25 luglio 2021

Ma che c'entra la libertà con il vaccino ?

Tanto lo sapevo, che prima o poi ci saremmo arrivati. Una volta esaurita la maggioranza di volenterosi responsabili all'interno del popolo italiano, avremmo raggiunto quello zoccolo duro, costituito da tutti quelli che non si vogliono vaccinare. Non pensate ad uno zoccolo omogeneo, dentro c'è di tutto, da chi segue le medicine naturali e fa parte di aree con una certa tradizione olistica, come per esempio l'Alto Adige, a quelli che hanno paura di diventare sterili, da chi ha semplicemente paura a quelli che altrettanto semplicemente gli fa fatica e quindi contano sull'immunità di gregge, da chi ha politicizzato la faccenda e si vede paladino della libertà di fronte ad un potere oppressivo a chi vede l'epidemia come opera dei Baroni Rothschild, che tra le altre cose ci nascondono anche il fatto che la terra è piatta.

Al primo accenno di obbligo, cioè l'introduzione di un green pass che dimostra che sei vaccinato e che non sei causa di contagio, sul modello francese, ecco che si scatena la discussione sulla libertà di scelta che deve essere appannaggio di tutti gli individui, che la libertà arriva sino al punto nel quale non lede la libertà dell'altro, ecc., ecc.



Ma che c'entra la libertà con la responsabilità, aggiungerei, civile ? Vaccinarsi è un atto di rispetto di sé e degli altri in un ambito di convivenza civile. Come in occasione di un terremoto ci si dà da fare per salvare qualcuno dalle macerie, come in mare durante una tempesta ci adoperiamo per salvare naufraghi, durante un'epidemia ci diamo da fare per contenerla e salvare vite umane. Al momento non ci è data altra possibilità che il vaccino. Dato però che non siamo in Francia, dove ancora resiste un certo rispetto per la volontà politica, dato il loro storico centralismo istituzionale, ma siamo in Italia, dove i politici e gli amministratori sono presi a pernacchie e si prendono anche a pernacchie tra di loro, la cosa non sarà indolore.

Eppure anche andando su Google, cosa che non prenderei per abitudine, la prima definizione che appare, digitando la parola responsabilità è:

"Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respòndere, rispondere cioè, in un significato filosofico generale, impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano."


Vespa terragnola






24 luglio 2021

Mi sono vaccinato 2 - Il Richiamo

Ebbene si, sono tornato al Mandela Forum per la seconda puntata del vaccino. Questa volta tutto diverso, nessuna atmosfera rituale, nessuna esperienza di purificazione. Già dall'arrivo in auto e dalla facilità con la quale parcheggio proprio di fronte all'ingresso, mi rendo conto che siamo veramente in pochi. Questa volta ho già tutto pronto in mano, compresa la seconda anamnesi e il questionario sui sintomi dopo la prima dose. Un giovane coppia, con lei decisamente agitata e innervosita dall'occasione, riesce comunque a bloccare il valente Vigile del fuoco, che sta all'ingresso, e a formare una piccola coda. Dopo una serie di domande inutili i due maschietti si congedano con la constatazione di una comune esperienza di pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Lei è invece sempre più nervosa e ce la ritroveremo in una sua tumultuosa uscita di scena.
Una signora che cammina a fatica, appoggiandosi al bastone, mi fa cenno di passare avanti. Concordiamo comunque che non c'è alcuna fretta e che di vaccini ce n'è per tutti. Arrivo all'ingresso dell'arena sportiva trasformata in ambulatorio, scrutato da in pubblico inesistente seduto su centina di poltrone vuote. Non c'è nessuno, cioè non ci sono vaccinandi. C'è naturalmente tutto il personale di volontari, medici e infermieri. Entro direttamente nella cabina per l'iniezione, senza alcuna attesa. E il medico che mi accoglie è appropriato alla diversa atmosfera del Richiamo. Innanzitutto è enorme, peserà 150 chili, ha i capelli lunghi, raccolti e legati in un codino. Il camice bianco non è abbottonato e sul petto del gigante domina una maglietta da Superman. Sì, quelle magliette azzurre con una S rossa  gigantesca su sfondo giallo. Anche se è una maglietta da super eroe stenta però a contenere tutto il discepolo di Ippocrate e si avvolge leggermente su se stessa sulla pancia. Non è esattamente il personaggio che sta dietro all'irreprensibile e aitante Clark Kent e non credo che sarebbe capace di salvare Metropolis.




