Partiamo dalla nostra regione e dalla nostra esperienza.
Dagli anni 70 i sindaci e gli assessorati al turismo delle città toscane si
sono trovati di fronte al fenomeno del turismo di massa. Non hanno saputo
affrontarlo, non hanno posto in atto alcuna analisi e soprattutto alcun
progetto. Hanno così favorito un tipo di sviluppo privo di direttive e i pochi
provvedimenti presi sono arrivati a posteriori rispetto al fenomeno, per
esempio la costruzione di grandi parcheggi per pullman e i ticket di ingresso nelle
città. La politica turistica delle città e dei borghi toscani non è passata e
non è stata indirizzata dagli uffici delle amministrazioni locali, ma
unicamente da quelli dei grandi operatori turistici internazionali. Si è
favorito così il turismo di un giorno, di grandi gruppi che visitano i centri
storici in un paio di ore, che non risiedono e che portano beneficio solo a
pochi operatori locali. Questo ha contribuito ad un prima trasformazione dei
nostri centri storici, con la chiusura dei negozi per la vita quotidiana e di
quelli specializzati in prodotti di alta qualità e con la trasformazione delle
piccole trattorie in ristoranti per gruppi. Fenomeni come la globalizzazione
dei processi produttivi e la nascita di agenzie per la promozione degli affitti
turistici in rete, hanno portato alla chiusura della maggior parte delle
botteghe artigiane e all’abbandono delle abitazioni del centro storico da parte
degli abitanti. La non comprensione di questi fenomeni e la loro mancata
regolamentazione hanno portato allo sviluppo di città e borghi basati su una
mono-economia, che vive di un unico utente, prevalentemente il turista
straniero di gruppo.
La pandemia ha solo messo in rilievo il fenomeno. Ha
semplicemente fatto mancare l’utente e mostrato fisicamente il deserto
socio-economico e culturale che questo turismo ha creato. Gli amministratori
locali si trovano adesso a dover fare i conti con questa realtà. Nella maggior
parte dei casi non hanno né strumenti né capacità per farlo. Dobbiamo
contribuire a formare dei nuovi amministratori che affrontino questi temi, che
dimostrino di operare per delle trasformazioni reali, approfittando anche della
possibilità di avere presto a disposizione dei fondi per questo. E’ il momento
quindi di presentare delle proposte per lo sviluppo di un turismo sostenibile
dal punto di vista sociale, culturale, produttivo e ambientale. Dobbiamo mettere a disposizione le nostre competenze di
operatori di turismo culturale, che operano da più di 50 anni, per capire cosa
è successo e per poter mettere in piedi dei progetti credibili sul turismo, sui
quali dirottare i fondi che presto potremmo avere a disposizione. Non è mai
esistito un momento più propizio per valorizzare l'offerta di turismo culturale.
Dobbiamo fare lo sforzo di operare per progetti che partano da un’analisi della realtà attuale e che producano vantaggi effettivi al turismo, a chi ci opera e a chi ne fruisce. Abbiamo visto che i rappresentanti istituzionali in passato hanno avuto la tendenza a mettere in piedi progetti che producevano vantaggi soprattutto al loro prestigio personale e politico o per i quali ricavavano finanziamenti faraonici, ma che risultavano essere poi totalmente inutili per noi operatori.
Dobbiamo mello stesso tempo essere pratici e riconoscere che
una volta scomparsi gli effetti della pandemia, saranno i grandi operatori
turistici che riporteranno i grandi numeri almeno nelle principali città
d’arte, ma dobbiamo anche mettere in rilievo che i costi sociali ed economici
di tale sviluppo arriveranno a diventare insostenibili. I primi segni di
collasso per città come Firenze e Venezia si erano già notati prima della
pandemia. Dobbiamo sottolineare maggiormente i benefici portati dal'utente turista culturale: soggiorni di lunga durata, interesse per le nostre
identità locali, attrazione verso il nostro stile di vita e preferenza per i
nostri prodotti enogastronomici. Non si tratta più di un pubblico di nicchia,
ma di una tendenza che si va affermando sempre più. Sono sempre più le persone
che rifiutano le offerte standardizzate dei grandi operatori e preferiscono
esperienze personalizzate. Un nostro utente spende come e forse più di 30
crocieristi e non distrugge ma valorizza le nostre realtà locali.
La globalizzazione, e il turismo in questo ha costituito uno
degli strumenti più impattanti, ha
portato a dei grandi cambiamenti ,
soprattutto nei paesi con una debole identità nazionale storica e culturale.
Non sono molti i paesi che possono vantare una propria diversità, che possono
offrire esperienze uniche e originali al viaggiatore, che mantengono una
propria identità sociale, economica e culturale ed hanno giacimenti alimentari
e vinicoli come le città e i borghi della Toscana. Il nostro slogan deve
essere: Toscana, dove si scopre che un viaggiatore non è un turista. Questo è
uno slogan che può essere esteso a tutta l’Italia.

Con parole dirette e semplici sei riuscito a mettere in evidenza un difetto del turismo che ci circonda da troppo tempo. Lo slogan è semplicemente geniale. Grazie
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