La perdita
1’ parte
Mentre addormentavo Lisa, accoccolata tra le mie braccia, e la portavo con cautela nella culla, sentii d’improvviso un suono acuto provenire dalla cucina. Era il timer del forno, allora spaventato che potesse svegliare Lisa, mi affrettai ad adagiarla nel lettino ed ad accendere il baby-monitor, feci uno scatto, socchiudendo però con cura e delicatezza la porta della camera, scesi le scale e in cucina vidi Tess che appoggiava sul tavolo la teglia contenente il pollo e che versava del buon vino in due calici di vetro blu.
Feci un respiro di sollievo.
- Tutto a posto?- disse Tess con la sua voce dolce e pacata .
- Beh sì, credo, avevo paura che il timer potesse svegliare Lisa, ma effettivamente dorme come…..beh come un bambino!-
Tess ridacchiò.
- Sei sicuro?-
- Certo amore.-
Allora, mi avvicinai e mi protesi verso di lei in cerca di un bacio, lei ricambiò.
- Uh che odorino!-
- E’ pollo alla jambalaya, una ricetta locale-
- Anche il vino è di qui?-
- Sì-
- vedo che ti stai integrando bene!-
- Sì, beh dopo l’ultima volta…-
- ehi, ne abbiamo già parlato, ormai non esiste più nulla legato a quel posto, solo io te e Lisa, credimi.-
- Lo so ma è difficile non pensarci, è stato orribile.-
- Non ti preoccupare.- dissi accarezzandole il viso.
- A proposito, per quando hai fissato l’appuntamento con lo psicologo?-
- Per lunedì.-
- Ah ok, perfetto, quindi…-
La nostra discussione fu fermata, quando, d'improvviso si aprì bruscamente la porta dell’ingresso da dove entrarono cinque uomini armati.
- Ehi, cosa state facendo!- gridai.
Tess si avvicinò a loro con le mani alzate verso l’alto cercando però, di calmare le acque provando a fermare con cautela le cinque figure che avanzavano.
- Aspettate, vi prego, che sta succedendo?- disse Tess spaventata.
Allora proprio davanti all’uscio della porta si presentò una sesta figura che colpì con violenza la testa di Tess facendola cadere a terra.
Allora urlai,
-fermi!- precipitandomi verso Tess per verificare come stesse.
- Perché lo state facendo?!-
La figura uscì dalla penombra, mostrando il volto, aveva una faccia grossa, con in rilievo gli zigomi ed il mento dandogli un aspetto bieco e minaccioso. Si avvicinò puntandomi una calibro 42 in mezzo agli occhi, non feci neanche in tempo a reagire che mi colpì seccamente col calcio dell’arma in testa, facendomi perdere i sensi per qualche istante. Al mio risveglio vidi un uomo che portava fuori Lisa che piangeva, anche lei spaventata da ciò che stava accadendo, a seguirlo, vi erano altri due uomini che trasportavano tenendo per le braccia e per le gambe Tess, protesi allora un un braccio cercando di avvicinarmi il più possibile ma ancora stordito ed impotente crollai a terra.
L’esperimento
2’ parte
Al mio risveglio mi ritrovavo nei sedili posteriori di un furgone, l’interno era nero come i finestrini, probabilmente servivano a non permettere a chi si trovava all’esterno di vedere cosa accadeva all’interno, mi voltai verso destra e vidi colui che prima mi aveva colpito, non sembrava essere sorpreso del mio risveglio.
Allora biascicai:
- Che succede? Dove è Lisa, e Tess, dove, dove sono?!-
L’uomo non rispose.
Per controbattere il suo silenzio alzai il tono della voce.
- Dove-sono?!-
L’uomo si voltò verso di me.
- Sono al sicuro, fra pochi minuti avrà la possibilità di rincontrarli, ora le chiedo di fare silenzio ed aspettare.-
Aveva una voce decisa e risoluta che sembrava risuonare nella cassa toracica.
Continuai la mia protesta.
- Mi stai prendendo per il culo?! Dopo avermi colpito in testa e fatto perdere i sensi ti permetti di darmi del lei?!-
- E’ stato per la sua sicurezza e per non permettere che si dimenasse peggiorando solo la situazione, comunque se le da fastidio che io la chiami in questo modo posso cessare l’utilizzo del linguaggio formale, signor Everton.-
Risposi col silenzio portando lo sguardo al di fuori del parabrezza provando a smaltire la tensione accumulata. Dopo dieci minuti l’auto accostò, l’autista uscì dalla vettura e aprì lo sportello alla mia sinistra ordinandomi di scendere, io obbedii senza lamentarmi, semplicemente per la preoccupazione di rivedere Lisa e Tess.
Ero disorientato e senza avere la possibilità di capire dove mi trovassi a causa del buio e degli effetti stordenti che il colpo mi aveva causato, capii solo che stavamo attraversando un vialetto che, dopo pochi minuti, ci condusse ad un edificio, anch’esso irriconoscibile.