Considero comunque la sua presenza beneaugurante per lo sviluppo dei miei poderosi anticorpi. Mi affido con fiducia al mio super eroe e chiedo che mi venga somministrata della Kriptonite. Scherzo, non ne ho avuto il coraggio. Anche perché lui mi smonta con affermazioni facili sulle due mezze pasticchine che ho dichiarato di assumere, nell'anamnesi. Ho come la sensazione che mi voglia dimostrare che devo fidarmi di lui, che, anche se non lo sembra, è un vero medico. Io penso che faccia questa operazione per via dell'abbigliamento, ma mi sbaglio e scopro la ragione quando leggo il suo nome e cognome sul certificato che mi consegna alla fine. E' di chiara origina magrhebina e deve quindi aver subito innumerevoli manifestazioni di sfiducia da alcuni tra i più culturalmente limitati dei miei concittadini.
Esco vivo anche questa volta dalla cabina da dove si origineranno i miei robusti anticorpi. Mi siedo davanti ad una splendida fanciulla, che sbriga purtroppo in pochi secondi e con la gentilezza che mi sa ritiene di dovere ad una persona in là con gli anni come sembra che io le appaia. Adesso però questa volta comincia la fase più difficile. Tutti quelli che hanno fatto il richiamo hanno avuto dei sintomi e purtroppo non tutti dello stesso tipo. Chi ha avuto giramenti subito dopo l'inoculazione, chi ha sudato guidando verso casa, chi ha avuto la nausea prima e chi dopo la cena, chi ha avuto le palpitazioni durante la notte, chi si è svegliato debolissimo la mattina dopo, chi ha avuto un mal di testa feroce dopo 24 ore, e così via dicendo. Tutti hanno assicurato che accadrà anche a me, quindi mi siedo per i primi quindici minuti delle prossime infernali 24 ore che mi attendono, con un certo nervosismo. Non accade niente. Le poltrone vuote continuano ad osservarmi. Si rivede la coppia con la donna nervosa dell'ingresso. Lei procede a testa bassa verso l'uscita sbagliata con lui che cerca di non farsi staccare. Una gentile e bella volontaria cerca di fermarla, prima che infili nel deposito dei vaccini, e le indica la giusta via di fuga. Lei vive la cosa come una violenza e una costrizione e si rivolta con fare aggressivo contro la povera volontaria. Esce quindi dall'uscita appropriata, urlando contro il sistema politico che la opprime e sottolineando il fatto che "volete sempre avere ragione Voi." Questo Voi indefinito ed onnicomprensivo va molto di moda negli ultimi tempi ed ha un effetto rilassante e deresponsabilizzante per chi lo pronuncia. Uscendo dal Palazzetto trova il modo di scalciare un portacenere a colonna, di plastica e alluminio, che produce un certo fragore. L'insieme dei volontari e degli infermieri presenti reagisce in maniera molto responsabile ma anche un po' italiota. Il capannello infatti di coloro che si attivano resta riunito a confabulare il tempo sufficiente perché la giovane nervosa si eclissi e che non sia quindi necessario affrontare altre situazioni di scontro.
Il vaccino, che io immagino alla kriptonite, sta facendo il suo effetto. Mi sento già pronto a ritornare a casa in volo, nonostante che l'amata moglie mi abbia pronosticato vari tipi di infarto e trombosi. Anche per telefono mi rinnova la sua maledizione: "Fai, fai il gradasso, vedrai domani mattina come starai !".
Decido allora di lasciarla all'istante, perché la mia degna compagna non può essere che Lana Lang, che mi aspetta al parcheggio con un costume da super eroe per entrambi. 




Con lei volerò sopra a Bagno a Ripoli, supererò agevolmente il San Donato e planerò su Rignano sull'Arno. Passando, in pochi secondi ultimerò la tangenziale che è ferma da anni, e mi pavoneggerò con la mia nuova compagna nel cielo di The Mall. Prima di andare a casa darò anche una sistematina al Castello di Sammezzano, anche quello decisamente trascurato dagli amministratori locali. Infine godrò del meritato riposo nel mio splendido rifugio con la mia splendida nuova compagna Lana.
Potenza dei vaccini. Potenza degli anticorpi.

