03 luglio 2021

Turismo in Toscana oggi

Oggi ci occupiamo di turismo.

Partiamo dalla nostra regione e dalla nostra esperienza. Dagli anni 70 i sindaci e gli assessorati al turismo delle città toscane si sono trovati di fronte al fenomeno del turismo di massa. Non hanno saputo affrontarlo, non hanno posto in atto alcuna analisi e soprattutto alcun progetto. Hanno così favorito un tipo di sviluppo privo di direttive e i pochi provvedimenti presi sono arrivati a posteriori rispetto al fenomeno, per esempio la costruzione di grandi parcheggi per pullman e i ticket di ingresso nelle città. La politica turistica delle città e dei borghi toscani non è passata e non è stata indirizzata dagli uffici delle amministrazioni locali, ma unicamente da quelli dei grandi operatori turistici internazionali. Si è favorito così il turismo di un giorno, di grandi gruppi che visitano i centri storici in un paio di ore, che non risiedono e che portano beneficio solo a pochi operatori locali. Questo ha contribuito ad un prima trasformazione dei nostri centri storici, con la chiusura dei negozi per la vita quotidiana e di quelli specializzati in prodotti di alta qualità e con la trasformazione delle piccole trattorie in ristoranti per gruppi. Fenomeni come la globalizzazione dei processi produttivi e la nascita di agenzie per la promozione degli affitti turistici in rete, hanno portato alla chiusura della maggior parte delle botteghe artigiane e all’abbandono delle abitazioni del centro storico da parte degli abitanti. La non comprensione di questi fenomeni e la loro mancata regolamentazione hanno portato allo sviluppo di città e borghi basati su una mono-economia, che vive di un unico utente, prevalentemente il turista straniero di gruppo.

La pandemia ha solo messo in rilievo il fenomeno. Ha semplicemente fatto mancare l’utente e mostrato fisicamente il deserto socio-economico e culturale che questo turismo ha creato. Gli amministratori locali si trovano adesso a dover fare i conti con questa realtà. Nella maggior parte dei casi non hanno né strumenti né capacità per farlo. Dobbiamo contribuire a formare dei nuovi amministratori che affrontino questi temi, che dimostrino di operare per delle trasformazioni reali, approfittando anche della possibilità di avere presto a disposizione dei fondi per questo. E’ il momento quindi di presentare delle proposte per lo sviluppo di un turismo sostenibile dal punto di vista sociale, culturale, produttivo e ambientale. Dobbiamo mettere a disposizione le nostre competenze di operatori di turismo culturale, che operano da più di 50 anni, per capire cosa è successo e per poter mettere in piedi dei progetti credibili sul turismo, sui quali dirottare i fondi che presto potremmo avere a disposizione. Non è mai esistito un momento più propizio per valorizzare l'offerta di turismo culturale.



Dobbiamo fare lo sforzo di operare per progetti che partano da un’analisi della realtà attuale e che producano vantaggi effettivi al turismo, a chi ci opera e a chi ne fruisce. Abbiamo visto che i rappresentanti istituzionali in passato hanno avuto la tendenza a mettere in piedi progetti che producevano vantaggi soprattutto al loro prestigio personale e politico o per i quali ricavavano finanziamenti faraonici, ma che risultavano essere poi totalmente inutili per noi operatori.

Dobbiamo mello stesso tempo essere pratici e riconoscere che una volta scomparsi gli effetti della pandemia, saranno i grandi operatori turistici che riporteranno i grandi numeri almeno nelle principali città d’arte, ma dobbiamo anche mettere in rilievo che i costi sociali ed economici di tale sviluppo arriveranno a diventare insostenibili. I primi segni di collasso per città come Firenze e Venezia si erano già notati prima della pandemia. Dobbiamo sottolineare maggiormente i benefici portati dal'utente turista culturale: soggiorni di lunga durata, interesse per le nostre identità locali, attrazione verso il nostro stile di vita e preferenza per i nostri prodotti enogastronomici. Non si tratta più di un pubblico di nicchia, ma di una tendenza che si va affermando sempre più. Sono sempre più le persone che rifiutano le offerte standardizzate dei grandi operatori e preferiscono esperienze personalizzate. Un nostro utente spende come e forse più di 30 crocieristi e non distrugge ma valorizza le nostre realtà locali.

La globalizzazione, e il turismo in questo ha costituito uno degli strumenti più impattanti,  ha portato a dei  grandi cambiamenti , soprattutto nei paesi con una debole identità nazionale storica e culturale. Non sono molti i paesi che possono vantare una propria diversità, che possono offrire esperienze uniche e originali al viaggiatore, che mantengono una propria identità sociale, economica e culturale ed hanno giacimenti alimentari e vinicoli come le città e i borghi della Toscana. Il nostro slogan deve essere: Toscana, dove si scopre che un viaggiatore non è un turista. Questo è uno slogan che può essere esteso a tutta l’Italia.


Andrea analogico


1 commento:

  1. Con parole dirette e semplici sei riuscito a mettere in evidenza un difetto del turismo che ci circonda da troppo tempo. Lo slogan è semplicemente geniale. Grazie

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