese si rifà per tradizione a quella francese, le conchiglie quindi erano immerse in burri fusi e spezie varie. Me ne faccio una ragione, dell'ordine sbagliato, e penso che almeno in un porto sull'Oceano in Irlanda a Settembre, le belle conchiglie siano fresche. Non faccio però i conti col fatto che questo tipo di conchiglie, quando sono fresche, sono anche pericolose, perchè comprendono una percentuale estremamente minima di soggetti già deteriorati in mare, con un'alta presenza batterica. Io quella sera ho incontrato uno di questi soggetti. Credo di aver iniziato a sudare quattro, cinque secondi dopo averla ingerita. Sono arrivato a stento alla stamberga, dove ho raggiunto il bagno in comune con altre camere e dove è iniziato un movimento centrifugo che dall'interno del mio corpo ha espulso ogni tipo di liquido e solido presente, approfittando di ogni tipo di orifizio. Sono arrivato al punto di ringraziare il Fato per la presenza dell'orrdio lavello a poca distanza dal letto. Ho vissuto veramente un'esperienza degenerante.
Al mattino c'è il sole, che mi dà anche noia, perchè ho la testa che mi pulsa. Non mi reggo in piedi e mi trascino debolmente al posto di guida della nostra auto a noleggio e penso alla frase della femmina quando abbiamo ritirato la macchina: "non riuscirei mai a guidare tenendo la sinistra della carreggiata, il solo pensiero mi terrorizza". Procedo lentamente per un po' di chilometri e la femmina sentenzia dal sedile di sinistra, che non è quello di guida in quel paese: "Certo, voi maschi siete tutti uguali, non mollate mai, dovete sempre dimostrare di essere forti e di poter gestire le situazioni". Avevo appena sentito al telefono la mia omeopata, che mi aveva consigliato di prendere dei granuli di Arsenico, rimpiango di avere a disposizione unicamente una soluzione di tale elemento alla 30 ch, cioè infinitesimale, da poter fare ingoiare alla femmina e rispondo da mio pari: "Guarda che sto veramente male e se pensi di poter guidare, ti cedo il tutto con estremo piacere". Ci fermiamo e procediamo al cambio, resisto per un ulteriore quarto d'ora, perchè apprezzo lo sforzo della femmina, ma voglio anche verificare che non sia assalita dal panico e che non ci ammazzi entrambi. Naturalmente la femmina non è scema e si accorge subito che mi sto sforzando di restare sveglio, per poter avere un minimo di controllo. Mi assale quindi dicendo: "Lo vedi ? Non stai in piedi, sei un cencio e vuoi comunque avere sempre la situazione sotto controllo". Balbetto qualcosa e mi arrendo, anzi forse svengo, comunque mi addormento. Il problema però è che, presa tutta dal suo orgoglio di genere, la femmina ha sottovaluttato le difficoltà intrinseche di un'auto con posto di guida a destra e si rende conto di essere la sola al timone. Credo di aver dormito due minuti e qualche secondo. Sono stato infatti svegliato da un tonfo sordo, come il rumore di uno specchietto di un'auto che cozza violentemente contro lo specchietto di un'altra auto e cade in terra a pezzi. La femmina aveva fermato la macchina sul bordo della strada ed era nel panico, tremava. Il maschio, cioè io, riprende lentamente conoscenza e oganizza i soccorsi. Prima di tutto ha parole di conforto per l'altro genere e cerca di calmarla, quindi scende dall'auto, ritrova sull'asfalto entrambi gli specchietti, cerca il proprietario dell'auto in sosta che la femmina aveva centrato, senza trovarlo. Lascia l'oggetto in questione sull'auto dell'ignaro nativo, sposta delicatamente la femmina da destra verso sinistra e si mette alla guida. A quel punto credo di aver avuto anche la febbre alta, ma non era il momento di svelare la parte di me che so parecchio sensibile, alta percentuale di acqua e elementi femminei, e parlo all'ex-pilota, che tace con gli occhi sbarrati dal momento dell'impatto, La tranquillizzo, cioè ci provo senza riuscirci, e dopo una diecina di chilometri le consiglio una cosa, che mi aveva insegnato un mio zio, che aveva fatto il meccanico, quando mi insegnava a guidare la macchina. Mi risuonano in testa le sue parole:"Quando ti accade qualcosa alla guida che ti spaventa, non devi smettere di guidare, altrimenti non lo farai mai più nella vita". Forte di questa enunciazione, mi rivolgo alla femmina, ancora in silenzio e le accenno qualcosa sulla prova che dovrà sostenere. Credo che abbia considerato sia l'ipotesi di gettarsi dal finestrino che quella di lasciarmi, una volta tornati a casa. Comunque l'ha fatto, ha guidato bene e ha ripreso a parlare con la sua abituale lena.
Tempo di arrivare al prossimo ridente villaggio, dove trovo un bellissimo vecchio albergo liberty, con il nome altisonante: Queen Victoria, sauna, piscina e tutte e solo camere con bagno. Ho dormito per due giorni e due notti, che a detta della femmina sono stati i migliori della sua vacanza in Irlanda, perchè il maschio, cioè io, delirava, e lei ha potuto divorare il suo cibo preferito, biscotti, cioccolato e caffellatte, a letto, guardando una delle sue serie preferite, Friends,in lingua originale.

