Pensiamola come laici e agnostici. Si tratta fondamentalmente della fine della vita. Non so se vi è capitato di assistere alla morte di un animale, o peggio di un essere umano. Quello che colpisce è la freddezza la rigidità del corpo, sparisce il calore e cessa improvvisamente l'elan vital. Dopo qualche ora il corpo è tornato alla consistenza di una pietra e non c'è più respiro, parola, movimento. A noi che la osserviamo da vivi appare quindi come una cosa estremamente statica. Fine della dinamica, fine della storia, fine di tutto.
Non abbiamo nessuna capacità invece di immaginarci che cosa abbia provato chi nel corpo ci viveva. Non intendo sottolineare le sensazioni corporee, date dalla cessazione dei battiti del cuore e dalla fine delle dinamiche che portano al respiro, non sto parlando di organi interni. La mia domanda è che cosa si prova e se si prova qualcosa quando ci troviamo di fronte alla fine della vita. Che sensazione ci fornirà l'arrivo del Nulla ? Abbiamo il tempo di capire qualcosa di quello che ci sta succedendo ?
Il Nulla è difficile da accettare e quindi da immaginare. Provate a pensarci, come abbiamo fatto prima con la morte, che immagine grafica avete del Nulla ? Io non credo di averne.
Ho provato a digitare su Google Il Nulla e a scegliere immagini, a parte le copertine del libro di Sartre non si va oltre a qualche nebbiolina o corridoio buio. Forse l'immagine migliore è questa, che sembra però più l'opera di Christo sul Lago d'Orta, che una via di accesso al Nulla:
Mi sembra però un po' pochino come risultato delle nostre riflessioni secolari di Homo Erectus o Homo Sapiens sulla morte. Ho l'impressione che non ci siamo dedicati abbastanza e non l'abbiamo fatto nel modo giusto. Non ci fa piacere dedicarci a queste riflessioni. Sto giusto pensando che la maggior parte delle persone che conosco mi considererebbero pazzo se sapessero che, costretto da un virus a rinunciare ad un pranzo natalizio con cinghiale in umido e Brunello, passo queste ore a riflettere sulla morte.
Altra bizzarria umana è che amiamo definire il Nulla come qualcosa che ha a che fare con l'eternità e l'infinito, mentre vediamo la vita come un qualcosa di temporalmente limitato e finito. Quanti tentativi nella storia dell'uomo di riempire questo vuoto. Forse quelli meglio riusciti sono stati i primi, quelli delle religioni animistiche e spiritistiche dei primi abitanti della terra, che vedevano la limitatezza della propria esistenza come parte di un progetto generale della natura, del quale facevano parte tutti, pietre, animali, vegetali e umani. Il tentativo meglio riuscito di definire in qualche modo il Nulla successivo alla morte, quello maggiormente strutturato, è quello dantesco, sul quale si regge l'intero immaginario dell'al di là del mondo occidentale. Se ci pensate, non solo ha colmato un vuoto, ma ha delineato razionalmente e organizzato la nostra vita ultraterrena e ci ha inoltre regalato un'opera di grande bellezza. Anche lui si immagina una selva oscura, dove la via era smarrita, ma in realtà Dante aveva tutt'altra preoccupazione. Era preoccupato per la corruzione dilagante all'interno della Chiesa Romana ed aveva già rischiato la vita scrivendo una lettera al Papa in tal senso. Aveva poi deciso di scrivere un'opera in cui avrebbe elencato tutti i peccatori con le relative colpe, così come tutti i virtuosi con relative virtù. La cosa si sera risaputa e Dante era diventato un personaggio temuto e amato, perché era l'unico gestore di quello che poteva apparire come il social network dell'epoca.
Da un senso di grande consolazione pensare che esalato l'ultimo respiro, ci sarà una specie di guida personalizzata che ci accompagnerà all'interno di una serie di strati di merito, fortemente legati a quello che abbiamo fatto nella nostra vita terrena. Non avremo tempo di aver paura della morte, perché non ne avremo tempo, non avremmo alcuna forma di depressione, legata all'immagine del Nulla, perché è già tutto belle che organizzato e quello che saremo sarà legato a quello che siamo stati.
C'è anche una certa convinzione che si procederà per compensazione, cioè che chi ha troppo avuto nella sua vita terrena sarà privato in qualche modo di tutti questi vantaggi in favore di chi ha ricevuto meno. Tutto questo senza dibattiti e polemiche sulla morale e sul merito. Tutto già deciso da un potere divino, un po' come l'odierno potere dell'algoritmo.
Ma se torniamo al Nulla, perché l'associamo all'Eternità ? Perché siamo inabili a darne un'immagine o una descrizione. Forse facciamo un'operazione di identificazione con l'Infinito nello spazio, o con l'immagine che ne abbiamo. Riproviamo con Google e vediamo cosa ci propone:
Sorprendete, mi sarei aspettato paesaggi alla Asimov, non certo un simbolo, che definirei numerico. Quindi dell'Infinito ci siamo dati addirittura una forma simbolica, che utilizziamo anche nei nostri calcoli matematici, ma del Nulla no, niente.
Faccio i miei sforzi di astrazione e provo ad immaginarmi il Nulla. Chiudo gli occhi e mi concentro. Vedo qualcosa di subitaneo, di improvviso e limitato. Non una fiammata, piuttosto un'esplosione e poi, appunto, il Nulla. Quindi ci risiamo nel momento in cui voglio sbarazzarmene, lo reintroduco dalla finestra.
Secondo me la nostra mente sui concetti più difficili ragiona per antinomie. Ci resta impossibile definite il Nulla, allora ce lo immaginiamo come in opposizione con la realtà che viviamo, ma non in contraddizione con essa.
Eppure deve essere proprio così, non possiamo immaginarci che la nostra vita finisca con la morte, come per gli animali e per le piante, che seccano, allora ci creiamo un qualcosa di opposto, che non ha una sua realtà, anzi non riusciamo nemmeno a definirlo, ma non è in contraddizione con la nostra realtà, anzi la rende accettabile.
Non potevamo non creare un qualcosa in opposizione alla nostra vita limitata, del quale abbiamo difficoltà a fornire una definizione, ma che non è in contraddizione con questa, anzi la legittima, altrimenti la nostra vita sarebbe risultata inutile.
..... e dopo sei giorni l'Uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza.