25 settembre 2021

Limpide ambiguità - 3° episodio

L'interrogatorio -

Per il pomeriggio fece convocare in ufficio, ad una distanza di venti minuti l'uno dall'altro: il cameriere che aveva servito l'ultima cena a Casiraghi, l'addetto al piano della camera dove avrebbe dovuto dormire e l’inserviente della piscina. Non ricevette da loro molti elementi in più di quelli che già conosceva, se non il fatto di venire a conoscenza del menù abituale e gli orari dei bagni in piscina e della sauna del ricco milanese. Ebbe comunque la conferma che le camere prenotate e regolarmente pagate erano due, ma che ne veniva utilizzata ogni notte una sola. Ricevette invece una notevole soddisfazione dalla visione dell’ultimo testimone convocato, la signorina Steinkopf.

Era da tempo che non passava una mezzoretta di conversazione con una donna così bella. Estremamente naturale nella sua eleganza, si presentò al colloquio con una larga gonna nera, una camicetta bianca ed un unico gioiello, un filo leggerissimo di oro bianco. Ma l’aspetto che più attirò ed interessò la pacata ma ancor non completamente sopita libido di Kuhn, veniva appena sopra il collo, ed era il volto dai lineamenti stupendi. Una bocca dal taglio quasi maschile proseguiva in un naso dal disegno perfetto, che si perdeva in due occhi neri, perennemente sorridenti. Kohn si rese conto di indugiare un po’ troppo a lungo sui dettagli che potevano sembrare marginali, e iniziò con le sue domande: “A che ora ha lasciato il signor Casiraghi ieri sera ?”. “Alle quattro del mattino, non riuscivo a prendere sonno, ed ho preferito tornare nella mia camera”, rispose con semplicità e senza alcun pudore. Ciò evitò una seria di domande sul tipo di relazione esistente tra i due. Lo spirito pratico di Kuhn apprezzò e passò oltre. “Da quanto tempo conosce il signor Casiraghi ?”. “Da tre mesi, la mia agenzia pubblicitaria ha curato la campagna promozionale della filiale finanziaria della famiglia Casiraghi in Germania. Ci siamo incontrati a Frankfurt ed abbiamo deciso di passare una settimana insieme a St. Moritz. Se vuole saperlo, non l’amavo, non lo conoscevo e non ho avuto il tempo per farlo. Era semplicemente un incontro”. La naturalezza e l’affabilità con cui aveva pronunciato queste ultime parole, dettero quasi un brivido a Kuhn.




Decise di non andare più tanto per il sottile, e disse secco: “Visto che lei non aveva quindi alcun interesse nell’uccidere Casiraghi, chi pensa possa avergli riempito i polmoni con l’acqua della piscina del Palace ?”. Il cambiamento di tono non sortì alcun effetto. La splendida sfinge espose il suo pensiero con il tono affabile di un’hostess della Lufthansa, che vi avverte che il volo volge al termine e che tra cinque minuti sarete atterrati all’accogliente aeroporto di Zürich: “Ci possono essere almeno un migliaio di persone danneggiate o addirittura rovinate dalle speculazioni in borsa della famiglia Casiraghi. In queste società finanziarie d’assalto inoltre non si sta molto a sottilizzare sull’origine dei capitali, se provengono da operazioni lecite o illecite”. “Ha notato se in questi giorni il suo amico ha avuto degli incontri non previsti o se è stato avvicinato da qualcuno che lo ha turbato ?”. “Abbiamo incontrato decine di persone, ma tutti dell’ambiente di St. Moritz. Molti amici in vacanza. Non ho mai notato particolari turbamenti sul volto di Paolo, ne cambiamenti di umore”. “Bene, signorina. Basta così per ora, Mi spiace, ma dovrebbe proseguire le sue vacanze almeno per tre o quattro giorni, prima di rientrare a Frankfurt”. “Con piacere. Arrivederla”. 