The Boxer

Confronti di genere

Sono tra quegli uomini che non ama stare con i suoi simili, ma preferisce da sempre la compagnia delle donne. Ho sempre mal tollerato circolini ARCI, club sportivi, serate di calcetto, poker o televisione. Trovo che gli assembramenti forzati di solo genere maschile siano un po' tristi. Perdiamo in brillantezza e narcisismo, proprio perché non abbiamo più alcuna necessità di metterci in competizione, per l'assenza delle donne. Se proprio devo comunque scendere nei dettagli, la situazione che preferisco è quella di uno a una, io e una donna, una-un rappresentante per genere.

Ma iniziamo a scendere nel merito. Chi come me appartiene alle generazioni di maschietti nati negli anni '50 e che ha raggiunto la propria pubertà all'inizio degli anni sessanta, sa bene che tipo di relazione avessimo con l'altro genere. Gravati dalle nubi cupe del cattolicesimo imperante e appena usciti dalla catechesi di avviamento alla comunione, eravamo avvolti da pesanti catene che trattenevano le nostre eruzioni ormonali, creando situazioni a dir poco esplosive. Dovete pensare che a quei tempi alla televisione non si dicevano parolacce e testi o canzoni che potessero in qualche modo alludere al rapporto fisico tra un uomo e una donna, erano banditi e a volte messi al rogo. Alcuni dischi e alcune pellicole sono stati veramente bruciati. Abbiamo avuto una palestra di erotismo trattenuto, fisicamente dai preti e dalla DC e moralmente dal nostro senso del peccato, che potevamo diventare dei serial killer o dei totali asessuati. Chi ce l'ha fatta a superare questa cortina di ferro ha però maturato e conservato sino in tarda età un forte desiderio nei confronti dell'altro da se. Inoltre la socialità era a quei tempi prettamente realizzata all'interno del tuo stesso genere ed era difficile trovare occasioni di incontro con le ragazze. Come diceva un mio caro amico in quei tempi: "Chi ha veramente provato la fame, apprezza maggiormente e sa tener di conto del cibo." Non potendo viverlo, ci nutrivamo esclusivamente di sesso orale, nel senso che ne parlavamo e basta. E ne parlavamo in modo assai competitivo, dilatando a dismisura i film fantastici che ci facevamo e presentandoli come reali. Io ho fatto questo e io ho fatto quest'altro. Eravamo pieni di paura e di ignoranza sull'argomento, ma non lo confessavamo, anzi lo utilizzavamo per competere con gli altri maschietti. Non avendolo mai vissuto e non avendo potuto cogliere la bellezza e la profondità di uno scambio e di un'unione di corpi e di menti, che si considerano come due sfere parimenti interessanti, avevamo trasformato il sesso in una performance sportiva. D'altronde lo sport era l'unico terreno che conoscevamo e che poteva avere qualche attinenza con l'intensità di un rapporto sessuale. Lo immaginavamo quindi soprattutto come una prestazione unicamente del nostro corpo, che avrebbe dovuto pensare a tutto e gestire tutto, quando sarebbe arrivato il momento. E dovevi anche farlo meglio di tutti quelli che l'avevano già fatto prima di te e che ce l'avevano descritto in tutti i dettagli, naturalmente nella maggior parte dei casi falsi. Io ero terrorizzato dalla cosa, a tal punto che la prima volta che una donna mi ha proposto di passare la notte con lei, sono fuggito, balbettando scuse grottesche. Me ne sono sempre pentito, primo perché lei era molto bella e secondo perché era più grande di me e molto più tranquilla e edotta intorno alla cosa. Se fossi stato tranquillo anch'io e avessi confessato la mia inesperienza, lei mi avrebbe sicuramente insegnato ad amare il suo e il mio corpo. Ho avuto comunque a fortuna di ritrovarmi in una situazione simile dopo non molto tempo, non sono fuggito, ed ho appreso molto.

Diciamo che come introduzione può bastare, ci risentiamo presto per la prima storia.

The Boxer

24 febbraio 2021

Mettiamo in chiaro!

Che succede? Grane? Casini? Minacce? "Un Re, diranno miei piccoli lettori!" (Collodi, Pinocchio)

No ragazzi - alt, fermi tutti!

Da chiarire c'è solo che ... siamo autori diversi, non coperture sempre dello stesso figuro. 