Andrea analogico





03 luglio 2021

Ci sono sere in cui devi saper metterti da parte

Partecipo a questo blog, come certamente saprete, perché c'era un unico soggetto prima di me, che spadroneggiava su questioni di genere. E come saprete amo definirle questioni e non conflitti di genere.
Metti una sera a cena in Maremma, durante l'Estate. Arrivi in un fascinosissimo casale spagnolo, con un paio di chilometri di viale alberato dove i cipressi costruiscono un arco scuro e secco al tuo passaggio. Tutto possiede una specie di magia letteraria, la casa dei nonni, dove da sempre si andava in vacanza, ogni camera ha un suo balconcino, invaso dal glicine. Il piano terra è un unico ambiente ad archi, dove si fa ancora il vino, ma dove ci sono anche diversi volumi impolverati e quadri, staccati da chissà quale parete con corpulente modelle ottocentesche o con prospettive architettoniche alla De Pisis. Tutto ammucchiato con leggerezza, rispetto e tolleranza, e con la consapevolezza degli abitanti di non poter assumere il ruolo di colei che può mantenere intatta un'immagine di agiatezza. E' come se il campo da tennis e il giardino dei Finzi Contini fosse stato affidato all'improvviso alle cure dei giovani tennisti, sorpresi mentre giocavano la loro partita di doppio, dalla scomparsa di tutti gli adulti. Questo casale è un luogo dove si dichiara la propria volontà di non voler lasciare la propria splendida fanciullezza, per entrare in un mondo di adulti, fatto di rifacimenti di tetti e intonaci, di pulizia di piscine o potatura di siepi.
La consapevolezza porta alla tolleranza, manifestata da tutto ciò che ci circonda: fichi d'India giganteschi accartocciati su se stessi, una palma secolare aggredita da un parassita, che conserva unicamente il proprio fusto, cani di misure diverse ma di una comune indolenza. Gli abitanti, anzi le abitanti, non sono da meno. non è una serata da maschi. Siamo di fronte a tre donne e un uomo. Due sorelle, ciò che resta del nucleo originario della felice famiglia, un'archeologa e un'appassionata ricercatrice di erbe e fiori, la figlia ventiseienne di una di queste, appena laureatasi in Psicologia, e infine il marito di una delle due sorelle. Noi arriviamo in quattro, due coppie con un maschio e una femmina ciascuna. L'uomo di casa è l'unico che si propone di guidarci alla scoperta dei segreti del casale. Lui che è l'unico che non appartiene alla famiglia originaria e che non resta orfano di alcuna magia, accompagnandoci nelle varie sale, verande e mansarde.
Le donne sono occupate alla preparazione di un tavolo con relativa cena, che rivelerà tutta la loro attenzione ai dettagli a il loro buongusto. Già l'entusiasmo che le donne manifestano da varie finestre e terrazze per gli elementi femminili del nostro quartetto, doveva portarmi a sospettare sin dall'inizio che non sarebbe stata la mia serata di gloria. Il coro delle tre Parche intona da subito comunque un unico nome, Valentina, Valentina...