La Venere di ghiaccio non sbagliò un movimento nell’alzarsi e infilò con eleganza la porta dell’ufficio. Kuhn restò cinque minuti a farsi cullare dal profumo e dalle traiettorie che quel corpo aveva lasciato nella stanza. Rifletté su due o tre iniziative da mettere in opera: farsi dare la lista dei clienti del Palace dal direttore reticente, controllare i nominativi di tutti gli impiegati dell’albergo, con particolare attenzione agli ultimi assunti, e mandare un’informativa sul caso alla Questura di Milano, con la preghiera di fornire notizie sulla famiglia Casiraghi. Incaricatone Pedretti, sentì la necessità di riflettere,


Taschenbunker


La quinta parola fu:

Vino

Lo puoi bere, leggere ed ascoltare
nel nome, nella bottiglia, ha l'eleganza dei patrizi che l'hanno curato
è fatto di anima, idee, imprecazioni
ne riconosci anche gli odori forti dei corpi e dei sudori
è vitale e positivo, ma anche deprimente e devastante
è umano





Onofrio Zibaldoni



21 settembre 2021

rieccomi

Lo so, la mia presenza è stata fin troppo saltuaria e occasionale da molti mesi in qua. Potrebbe avere a che fare con il disprezzo per le masse popolari che è fortemente risalito, e anzi ha superato i livelli di gioventù.
E' un tema che forse mi muoverà nei prossimi giorni, settimane, mesi, facendomi superare la fatica e la poca voglia.
Un' immagine che illustra bene un mio stato d'animo ...


La quarta parola fu:

Goal

E' un orgasmo al quale seguono le tenerezze degli abbracci con i compagni
è un crescendo di velocità e forza, che esplode con un grido
è trafiggere l'avversario
e ti senti la punta di un unico movimento.
Raramente nella vita ti senti così pieno di tutto e di tutti



Onofrio Zibaldoni



Limpide ambiguità - 2° episodio

Al Palace Hotel -

Mentre percorreva un oscuro ed interminabile corridoio, seguendo un agitatissimo direttore d’albergo, che lo aveva atteso personalmente all’ingresso fornitori, Kuhn non riusciva a scrollarsi di dosso quella sensazione di freddo che lo assaliva tutte le volte che entrava in quell’albergo. Non gli piaceva.

Quella profusione di grandi spazi vuoti, quell’architettura da “Gothyc tales”, trapiantata sulle Alpi solo per mettere a proprio agio i primi turisti inglesi, lo disturbava.

Sorrise però, riflettendo che era un luogo perfetto per un delitto. Con questa espressione sul volto varcò la soglia della piscina, e si ritrovò in un ambiente con 28 gradi di temperatura ed un’umidità intorno al 95%. Vedeva le cose come da dentro una bolla di sapone. Un grande terrazzo coperto, circondato da vetrate nebbiose, che si apriva verso la valle e il lago. Al posto del pavimento una vasta superficie di acqua fumante. Al centro della quale galleggiava una forma nera.

Pomatti e Pedretti, un po’ per la pesante divisa di lana, un po’ per l’abitudine all’aria secca, si sentivano fortemente a disagio. Fu comunque la voce discreta del direttore che ruppe la bolla. “Capitano Kuhn, siamo ancora increduli. Un morto nella piscina dell’hotel. E’ un fatto incompatibile con la nostra immagine, con la qualità del servizio che il nostro …”. “Quando lo avete trovato ?”, interruppe Kuhn. “Questa mattina alle 7:30, quando gli inservienti della piscina hanno iniziato le pulizie”. Kuhn pensò al difficile risveglio del solerte direttore, alla sua prima concitata telefonata con la proprietà, al veloce consulto e alla successiva telefonata all’Ufficio di Polizia Municipale. “I clienti dell’albergo non sanno niente dell’accaduto, ufficialmente la piscina è chiusa per il ricambio dell’acqua. Contiamo sulla sua discrezione e su …”. “Dovremo tirarlo fuori in qualche modo”, interruppe nuovamente Kuhn. Furono portati degli arpioni e delle piccole reti, montate su lunghi bastoni. Dopo qualche tentativo il corpo venne avvicinato ad una scaletta e quindi fatto salire sul bordo della piscina.




A parte i rigonfiamenti della pelle, dati da un corpo presumibilmente pieno d’acqua, si trattava di un bel tipo. Dentro ad uno smoking un po’ spiegazzato dalla lunga immersione, c’era un uomo sui trent’anni, capelli e volto ben curati, mani affusolate ed aria simpatica.