Penna Acidissima, Taschenbunker, Vespa Terragnola ed altri ancora scrivono ognun per sé. 

E non è neanche detto che le loro esternazioni siano convergenti, o addirittura di visioni identiche. 

Chiaro??????

20 febbraio 2021

Tecnico a chi ? Io sono un politico.

Oggi essere un politico è fonte di discredito ed abominio. Eppure un ex Presidente del Consiglio, dietro ad un improvvisato tavolinetto, stracolmo di micorofoni, nel cortile di Palazzo Chigi, professore universitario e mai stato un politico, si è rivolto al suo suo successore, professore uiniversitario, e diverse altre cosucce, e mai stato un politico, esortandolo a formare un Governo politico e non tecnico. Boh ?
Ma non siamo qui a pungere Conte (vi immaginate le ricerche spasmodiche degli studenti di storia tra cent'anni dietro alla domanda, ma chi era costui ?) e nemmeno Draghi. Ce l'abbiamo con la Politica, anzi con la politica. Sembra che i documenti dei vari Ministeri, da presentare alla Comunità Europea, per usufruire degli investimenti previsti dal Recovery Fund fossero totalmente insufficienti, privi di verifiche di fattibilità, delle riforme strutturali che ci venivano richieste, e di un minimo di calcoli previsionali su come e quanto questi progetti avrebbero influito sulla produttività del nostro Paese, come ci era stato invece richiesto. Capisco che un politico non sia in grado di svolgere questi compiti, ma almeno di trovare un tecnico che li svolga per lui, dovrebbe esserlo. Chi teorizza e pratica l'incompetenza al Potere dovrebbe essere almeno così scaltro da arruolare una squadra di economisti e matematici. Niente.
Ecco allora Draghi, che da una parte rassicura chi gli chiedeva un Governo politico, e dall'altra piazza i suoi più fidati collaboratori nei ministeri chiave, che dovranno lavorare alla presentazione di questi documenti alla Comunità Europea. Noi vespe non siamo per il dietrismo, ma qualche dubbio che Draghi sia dove sia adesso perchè è il migliore e il meno doloroso, per gli Italiani, commissario della Comunità Europea, affinchè si riesca a cogliere l'aiuto che ci stanno offrendo, qualche dubbio in questo senso ci viene. E di nuovo è una doppia disfatta: la sconfitta della Politica, intesa come arte del buon governo della cosa pubblica, e della politica italiana nei confronti dei suoi partner europei. Ma che il Governo sia politico e non tecnico !

Vespa terragnola




17 febbraio 2021

Come rimpiango i vecchi padroni del mondo

Vi ricordate i vecchi capitalisti, quelli cattivi, quelli che inquinavano i nostri mari e avvelenavano il nostro cibo ? I petrolieri e i giganti dell'alimentazione, quelli che con il loro solo nome stimolavano le nostre ghiandole a produrre ventate di eccitazione rivoluzionaria. Esso, Monsanto, Shell, Unilever, bastava nominarli e sapevi subito chi erano i cattivi e da che parte ti saresti schierato: contro di loro. Alcuni di loro sono scomparsi, altri esistono ancora, ma hanno perso il loro fascino malefico. Che piacere abbiamo provato ad odiare generazioni di miliardari texani e di industriali chimici dediti all'agricoltura. Tutti avevano come sfondo naturale della loro immagine la bandiera a stelle e strisce. Com'era facile vivere. Com'era tutto o bianco o nero. Come in un vecchio western si sapeva dopo un minuto chi era il buono e chi il cattivo, anzi già prima di vedere il film, dalla locandina e dai nomi degli attori. potevi subito prefigurarti il volto del cattivo. Hanno impestato le nostre spiagge adolescenziali di morchia (quant'è che non sento usare questo termine) e ci hanno nutrito a coloranti (vi ricordate tutta la serie di E 125, 127, 128 e via dicendo ?), ma non siete riusciti a restarci simpatici, non ci avete conquistato, in pochissimi vi hanno preso a modello.