L’uomo davanti a me spalancò una porta, da essa uscì un forte bagliore, contrastante col buio che pervadeva il posto, questa luce, mi costrinse a distogliere lo sguardo altrove.
Entrammo, strizzai gli occhi per qualche istante per riabituarmi al cambiamento di luce attuato, la stanza era piuttosto grande, con le pareti bianche, le quali riflettevano la luce chiara e fredda delle lampade a neon ordinate sul soffitto; la sala era piena di soggetti in camice che eseguivano ognuno un suo compito sparsi intorno ad un marchingegno centrale collegato con dei cavi ad altre macchine secondarie.
Mi si avvicinò una donna con passo svelto ma sicuro.
- Salve signor Everton, le chiedo, di seguirmi per rincontrare la sua famiglia.- Mi riferì
- Qualcuno mi saprebbe dire cosa sta accadendo per favore e-e chi è lei?!-
- Dopo averla condotta da sua moglie e sua figlia per rassicurarla che stiano bene decideremo il da farsi, ora la prego di seguirmi.-
- Ok.- risposi senza aggiungere altro.
Mi portarono dalla parte opposta della stanza, e appena svoltato l'angolo, vidi Tess che stringeva tra le braccia Lisa, emozionato corsi da lei che incurvo' le labbra dando vita ad un sorriso dolce e vezzoso.
- Tess!-
- Adam, oh mio dio!-
Ci prendemmo un momento di tenerezza ed accarezzai dolcemente il viso innocente di Lisa che rideva inconsapevole di cosa stava accadendo.
Ad interrompere il momento si avvicinò la donna che prima mi aveva “accolto”.
- Devo interrompervi ma, signor Everton, lei ci serve a concludere una serie di esperimenti da noi condotti per una causa che potrebbe sconvolgere le frontiere della biologia e della termodinamica e…-
- ma vi rendete conto di cosa sta accadendo?! Mi strappate via dalla mia famiglia, mi portate con violenza in un luogo a me sconosciuto contro la mia volontà e mi riferite che devo essere parte di un esperimento di cui non ho mai saputo l’esistenza! Voi siete pazzi!-
- E poi che cosa c’entrerebbero loro?!- Domandai indicando Tess e Lisa.
- Beh, purtroppo signor Everton, in tal caso lei rifiutasse di attuare questo esperimento, sarò costretta a ricattarla minacciando l’incolumità di sua moglie e sua figlia, utilizzando loro al posto suo.-
Tess scoppio in lacrime.
- No! Oh mio Dio, no, vi prego Lisa no!-
Abbracciai Tess cercando di calmarla.
- Voi siete pazzi, e-e in che cosa consiste questo esperimento?-
- Oltre a questo si chiederà il perchè proprio lei è l’oggetto di sperimentazione, beh dopo l’ingente numero di radiazioni a cui è stato esposto dopo la catastrofe di Paul Green, il suo corpo, ha reagito chimicamente dandole la possibilità di resistere a forti sollecitazioni di tipo biologico.-
-E quindi cosa dovrei fare?- Chiesi intimorito.
-Verrà sottoposto ad uno spostamento delle onde elettromagnetiche che il suo corpo emette facendo raggiungere ad esse un frequenza più elevata, dunque reagiranno con le sue cellule facendole disgregare e riaggregare nel giro di pochi istanti.-
- E cosa comporterà?- Chiesi confuso e spaventato
- Per ‘l'83% la possibilità che le sue cellule reagiscono non sufficientemente da resistere alla forte sollecitazione e ciò potrebbe comportare la morte.-
Guardai Tess facendole capire che era l’unica opzione per tenere lei e Lisa ancora in vita.
- Accetto.-
- Bene.-
Mi posizionarono all’interno della macchina, la azionarono e partì conto alla rovescia da cinque.
- cinque-quattro-tre-due-uno.-
Fissavo Tess dritta negli occhi, tutti e due speranzosi nel futuro del momento e…
-E cosa accadde signor Everton?-
- Beh vidi il mio corpo illuminarsi come un faro e poi mi ritrovai su un lettino di ospedale circondato da medici e infermieri che mi al mio risveglio sembrarono, commossi.-
- Uno di questi aprì la porta della stanza facendo entrare Tess con ancora Lisa stretta tra le braccia, mi abbracciò, mi baciò ed emozionata mi spiegò ciò che era accaduto, le portarono fuori dall’edificio per riportarle a casa, credo, e mentre la loro macchina si allontanava vide una luce penetrante provenire dalla struttura concludendosi con un forte rombo.-
- Se posso farle una domanda…-
- Certo.-
- Grazie, lei non sa per caso quale potrebbe essere stata la natura di questo esperimento, come detto dai rapitori, che “potrebbe sconvolgere le frontiere della biologia e della termodinamica”?
-No, non lo so mi dispiace.-
- Si figuri.-
- Se ha concluso signor Everton, possiamo terminare l’intervista ma se le viene in mente qualcosa mi chiami.-
- Certo, grazie.-
- Arrivederci signor Everton.-
- Buona serata.
Samuele
