Come mi ricorda spesso un caro amico della mia vita attuale, avevo raggiunto il top e me lo sono lasciato sfuggire.
Provenendo dalla Toscana, possedendo una testa piena di riccioli castani e un bel paio di occhi azzurri, e soprattutto avendo una discreta comprensione dei soggetti che mi si paravano di fronte e profondendo a piene mani piacevoli conferme del personaggio che loro si aspettavano che io fossi, ho avuto sin dalla mia comparsa un discreto successo, soprattutto con il genere femminile locale. Non pensiate che stia parlando di rubiconde svizzerotte dedite alla mungitura delle mucche e al mantenimento dei loro pargoli.
Anche se eravamo in montagna a più di 1.800 metri il turismo ha notevolmente influenzato la classe medio alta locale, che è composta soprattutto da albergatori e ristoratori. Parliamo di famiglie dove il marito è quasi sempre svizzero, ma le mogli sono statunitensi, giapponesi, australiane o figiane. Quasi sempre il marito è estremamente benestante e loro non lo erano. Difficilmente però sono italiane, spagnole, portoghesi o slave, perché costoro costituiscono la manovalanza locale, cioè fanno le cuoche, le cameriere, le addette al piano. Difficilmente queste due diverse etnie si incrociano. E invece, ecco, arrivo io, spuntato dal niente, italiano che conquista una delle belle del borgo, senza essere né albergatore né cameriere.
Non si capisce poi se sia ricco, cosa faccia in realtà di lavoro e se miri alle ricchezze di una delle famiglie principe tra gli operatori alberghieri locali. Dopo pochissimo a tutti è chiaro che non miro a niente e non cerco di approfittare di niente, a parte di mangiare e bere gratis al ristorante, alzandomi pronunciando la parola magica "maison", fatica da cui vengo presto sollevato dal prezioso capo sala, anche lui italiano, che la pronuncia per me. Il fatto di non mirare a niente mi rende ancora più sospetto.
Naturalmente da buon democratico, anzi forse di sinistra, come erano quasi tutti gli italiani a quei tempi, mi diletto a socializzare con i paria del servizio, i quali mi adorano e mi vedono come il loro Arcangelo Gabriele, che vive quotidianamente passando tranquillamente da una casta all'altra, trovandosi benissimo con entrambe. Rappresento per loro una specie di emancipatore.
Ma non divaghiamo su piani antropologico politici, torniamo alle donne, che sono l'aspetto che più mi interessa. Chiariamo subito una questione. Il mio interesse era dettato unicamente dalla curiosità di capire le ragioni di tale successo e dell'effetto che facevo su di loro. Sono rimasto sempre un coniuge fedele e non ho mai assecondato le lusinghe più sfacciatamente erotiche. Vi sembrerà strano, ma in quel momento non mi interessava questo aspetto. Mi interessava unicamente il lato fascinatorio al quale accedevo con una certa facilità e con estremo piacere.
Va detto, non per sminuire i miei aspetti più interessanti, che la concorrenza era decisamente deficitaria e deboluccia. I maschi svizzeri non passano per dei grandi amanti a livello globale, inoltre sono abituati ad una società patriarcale dove la presenza e l'impegno delle donne viene dato grandemente per scontato. Dalle descrizioni delle loro mogli non sembra che siano afflitti da grandi fantasie erotiche e una volta operato il necessario per produrre una famiglia standard con almeno due figli, tendono a socializzare molto più con membri del loro stesso genere che con la donne. In questo contribuisce anche il fatto che da 18 a 50 anni continuano a ritrovarsi qualche settimana all'anno per quello che loro definiscono il servizio militare, ma che in realtà è costituito da grandi rimpatriate enogastronomiche.
Tendenzialmente quindi le donne con cui avevo a che fare erano deluse della loro vita o cercavano di farmelo credere per rendersi più interessanti.
Il momento più propizio era costituito dal dopo cena, quando i maschietti si riunivano tra di loro per parlare di commercio, operazioni finanziarie, politica, nel senso svizzero della parola, caccia, ecc. Io sono sempre stato molto più portato ad intrupparmi con le donne che con gli uomini, quindi restavo padrone del campo, magari sorseggiando con loro un bel liquorino.
Sornione descrivevo alcuni periodi della mia vita, accentuandone il piano passionale ed avventuroso e si aprivano le dighe. Devo dire che non dovevo nemmeno parlare tanto, che venivo subito inondato da tutto quello che queste donne avevano in mente, che avrebbero voluto realizzare, che avrebbero realizzato o che già consideravano solo i sogni di un'illusa. Ho sempre evitato di prolungare queste conversazioni alla mattina del giorno dopo, quando le avrei potute incontrare singolarmente, solitarie all'interno dei loro appartamenti dalle grandi finestre, illuminati dal sole delle Alpi., perché, come vi ho detto il mio interesse era puramente intellettuale.
Alcune di loro affermavano in maniera convinta che non avrebbero mai accondisceso a richieste dei loro mariti, che le avrebbero portate a rinunciare a questo progetto o a quella missione. Alcune di loro le ho viste mettere in pratica tutto il contrario di quello che mi avevano appassionatamente confessato due settimane prima. Alcune di loro sono anche venute a trovarmi a Firenze e le ho accompagnate a cena o gli ho fatto fare un giro in Vespa, cosa che le ha profondamente turbate e spinte a dubitare dei loro progetti di vita. Una mi ha confessato che una volta tornata alla sua magione alpina avrebbe cambiato tutto. Cosa che poi ha dimenticato di fare.
Non ho mai trascorso un periodo della mia vita nel quale ho ottenuto così tanto successo con le donne come in quel momento, con il minimo sforzo e senza mai rompere il vincolo di fedeltà che mi legava alla moglie transalpina. Forse no, non è vero, nei due anni in cui ho fatto l'insegnante di Italiano come lingua straniera nella mia scuola ho avuto anche più successo e non ero legato da vincoli di fedeltà e non era solo pura curiosità intellettuale.
Tornando alla mia vita precedente, passavo le giornate in mezzo alle donne, brunch in terrazza del suocero con tanto di gruppo jazz, cavalcata nella neve fresca, escursione con gli sci con le pelli, concerto di corni svizzeri di montagna lunghi 6 metri, evoluzioni con i pattini sul lago ghiacciato. Sempre circondato da donne in ammirazione che poi mi accompagnavano nel ristorante dei rispettivi mariti, che trafelati ci servivano pranzi su terrazze assolate e imbiancate di neve. Loro pieni di lavoro e di ordinazioni, io a fare la dama di compagnia alle loro mogli. E non mi facevano nemmeno pagare.
Perché ho abbandonato quel mondo, a volte me lo domando, non era tanto per il top, che non raggiungerò mai più, ma per le donne.
Quanta nostalgia per quell'indigestione di narcisismo.
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