Questo capolavoro è invece riuscito ai nuovi padroni del mondo. Molto più potenti, molto più pervasivi, molto più ricchi degli obsoleti capitalisti, i fondatori di Microsoft, Facebook, Google, Apple, Amazon ci hanno anche levato la soddisfazione di odiarli e di identificarli come le forze del male. Hanno creato una casta di potenti ancora più ristretta dei loro predecessori e mille volte più forte, e sono anche riusciti a restarci simpatici. Sono i ragazzi del garage all'angolo, che hanno avuto l'idea geniale, sono gli studenti sfaccendati di Harvard, che hanno messo a frutto un algoritmo per agganciare le donne, sono quegli adolescenti geniali, che tra un video gioco ed una birra ci hanno sfornato dei computer spettacolari, sono i soliti ragazzi, fissati con il garage come punto di partenza, che si mettono a vendere libri on line e diventano in pochi anni le persone più ricche del globo. Bravi, intelligenti, giovani, tutti bianchi (in realtà erano bianchi anche gli altri), come si fa ad odiarli ? Si possono solo invidiare o prendere come modelli. Una volta diventati ricchi, seguendo apparentemente i comportamenti frivoli degli imperatori del passato, si sono costruiti delle vere e proprie regge, ma si sono circondati, a differenza degli antichi imperatori, che preferivano belle cortigiane e buffoni di corte, di alcuni tra i migliori cervelli della terra, per diventare ancora più ricchi. Non hanno quindi ancora imboccato la strada della decadenza, ma si stanno impegnado a diventare sempre più potenti e invasivi. Dato che non sanno più dove investire il loro denaro e qualche piccolo disagio lo provano anche le loro coscienze, e dato che vogliono apparire sempre più in gamba e accativanti, hanno deciso di espropriarci anche della generosità e hanno creato delle faraoniche fondazioni benefiche. Non possiamo nemmeno più gestire le petizioni, e men che mai presentarne alcune contro di loro, perchè hanno trovato il modo di sostituirci e di far soldi anche in questo, vedi change.org. Pensate che geni che sono, quello che negli anni '70 sarebbe stato uno dei più sporchi e avidi immobiliaristi del mondo, altro che i mitici palazzinari romani, oggi si presenta a capo di una Community, quella degli Host, che guida con tanto di consigli morali su come ricevere i suoi Guests, sorvolando sul fatto che ha fortemente contribuito a svuotare i nostri centri storici dagli abitanti. A proposito di Papi e Chiese, che ne dite delle vecchie interviste sui giornali di tutto il mondo a Steve Jobs e adesso a Tim Cook, sono delle vere e proprie encicliche su come si realizza il bene sulla terra e il benessere dei suoi abitanti, due veri e propri Papi neri nel portamento e nell'abbigliamento, che ci svelano che l'imperativo categorico è oggi arrivare ad avere un telefono per ogni essere umano. E questi non gestiscono i pozzi di petrolio e decidono quanto spenderemo di benzina in una settimana, non programmano cosa mangeremo e come ci mineremo il fegato nei prossimi mesi, sono padroni delle nostre relazioni e dei nostri gusti. Hanno la gestione di un oggetto che non è più un altro da noi, ma è divenuto un'appendice del nostro corpo e che ci rappresenta, lo smart phone. Attraverso di esso gestiamo le nostre relazioni pubbliche e affettive, esprimiamo i nostri gusti e i nostri acquisti, indirizziamo i nostri progetti ed obiettivi lavorativi, in pratica, viviamo. Si può discutere sul fatto che abbiano qualche possibilità di condizionarci in tutto questo, ma quello che proprio non riesco a capire è come fanno anche a restarci simpatici ? Che magnifici artisti, bisogna riconoscerlo sono veramente geniali.

Analogico

10 febbraio 2021

Le mie saghe: il “killer della pantofola”

Le saghe, modalità narrativa di vichinghi e popoli nordici, mi hanno sempre attirato. Poi la mia indomita corrosività in vari momenti mi ha spinto a realizzarne su persone reali, con mezzi più moderni. Mi ci sono divertito da pazzi, i bersagli un po’ meno, poveretti, ma non mi pento di nulla. E anzi, ne ho nel mirino un paio nuovi … penso  a figure come l’ “ing. Farfuglia”, megadirigente comunale del settore “Immobilità”, qualche cortigiano di politicanti (scelta illimitata), un tale con fidanzata allegra e generosa (non con lui), i campioni di stupidità popolare di qualche gruppo Facebook e altro ancora.

Ma veniamo alla saga che ripesco dal passato, che vi presento oggi qui: “Il killer della pantofola“, che canta le gesta di un eroe di quelle calzature domestiche elevate a filosofia di vita, comunemente abbinate a divani, TV, vita sessuale assente o peggio (c’è eccome, vi assicuro, magari una volta ve ne parlo), vivacchiare senza aspirazioni che non siano il tranquillo week end in campagna, o anche meno, e via discorrendo. Un paio di annetti fa, prendendo a bersaglio un personaggio (piccolo) riconoscibile da chi ha frequentato l’ambiente in cui si muoveva, misi sulla mia bacheca Facebook pagine taroccate di giornali, in cui si sviluppavano le gesta di un serial killer, “della pantofola”. Ecco qua sotto …






L’articolo sulla Rivista di Criminologia allargava il campo dalla cronaca locale al mondo scientifico







08 febbraio 2021

Il Settimo Sigillo e la scopata

Le chiacchiere da bar, ed oggi le cazzate a diffusione planetaria grazie al web, sono un vero universo sconfinato quanto sconfortante. Ma anche divertente, se si è nello spirito giusto e di buon umore.

