Partecipo a questo blog, come certamente saprete, perché c'era un unico soggetto prima di me, che spadroneggiava su questioni di genere. E come saprete amo definirle questioni e non conflitti di genere.
Metti una sera a cena in Maremma, durante l'Estate. Arrivi in un fascinosissimo casale spagnolo, con un paio di chilometri di viale alberato dove i cipressi costruiscono un arco scuro e secco al tuo passaggio. Tutto possiede una specie di magia letteraria, la casa dei nonni, dove da sempre si andava in vacanza, ogni camera ha un suo balconcino, invaso dal glicine. Il piano terra è un unico ambiente ad archi, dove si fa ancora il vino, ma dove ci sono anche diversi volumi impolverati e quadri, staccati da chissà quale parete con corpulente modelle ottocentesche o con prospettive architettoniche alla De Pisis. Tutto ammucchiato con leggerezza, rispetto e tolleranza, e con la consapevolezza degli abitanti di non poter assumere il ruolo di colei che può mantenere intatta un'immagine di agiatezza. E' come se il campo da tennis e il giardino dei Finzi Contini fosse stato affidato all'improvviso alle cure dei giovani tennisti, sorpresi mentre giocavano la loro partita di doppio, dalla scomparsa di tutti gli adulti. Questo casale è un luogo dove si dichiara la propria volontà di non voler lasciare la propria splendida fanciullezza, per entrare in un mondo di adulti, fatto di rifacimenti di tetti e intonaci, di pulizia di piscine o potatura di siepi.
La consapevolezza porta alla tolleranza, manifestata da tutto ciò che ci circonda: fichi d'India giganteschi accartocciati su se stessi, una palma secolare aggredita da un parassita, che conserva unicamente il proprio fusto, cani di misure diverse ma di una comune indolenza. Gli abitanti, anzi le abitanti, non sono da meno. non è una serata da maschi. Siamo di fronte a tre donne e un uomo. Due sorelle, ciò che resta del nucleo originario della felice famiglia, un'archeologa e un'appassionata ricercatrice di erbe e fiori, la figlia ventiseienne di una di queste, appena laureatasi in Psicologia, e infine il marito di una delle due sorelle. Noi arriviamo in quattro, due coppie con un maschio e una femmina ciascuna. L'uomo di casa è l'unico che si propone di guidarci alla scoperta dei segreti del casale. Lui che è l'unico che non appartiene alla famiglia originaria e che non resta orfano di alcuna magia, accompagnandoci nelle varie sale, verande e mansarde.
Le donne sono occupate alla preparazione di un tavolo con relativa cena, che rivelerà tutta la loro attenzione ai dettagli a il loro buongusto. Già l'entusiasmo che le donne manifestano da varie finestre e terrazze per gli elementi femminili del nostro quartetto, doveva portarmi a sospettare sin dall'inizio che non sarebbe stata la mia serata di gloria. Il coro delle tre Parche intona da subito comunque un unico nome, Valentina, Valentina...
Il tempo per visitare il terrazzino più alto, dal quale si vede Porto Ercole e La Feniglia e sul quale ai affaccia una mansardina deliziosa, munita di due lettini singoli, ad uso esclusivo di sei gatti.
La cena doveva essere a base di sushi, ma in realtà è un inno alla globalità gastronomica. Mangiamo infatti anche Gazpacho, Riso alla cantonese, Ceci al lime e salsa per crostini toscani. Valentina tiene banco, ma non per sua volontà narcisistica. L'interesse è stabilito dalle tre donne di casa e fortemente assecondato dalla femmina della coppia nostra amica. Il tavolo è decorato con l'edera che cresce rigogliosa nel parco incolto. Fiori selvatici impreziosiscono il tavolo e il lampadario. Gli involtini di riso, pesce, verdure, ecc. sono serviti su lunghi vassoi di lavagna nera. Il Gazpacho è servito in vecchie coppe da champagne e il Riso alla cantonese e i Ceci al lime in profonde zuppiere di porcellana bianca. La salsa di crostini viene giustamente snobbata e lasciata senza fette di pane su cui spalmarla. Beviamo da vecchi bicchieri Liberty di vetro verde spessissimo. Alle nostre spalle il sole tramonta dietro l'Argentario e l'Isola del Giglio.
Un appartenente al genere maschile come il sottoscritto si immagina una serata di splendori e prepara da subito un repertorio di raccontini sagaci e aneddoti brillanti. Il tutto si rivelerà assolutamente inutile. Interesse nei mie confronti uguale a zero. All'inizio non ho chiaro il meccanismo e tento per tre volte di richiamare l'attenzione su una mia narrazione. Constato che le donne non mi guardano neppure in volto, figuriamoci negli occhi. La prima volta mi lasciano finire, ma la seconda e la terza mi interrompono e troncano la mia breve storia a metà e, e questa è una vera onta, non c'è un cane che mi dice, scusa, ti ho interrotto, cosa stavi dicendo ? Non sono uno che vista la malaparata si mette a parlare di calcio con l'uomo che gli siede accanto, quindi decido di dedicare la mia serata a ciò che di più affascinante e solleticante resta sul tavolo, a parte le donne, cioè il cibo e il vino. Quindi taccio, mangio e bevo.
Intanto escono fuori dei dettagli fantastici dalla famiglia di autentiche anticonformiste. Madre e figlia dormono nello stesso letto con i quattro cani indolenti, una delle due sorelle possiede invece una gatta, una dei sei, ai quali è assegnata la mansarda, non si fa mai vedere e la bella psicologa ventiseienne confessa di non conoscerne il colore e di non averla mai vista in vita sua. L'ultima discendete di cotanta specie è decisamente bella e interessante. Confessa di aver lavorato per uno Stabilimento per cani, munito di cucina vegana. Ci metto un paio di minuti per capire che non stiamo parlando di una ditta produttrice di mangime, ma di una bagno lungo la costa laziale interamente dedicato ai cani e ai loro proprietari e son quest'ultimi che mangiano vegano. Il nome dell'amena località balneare è Bau Beach.
Sono quasi sul punto di rimpiangere di non essere nato donna, quando ricevo l'ultimo colpo mortale, che è anche una conferma dell'inutilità del mio genere in questa serata, l'abbronzata terapeuta afferma di vivere a Roma con la sua ragazza.
Continuo a mangiare involtini di riso senza posa e taccio. Nel frattempo Valentina trionfa e viene addirittura invitata a tornare, senza di me, per allestire una serie di alveari nel parco incolto, che mai nessuno seguirà.
Ho tempo di ammirare la grande tolleranza di questa famiglia e la piacevolezza che deve costituire vivere una giornata con loro. Alzarsi dal letto ad ore diverse, sorbirsi un caffè nei luoghi più inaspettati, passare ore a produrre un lampadario in ferro, cucinare tutto il giorno per la cena della sera dopo senza preparare niente per il pranzo e la cena del giorno stesso, costruire un cancello in legno per impedire l'accesso al bordo piscina ai caprioli, piscina che comunque è vuota e lo resterà per tutta l'Estate.
Ho anche tempo di ricevere sulla via del ritorno un'impietosa domanda-commento dall'amica Manuela, femmina, che fa parte come me della doppia coppia ospite: "Ti ho visto silenzioso questa sera, non stavi bene ? Stai troppo tempo sulla spiaggia, prendi troppo sole e la sera sei stanco e poco brillante".
The Boxer