L'interrogatorio -
Per il pomeriggio fece convocare in ufficio, ad una distanza
di venti minuti l'uno dall'altro: il cameriere che aveva servito l'ultima cena
a Casiraghi, l'addetto al piano della camera dove avrebbe dovuto dormire e l’inserviente
della piscina. Non ricevette da loro molti elementi in più di quelli che già
conosceva, se non il fatto di venire a conoscenza del menù abituale e gli orari
dei bagni in piscina e della sauna del ricco milanese. Ebbe comunque la conferma
che le camere prenotate e regolarmente pagate erano due, ma che ne veniva
utilizzata ogni notte una sola. Ricevette invece una notevole soddisfazione
dalla visione dell’ultimo testimone convocato, la signorina Steinkopf.
Era da tempo che non passava una mezzoretta di conversazione con una donna così bella. Estremamente naturale nella sua eleganza, si presentò al colloquio con una larga gonna nera, una camicetta bianca ed un unico gioiello, un filo leggerissimo di oro bianco. Ma l’aspetto che più attirò ed interessò la pacata ma ancor non completamente sopita libido di Kuhn, veniva appena sopra il collo, ed era il volto dai lineamenti stupendi. Una bocca dal taglio quasi maschile proseguiva in un naso dal disegno perfetto, che si perdeva in due occhi neri, perennemente sorridenti. Kohn si rese conto di indugiare un po’ troppo a lungo sui dettagli che potevano sembrare marginali, e iniziò con le sue domande: “A che ora ha lasciato il signor Casiraghi ieri sera ?”. “Alle quattro del mattino, non riuscivo a prendere sonno, ed ho preferito tornare nella mia camera”, rispose con semplicità e senza alcun pudore. Ciò evitò una seria di domande sul tipo di relazione esistente tra i due. Lo spirito pratico di Kuhn apprezzò e passò oltre. “Da quanto tempo conosce il signor Casiraghi ?”. “Da tre mesi, la mia agenzia pubblicitaria ha curato la campagna promozionale della filiale finanziaria della famiglia Casiraghi in Germania. Ci siamo incontrati a Frankfurt ed abbiamo deciso di passare una settimana insieme a St. Moritz. Se vuole saperlo, non l’amavo, non lo conoscevo e non ho avuto il tempo per farlo. Era semplicemente un incontro”. La naturalezza e l’affabilità con cui aveva pronunciato queste ultime parole, dettero quasi un brivido a Kuhn.
Decise di non andare più tanto per il sottile, e disse secco: “Visto che lei non aveva quindi alcun interesse nell’uccidere Casiraghi, chi pensa possa avergli riempito i polmoni con l’acqua della piscina del Palace ?”. Il cambiamento di tono non sortì alcun effetto. La splendida sfinge espose il suo pensiero con il tono affabile di un’hostess della Lufthansa, che vi avverte che il volo volge al termine e che tra cinque minuti sarete atterrati all’accogliente aeroporto di Zürich: “Ci possono essere almeno un migliaio di persone danneggiate o addirittura rovinate dalle speculazioni in borsa della famiglia Casiraghi. In queste società finanziarie d’assalto inoltre non si sta molto a sottilizzare sull’origine dei capitali, se provengono da operazioni lecite o illecite”. “Ha notato se in questi giorni il suo amico ha avuto degli incontri non previsti o se è stato avvicinato da qualcuno che lo ha turbato ?”. “Abbiamo incontrato decine di persone, ma tutti dell’ambiente di St. Moritz. Molti amici in vacanza. Non ho mai notato particolari turbamenti sul volto di Paolo, ne cambiamenti di umore”. “Bene, signorina. Basta così per ora, Mi spiace, ma dovrebbe proseguire le sue vacanze almeno per tre o quattro giorni, prima di rientrare a Frankfurt”. “Con piacere. Arrivederla”.
La Venere
di ghiaccio non sbagliò un movimento nell’alzarsi e infilò con eleganza la
porta dell’ufficio. Kuhn restò cinque minuti a farsi cullare dal profumo e
dalle traiettorie che quel corpo aveva lasciato nella stanza. Rifletté su due o
tre iniziative da mettere in opera: farsi dare la lista dei clienti del Palace
dal direttore reticente, controllare i nominativi di tutti gli impiegati dell’albergo,
con particolare attenzione agli ultimi assunti, e mandare un’informativa sul
caso alla Questura di Milano, con la preghiera di fornire notizie sulla
famiglia Casiraghi. Incaricatone Pedretti, sentì la necessità di riflettere,