Fra i temi su cui le stronzate trovano terreno fertilissimo, e si concentrano in modo esponenziale, ne osservo da tempo due, che forse mi sono particolarmente vicini sul piano esistenziale: il traffico e il sesso.  E non so in quale dei due si concentra maggiormente l’imbecillità popolare.

Tempo fa cercavo su Youtube uno spezzone di film in cui la morte facesse da fulcro,  un tema che in certi momenti mi tocca da vicino, e mi sono imbattuto nella scena del film di Ingmar Bergman “Il Settimo Sigillo” con il dialogo fra la gelida signora, vestita di nero e con la faccia bianchissima, e il cavaliere di ritorno dalle crociate, impersonato da Max von Sydow, che trova un paese flagellato dalla peste e dalla disperazione.

Mi è caduto l’occhio sul primo “commento”, subito sotto al filmato, e ne sono rimasto veramente estasiato.

“Questo film è una merda e l’unica e ultima volta che l’ho visto è stato solo per scopare una donna intellettuale. Ci sono riuscito. Per me questo può anche valere un oscar ma per il resto è da cestinare!”

Dunque, diamo per vera la vanteria: il buzzurro è riuscito a ribaltare la bella topa con 2 lauree, un PhD e che parla 4 lingue, sorbendosi un paio di ore di ore di proiezione e annessi in un cineforum. Anzi, forse ha addirittura noleggiato un DVD per vederlo sul maxi-schermo di casa insieme a quella troia (parole sue, che potrebbero avere significati per lui sconvolgenti …), sperando che gliela desse. Con gran fatica ha fatto finta di guardare lo schermo con interesse, mentre di sottecchi sbirciava nella scollatura, ha assunto pose pensose mentre sul divano allungava le mani verso i ginocchi di lei, e ha persino annuito a qualsiasi cosa la colta dama dicesse, osservandone le labbra con pensieri licenziosi. Poi c’è stata la ricompensa, di cui ci risparmia i particolari. Una botta e via, si intuisce, e lui tutto soddisfatto.

L’ometto neanche si immagina come racconta la bella signora “intellettuale” la serata trascorsa. Forse ne chiacchiera amabilmente con un’amica, fra le risate e gli ammiccamenti, con frasette del tipo:

“Ieri sera mi sono fatta un tizio un po’ coatto. L’idea mi stuzzicava. Avrà creduto di avermi rimorchiata lui, e non si è neanche reso conto che in realtà avevo fatto tutto io.”

E poi a raccontare la faccina del tizio che faceva finta di guardare il film di Bergman, cercando di nascondere il fastidio, finalizzato però ad un più alto ideale (si, quella cosa lì insomma …). E come storceva gli occhi, credendo che lei non se ne accorgesse. I suoi goffi tentativi di seduzione più o meno maldestra. E il sollievo della poliglotta multi-laureata quando finalmente è arrivato al dunque, forse entrando nei particolari  con l’amica a proposito di bottoni, gancetti, indumenti vari. E chissà come esprimerà il suo grado di soddisfazione sulle prestazioni del personaggio. Non è da escludere che il gran dispendio di energie nel far finta di partecipare ad una conversazione sugli archetipi contenuti nel film, abbia inciso sul vigore dell’ ometto. Ma potrebbe anche darsi che il suo immaginario maschile, piuttosto grezzo, ne abbia tratto giovamento e con esso varietà, durata, efficacia del suo potenziale virile.

Avrei pagato oro per assistere alla conversazione fra le due amiche, o magari prender parte alle risate, come mi è capitato qualche volta, su temi ed imprese analoghe a quelle che potrebbero esser scaturite dal “Settimo Sigillo”. Chissà se il grande Bergman lo aveva in qualche modo previsto.

Beh insomma, cari lettori (e lettrici, con mia maggiore attenzione), ora fate il sacrificio e guardatevela la scena del film – di leggere i commenti ve la potete risparmiare.

Senno 'a ggente se 'ncazza

Dopo mezza vita in nordeuropa, e per una follìa che racconterò un’altra volta, sono riemigrato in patria, catapultandomi per due anni a Roma. Un concentrato di sconvolgimenti culturali, antropologici, di vita quotidiana e di vicende molto personali, di emozioni, erotiche, di solitudine e di amarezza. Mi salgono alla mente il capolinea del tram 5, il gioielliere di piazza Vittorio, le parrucchiere eritree di via Conte Verde, il pronto soccorso di un noto ospedale romano, Villa Celimontana jazzistica in estate e due vicende di segno opposto: con una bella commercialista e con una travagliata single di ritorno, che dopo molte incertezze non mi volle. E ancora molte altre storie, aneddoti, , che narrerò in futuro.