Il tempo per visitare il terrazzino più alto, dal quale si vede Porto Ercole e La Feniglia e sul quale ai affaccia una mansardina deliziosa, munita di due lettini singoli, ad uso esclusivo di sei gatti.
La cena doveva essere a base di sushi, ma in realtà è un inno alla globalità gastronomica. Mangiamo infatti anche Gazpacho, Riso alla cantonese, Ceci al lime e salsa per crostini toscani. Valentina tiene banco, ma non per sua volontà narcisistica. L'interesse è stabilito dalle tre donne di casa e fortemente assecondato dalla femmina della coppia nostra amica. Il tavolo è decorato con l'edera che cresce rigogliosa nel parco incolto. Fiori selvatici impreziosiscono il tavolo e il lampadario. Gli involtini di riso, pesce, verdure, ecc. sono serviti su lunghi vassoi di lavagna nera. Il Gazpacho è servito in vecchie coppe da champagne e il Riso alla cantonese e i Ceci al lime in profonde zuppiere di porcellana bianca. La salsa di crostini viene giustamente snobbata e lasciata senza fette di pane su cui spalmarla. Beviamo da vecchi bicchieri Liberty di vetro verde spessissimo. Alle nostre spalle il sole tramonta dietro l'Argentario e l'Isola del Giglio.
Un appartenente al genere maschile come il sottoscritto si immagina una serata di splendori e prepara da subito un repertorio di raccontini sagaci e aneddoti brillanti. Il tutto si rivelerà assolutamente inutile. Interesse nei mie confronti uguale a zero. All'inizio non ho chiaro il meccanismo e tento per tre volte di richiamare l'attenzione su una mia narrazione. Constato che le donne non mi guardano neppure in volto, figuriamoci negli occhi. La prima volta mi lasciano finire, ma la seconda e la terza mi interrompono e troncano la mia breve storia a metà e, e questa è una vera onta, non c'è un cane che mi dice, scusa, ti ho interrotto, cosa stavi dicendo ? Non sono uno che vista la malaparata si mette a parlare di calcio con l'uomo che gli siede accanto, quindi decido di dedicare la mia serata a ciò che di più affascinante e solleticante resta sul tavolo, a parte le donne, cioè il cibo e il vino. Quindi taccio, mangio e bevo.
Intanto escono fuori dei dettagli fantastici dalla famiglia di autentiche anticonformiste. Madre e figlia dormono nello stesso letto con i quattro cani indolenti, una delle due sorelle possiede invece una gatta, una dei sei, ai quali è assegnata la mansarda, non si fa mai vedere e la bella psicologa ventiseienne confessa di non conoscerne il colore e di non averla mai vista in vita sua. L'ultima discendete di cotanta specie è decisamente bella e interessante. Confessa di aver lavorato per uno Stabilimento per cani, munito di cucina vegana. Ci metto un paio di minuti per capire che non stiamo parlando di una ditta produttrice di mangime, ma di una bagno lungo la costa laziale interamente dedicato ai cani e ai loro proprietari e son quest'ultimi che mangiano vegano. Il nome dell'amena località balneare è Bau Beach.
Sono quasi sul punto di rimpiangere di non essere nato donna, quando ricevo l'ultimo colpo mortale, che è anche una conferma dell'inutilità del mio genere in questa serata, l'abbronzata terapeuta afferma di vivere a Roma con la sua ragazza.




Continuo a mangiare involtini di riso senza posa e taccio. Nel frattempo Valentina trionfa e viene addirittura invitata a tornare, senza di me, per allestire una serie di alveari nel parco incolto, che mai nessuno seguirà.
Ho tempo di ammirare la grande tolleranza di questa famiglia e la piacevolezza che deve costituire vivere una giornata con loro. Alzarsi dal letto ad ore diverse, sorbirsi un caffè nei luoghi più inaspettati, passare ore a produrre un lampadario in ferro, cucinare tutto il giorno per la cena della sera dopo senza preparare niente per il pranzo e la cena del giorno stesso, costruire un cancello in legno per impedire l'accesso al bordo piscina ai caprioli, piscina che comunque è vuota e lo resterà per tutta l'Estate.
Ho anche tempo di ricevere sulla via del ritorno un'impietosa domanda-commento dall'amica Manuela, femmina, che fa parte come me della doppia coppia ospite: "Ti ho visto silenzioso questa sera, non stavi bene ? Stai troppo tempo sulla spiaggia, prendi troppo sole e la sera sei stanco e poco brillante".


The Boxer



Turismo in Toscana oggi

Oggi ci occupiamo di turismo.