Tram 5, capolinea
Mi muovevo molto, a tutte le ore del giorno e della notte, nei periodi effervescenti facevo scorribande nella notte romana, da solo o in buona compagnia. Era tarda sera, non orario da taxi, che usavo spesso. Al capolinea del tram 5, vicino a Termini, banchine, paline, nessun orario affisso. Pensai fosse stato vandalizzato. Ma vedo un capannello di dipendenti Atac e chiedo se e quando verrà rimesso. Risposta: “No-nno, nun ccestanno propio. Rutelli ce ‘e voleva mette’, ma noi nun gn’ abbiamo voluti. Perchè se poi er ttramm nun c’è, ‘a ggente s’encazza”

Commercialista
Vivevo all’Esquilino in un palazzo scassato,  giardinetto in abbandono con palma spelacchiata nel cortile, ma con un portiere – un po’ scassato pure lui. In quel periodo mi vedevo con una signora non giovanissima ma piacente, commercialista. La mattina presto, verso le 7, veniva a trovarmi, faceva ticchettare i tacchi  sul selciato dell’ingresso, borsa di pelle rigonfia e tailleur da professionista, impeccabile.
Riscendeva un’ora o due dopo, sempre impeccabile e io spesso con lei, per andare al lavoro (io col tram 5 e altri mezzi, lei con una berlina Bmw). Il povero portiere strabuzzava gli occhi ogni volta, e mi richiamava alla mente le prime pagine di Pinocchio:
  
“maestro Ciliegia di stucco, cogli occhi fuori del capo, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana”
   
In realtà ci frequentavamo anche la sera, a cena, o in mille altri modi. Lei era libera da legami come me. Dopo un po’ di tempo ebbi l’impressione che lei scivolasse lentamente in un coinvolgimento che in quel momento io non potevo darle, alla pari. Cercai in ogni modo di non ferirla, distaccandomi, anche se con un po’ di rimpianto per i bei momenti passati insieme, le molte risate e altro ancora. Credo di non averle fatto troppo male, o almeno lo spero.
Dell’altra signora, in altro momento, che mi piaceva e che tampinai senza successo, racconterò un’altra volta.
La fase romana durò circa due anni, era iniziata con una follìa e si concluse con un altro giro di boa, meno folle e un po’ più razionale, ma sempre con pezzi di emozioni in primo piano.

La Svizzera ovvero un breve contributo per capire perché gli svizzeri ci stanno così antipatici e potrebbero non esserlo.

Dato che mi sono presentato con la storia delle origini del mio nome, Taschenbunker, vi illustrerò alcune cose piuttosto interessanti, che ho scoperto sulla Svizzera.

Questo paese ha avuto un ruolo di una certa rilevanza nella mia vita. Ho avuto una moglie engadinese e due cani bernesi, più svariati amici provenienti dai diversi cantoni di questa “ridente” nazione. Già, i suoi abitanti tendono a presentarsi come una cartolina. Avete presente quelle descrizioni sulle vecchie guide turistiche, quelle che descriverebbero Rignano come un ameno e ridente centro della Valle dell’Arno…. Amano confermare tutti i nostri stereotipi e luoghi comuni, quali, nell’ordine: i più bravi produttori di cioccolato al mondo, i più esatti fabbricanti di meccanismi per la misurazione del tempo, i migliori garanti dei vostri depositi di denaro all’estero, i custodi del paesaggio montano con più prati, mucche, ruscelletti e cime innevate. E lo sono davvero. Peccato che si dimentichino di mettere in rilievo i loro aspetti più interessanti e i loro personaggi più affascinanti, anzi addirittura se ne vergognano e cercano di rimuoverli.


Uno di questi aspetti è di estrema rilevanza politica e di notevole attualità. Nel 1291, per difendersi dall’invadenza dei vicini Asburgo e dei loro Balivi, e per smetterla di prendersi a bastonate tra di loro, tre cantoni, tre piccoli feudi di allora, si unirono e costituirono un Patto Confederale. Si fecero chiamare Waldstätte, cioè una cosa tipo: insediamenti della foresta. Questo per rendervi un po’ l’idea di che personaggi fossero, un’umanità un po’ selvatica, dedita alla caccia, alla pastorizia, all’agricoltura montana e dei boschi. Una specie di orco che coltivava e mangiava mirtilli. Ci volle un po’ di tempo, ma, aggiungendo cantone dopo cantone, nel 1848 si arriva alla proclamazione della costituzione federale svizzera, che prevede un'unione doganale e monetaria che elimina le frontiere, le monete regionali e le dogane e impone il franco svizzero come moneta della Confederazione. E’ la formazione del primo embrione di Comunità Europea; la Confederazione riunisce infatti aree completamente differenti tra loro, di lingua e cultura francese, italiana, tedesca e romancia. A parte i Romanci, decimati più dal turismo che dall’onnipresente e perfido sviluppo industriale capitalista, queste comunità costituiscono ancora la base sociale e culturale del Paese. Chi l’avrebbe detto eh ? La Svizzera come Paese della tolleranza e del rispetto reciproco tra culture diverse. E che noi siamo un po’ inficiati dalla rigida neutralità che la Svizzera ha manifestato nel corso della I  e della II Guerra mondiale e dai profughi dal Nazismo, che venivano respinti alle frontiere. Pensate anche in questo caso ai nostri tentativi di difendere i nostri modelli sociali e democratici difendendo gli attuali confini della Comunità europea e dalla scarsa simpatia che questi tentativi suscitano nei profughi di oggi. Come vedete le analogie tra la Confederazione svizzera e la Comunità europea sono parecchie.

Non è che gli svizzeri nascondano quest’aspetto della loro storia, intendo la fondazione della confederazione, ma a mio avviso gli danno una scarsa rilevanza in ambito europeo e lo negano con la loro scelta di rigida neutralità. Pensate se questo embrione di confederazione europea fosse nato in Italia, quanto l’avremmo menata con i nostri partner.

Scendiamo all’interno delle singole lingue e culture e nelle varie discipline, per fare altre scoperte decisamente sorprendenti. Non vorrei considerare il mio pubblico un’accozzaglia di ignoranti, ma scommettiamo che i nomi dei prossimi autori e artisti sono sempre stati da molti associati a nazioni quali la Francia, l’Italia e la Germania e non alla Svizzera ? Lo sapete per esempio che Friedrich Dürrenmatt è nato in un paesino dell’Emmental, si, la valle dove si produce il formaggio con i buchi ? E qui bisogna aprire un inciso e ringraziare la nazionale di sci Svizzera, che anni fa decise di indossare una tuta avveniristica, che riproduceva la superficie del famoso formaggio, buchi compresi, che molto di noi italiani abbiamo scambiato da bambini con il Gruyère, Groviera, rivelandone a tutto il mondo la vera origine. Tornando a Dürrenmatt, approfittando di una adolescenza un po’ turbolenta e della sua passione per il vino, la maggior parte degli svizzeri lo considera un alcolizzato violento e comunista e non ne ha colto la forza innovatrice di scrittore di romanzi gialli e di drammaturgo. Stessa sorte è toccata a Max Frisch, che non è tedesco, ma svizzero, che è forse ancora più odiato di Dürrenmatt, perché si è addirittura permesso di attaccare uno dei miti del Paese, l’eroe degli oppositori ai Balivi asburgici, scrivendo un manuale tagliente come il Guglielmo Tell per la scuola. Ci sono altri due personaggi, ancor meno conosciuti, ma non meno significativi per la letteratura europea, e decisamente scomodi e scandalosi per uno svizzero: Friedrich Glauser, creatore di una serie di gialli con al centro il sergente Studer, poliziotto svizzero alla Chandler; scrittore morfinomane, che non si è voluto negare niente, dalla Legione straniera alle miniere del Belgio, all’Ospedale psichiatrico (questo forse se lo sarebbe negato volentieri, ma ci venne rinchiuso dal padre) e Peter Bichsel, grande fustigatore delle ipocrisie svizzere, narratore per bambini e comunista per davvero, forse l’unico mai nato e tuttora vivente in Svizzera. E non dimentichiamoci di Robert Walser, anche lui svizzero puro. Passando alla lingua e cultura francese un posto di grande rilievo ce l’ha il sociologo, saggista e personaggio politico, Jean Ziegler. Il suo libro La Suisse lave plus blanc turba ancora le notti di molti banchieri e politici svizzeri. Magari faccio bene a ricordare che anche Jean Jacques Rousseau è nato sulle rive del Lago di Lemano.

Concludo con l’arte. Forse non tutti si sono accorti che Alberto Giacometti è nato a Borgonovo di Stampa in Val Bregaglia nel Cantone Grigioni e che Paul Klee è nato, si è formato ed ha lungamente vissuto in Svizzera, dove è morto. Si sta parlando di due dei maggiori padri dell’arte moderna e contemporanea.

Perché quindi gli svizzeri ci stanno così antipatici ? Forse perché tendono a mostrarci quello che per loro è il lato migliore e che a noi risulta il peggiore. Forse perché ci sembrano sempre così normali e normati nella loro quotidianità. Forse perché sono stati più bravi di noi nella salvaguardia dell’ambiente naturale e nella valorizzazione del paesaggio. Forse perché non ci hanno mai fatto vedere uno svizzero povero. Forse perché se gli chiedi un’informazione per la strada si sentono aggrediti. Forse perché non prevedono davanti alle loro belle casine un posto libero per parcheggiare l’auto degli amici italiani, che vanno a trovarli per la cena.

Eppure anche loro hanno avuto ed hanno tuttora dei personaggi che hanno mostrato con sincerità alcuni degli aspetti più profondi dell’animo umano.