Partiamo dalla nostra regione e dalla nostra esperienza. Dagli anni 70 i sindaci e gli assessorati al turismo delle città toscane si sono trovati di fronte al fenomeno del turismo di massa. Non hanno saputo affrontarlo, non hanno posto in atto alcuna analisi e soprattutto alcun progetto. Hanno così favorito un tipo di sviluppo privo di direttive e i pochi provvedimenti presi sono arrivati a posteriori rispetto al fenomeno, per esempio la costruzione di grandi parcheggi per pullman e i ticket di ingresso nelle città. La politica turistica delle città e dei borghi toscani non è passata e non è stata indirizzata dagli uffici delle amministrazioni locali, ma unicamente da quelli dei grandi operatori turistici internazionali. Si è favorito così il turismo di un giorno, di grandi gruppi che visitano i centri storici in un paio di ore, che non risiedono e che portano beneficio solo a pochi operatori locali. Questo ha contribuito ad un prima trasformazione dei nostri centri storici, con la chiusura dei negozi per la vita quotidiana e di quelli specializzati in prodotti di alta qualità e con la trasformazione delle piccole trattorie in ristoranti per gruppi. Fenomeni come la globalizzazione dei processi produttivi e la nascita di agenzie per la promozione degli affitti turistici in rete, hanno portato alla chiusura della maggior parte delle botteghe artigiane e all’abbandono delle abitazioni del centro storico da parte degli abitanti. La non comprensione di questi fenomeni e la loro mancata regolamentazione hanno portato allo sviluppo di città e borghi basati su una mono-economia, che vive di un unico utente, prevalentemente il turista straniero di gruppo.

La pandemia ha solo messo in rilievo il fenomeno. Ha semplicemente fatto mancare l’utente e mostrato fisicamente il deserto socio-economico e culturale che questo turismo ha creato. Gli amministratori locali si trovano adesso a dover fare i conti con questa realtà. Nella maggior parte dei casi non hanno né strumenti né capacità per farlo. Dobbiamo contribuire a formare dei nuovi amministratori che affrontino questi temi, che dimostrino di operare per delle trasformazioni reali, approfittando anche della possibilità di avere presto a disposizione dei fondi per questo. E’ il momento quindi di presentare delle proposte per lo sviluppo di un turismo sostenibile dal punto di vista sociale, culturale, produttivo e ambientale. Dobbiamo mettere a disposizione le nostre competenze di operatori di turismo culturale, che operano da più di 50 anni, per capire cosa è successo e per poter mettere in piedi dei progetti credibili sul turismo, sui quali dirottare i fondi che presto potremmo avere a disposizione. Non è mai esistito un momento più propizio per valorizzare l'offerta di turismo culturale.



Dobbiamo fare lo sforzo di operare per progetti che partano da un’analisi della realtà attuale e che producano vantaggi effettivi al turismo, a chi ci opera e a chi ne fruisce. Abbiamo visto che i rappresentanti istituzionali in passato hanno avuto la tendenza a mettere in piedi progetti che producevano vantaggi soprattutto al loro prestigio personale e politico o per i quali ricavavano finanziamenti faraonici, ma che risultavano essere poi totalmente inutili per noi operatori.

Dobbiamo mello stesso tempo essere pratici e riconoscere che una volta scomparsi gli effetti della pandemia, saranno i grandi operatori turistici che riporteranno i grandi numeri almeno nelle principali città d’arte, ma dobbiamo anche mettere in rilievo che i costi sociali ed economici di tale sviluppo arriveranno a diventare insostenibili. I primi segni di collasso per città come Firenze e Venezia si erano già notati prima della pandemia. Dobbiamo sottolineare maggiormente i benefici portati dal'utente turista culturale: soggiorni di lunga durata, interesse per le nostre identità locali, attrazione verso il nostro stile di vita e preferenza per i nostri prodotti enogastronomici. Non si tratta più di un pubblico di nicchia, ma di una tendenza che si va affermando sempre più. Sono sempre più le persone che rifiutano le offerte standardizzate dei grandi operatori e preferiscono esperienze personalizzate. Un nostro utente spende come e forse più di 30 crocieristi e non distrugge ma valorizza le nostre realtà locali.

La globalizzazione, e il turismo in questo ha costituito uno degli strumenti più impattanti,  ha portato a dei  grandi cambiamenti , soprattutto nei paesi con una debole identità nazionale storica e culturale. Non sono molti i paesi che possono vantare una propria diversità, che possono offrire esperienze uniche e originali al viaggiatore, che mantengono una propria identità sociale, economica e culturale ed hanno giacimenti alimentari e vinicoli come le città e i borghi della Toscana. Il nostro slogan deve essere: Toscana, dove si scopre che un viaggiatore non è un turista. Questo è uno slogan che può essere esteso a tutta l’Italia.


Andrea analogico