Taschenbunker

 


07 febbraio 2021

Sansone e i Filistei

Le vespe terragnole pinzano e io pongo delle domande.
Il quadro politico odierno, dopo l'arrivo di Mario Draghi, non vi ricorda un po' Sansone e i Filistei ? Lui imponente e potente, loro scaltri, avidi e un po' subdoli, appunto un po' Filistei.
Possibile che sino ad ieri la nostra classe politica avesse difficoltà a trovare un minimo di accordo su un programma comune di governo e oggi tutti, a parte le due punte estreme dell'arco parlamentare, sostengono il Governo Draghi ? Debolezza o furbizia della politica ?
Il gigante doveva essere anche un po' tonto, e tendeva a farsi fregare soprattutto dalle donne. Una soprattutto, con un nome che mi ha lasciato sempre nell'incertezza se fosse un fiore o una cantante famosa, lo frega alla grande. Chi sarà la Dalila nel nostro panorama politico-istituzionale?

Vespa terragnola



03 febbraio 2021

Nelle fogne …

Qualche anno fa lessi su un muro dalle parti di via dello Statuto la battagliera scritta “Fuori i fascisti dal quartiere 5”, di quelle fatte con lo spray, lunga vari metri. Mi venne un po’ da ridere pensando: forse devono migrare nel quartiere 2, oppure se sono nel 4 invece lì vanno bene? Ma soprattutto mi riaffiorarono ricordi di gioventù e, accavallate, riflessioni “politiche”.

Tempi roventi quelli, che poi sfociarono negli anni di piombo, e non meno tragicamente negli anni di fango, in cui forse ci troviamo ancora, nonostante qualche tentativo di tirarsene fuori.

Capitai per caso davanti  ad una delle due sedi del mio liceo (c’era una ragazza che mi piaceva), da cui ero già uscito da un un paio anni con una maturità al massimo dei voti, e come una bomba arriva la notizia: “in via La Farina c’è una squadraccia fascista davanti al portone”. Si raccoglie un piccola folla disordinata che si avvia quasi di corsa verso il pericolo, pochi minuti a piedi. E in effetti all’incrocio, dove ha sede il liceo, si fa avanti una masnada di 10-15 imbecilli, casco in testa, mazze, spranghe, catene che roteano sopra le teste (vuote) dei combattenti neri.  Un ingenuità rischiosa la nostra, a mani nude, più increduli che incazzati, allibiti di cose solo sentite dire. Davanti all’orda, a “capo” (si fa per dire, parola grossa …)  uno del nostro liceo. Poveretto, madre natura non era stata generosa con lui, oltre che per cervello, anche nell’aspetto: peloso, volto prognato, sguardo non proprio intelligente, somigliava davvero ad uno scimmione. Si vantava delle sue abilità in arti marziali, suscitando ilarità in classe o nei corridoi. Al grido di “banzai” intonato da lui e dai suoi (non scherzo, proprio così), brandendo spranghe e facendo roteare catene, guida i suoi all’attacco. Lo fa con una serie di passi in posa da karate, le braccia in minacciosi gesti come quelli dell’ l’ispettore Clouseau nella Pantera Rosa, emettendo suoni gutturali: Ah-Ah-Aaah”. Ma scivola sull’asfalto, cade rovinosamente, tenta di sostenersi con un braccio. Urlo di dolore, i suoi si sbandano un po’, poi vanno in suo soccorso, lo sollevano a braccia per portarlo via e metterlo in salvo. Qualche pedata nel sedere, ma in sostanza se la cavano con poco. Il poveretto ricompare a scuola qualche giorno dopo, con la spalla ingessata, il braccio sinistro ad angolo rivolto verso l’alto.  Come per un saluto a pugno chiuso. Poveretto quante beffe si è preso, in quelle orribili settimane col gesso.

Ricordo che già allora percepìì il tutto come ridicolo. Anche da parte nostra, un volantino che circolò, dal tenore “i kompagni del liceo Castelnuovo hanno messo in fuga una squadraccia fascista”, con toni eroici che non rendevano bene l’idea dei fatti, in realtà da scompisciarsi dal ridere.

Avevo il dubbio allora vago, oggi ben più consistente, che i “fascisti” fossero solo dei poveretti con la segatura nel cervello, con cui possenti movimenti venivano deviati su nemici fasulli, tenendo in ombra quelli veri. Certo, venivano usati a comodo, in buffonate come quella narrata, o in cose ben più tragiche: attentati e stragi, di cui quella di piazza Fontana fu solo la prima, pilotate da servizi segreti nostrani e d’oltre oceano, e dalle bande politico-mafiose andreottiane. Un gioco che ha funzionato. Hanno vinto loro. Mi vengono i brividi nel ricordare che ci sono stato in mezzo, per fortuna senza danni ne scivolamenti in zone pericolose, un po’ per caso, un po’ a fiuto.