“Il signor Casiraghi”, esclamò l’integerrimo direttore. “E’… era nostro affezionato cliente, milanese, figlio di un affermato commercialista con grossi interessi nel mercato finanziario. Ha cenato verso le nove con una sua amica, la signora Marion Steinkopf”. Kuhn avvertì un certo senso di disagio nel tono con cui il direttore aveva pronunciato la parola amica. “Sono usciti per un caffè, credo,  e sono rientrati verso le undici e trenta, per poi ritirarsi nelle loro camere”. Stesso disagio che faceva pensare che i due si fossero ritirati in una sola camera. Ma questo il direttore non l’aveva detto.

“Sembra che la morte debba quindi risalire ad un’ora tra la mezzanotte e le sette del mattino, e che sia da addebitare ad affogamento. Ma questo ce lo confermerà il dottor Meyer con un’autopsia. Non sarà stato semplice tenere sott’acqua con la forza un giovane robusto come questo. A meno che non fosse arrivato alla piscina già morto o perlomeno in stato di incoscienza. Giunse il dottor Meyer con un’ambulanza. Il corpo uscì dalla stessa porta dei fornitori da cui era entrato Kuhn e il direttore apparve decisamente sollevato. Non tralasciò però di ricordare al capitano che il prestigio dell’hotel e quello dell’intera Municipalità erano nelle sue mani e in quelle della sua riservatezza. Che la salvaguardia del carattere esclusivo dei clienti veniva prima di tutto e che non poteva permettere ……

“Arrivederci a presto !” Salutò sbrigativamente Kuhn e si incamminò verso il suo locale preferito, per il primo bicchiere di birra della giornata. Mentre varcava la soglia del Buffet della Stazione rifletteva sul “carattere esclusivo” dei clienti del Palace. Saranno stati quarant’anni che tra i clienti non c’erano più veri signori. Scomparsi gli inglesi e tutti gli scandinavi, ma soprattutto scomparso lo stile. Erano in compenso apparsi italiani vocianti esibizionisti, che non perdevano occasione per mostrare la loro redente ricchezza. Arabi europeizzati, che vestivano abiti firmati con la classe di poliziotti in borghese. Sudamericani con famiglie sterminate, che trasudavano opulenza e che spendevano lieti il denaro ripulito dalle banche locali. Del passato erano rimasti solamente i tedeschi, i peggiori, con un’antipatia congenita, immutabile nel tempo. Questo pensava Kuhn dei clienti del Palace, sorseggiando la sua birra. Si sentiva un ingenuo populista, ma quanto era più a suo agio in quel brutto locale. Il Buffet della Stazione di St. Moritz era infatti conosciuto come il posto più malfamato della città, se mai ce ne poteva essere uno. Ci si mangiava anche il miglior Pot-au-feu dell’intero Grigioni.

I tavoli erano affollati sin dalle prime ore del mattino di improbabili camerieri spagnoli, famiglie portoghesi che attendevano di trovare una sistemazione per il lavoro stagionale, valtellinesi, strappati alla montagna di casa per guidare i mezzi battipista o azionare gli skilift di Corviglia. E su tutto un acre odore di caffè, di tabacco e di case lontane. Sembrava sempre di essere dietro le quinte di un teatro in quel bar, dove senti gli odori dei corpi degli attori, vedi il loro sudore e le loro lacrime. In un’Engadina così pulita a Kuhn faceva bene quell’aria pesante.


Taschenbunker



20 settembre 2021

La terza parola fu:

Mortadella

Odore forte di merenda, odore forte di famiglia
generazioni di panini, pause dalla fatica, dalla sofferenza
momenti di cordialità e di parole racchiusi in quell'odore
ci circondi di giovani manzi e di cavalli tristi.
Mangiarti è come rileggere un vecchio libro di storia





Onofrio Zibaldoni







19 settembre 2021

E ora ... (1)

Fotine e sciocchezze a go-go













La seconda parola fu:

Svizzera

Passare il confine è come voltare pagina
tutto assume una ragione
il caos familiare si nasconde sotto la segnaletica ben tracciata
la scoperta della follia ha l'odore dello sterco sparso sui prati
anche i più vecchi montanari sono ingentiliti dalla ricchezza e dalla diffidenza
sali le curve della differenza
sei larice giallo in un bosco di pini
Sarebbe bello qui sentirsi a casa




Onofrio Zibaldoni



17 settembre 2021

Limpide ambiguità - 1° episodio

Nella tradizione dei racconti di appendice, dalle storie di cappa e spada pubblicate da Alexandre Dumas sul giornale Le Siècle nel 1844, ai gialli deliranti di Raymond Chandler, raccolti su Black Mask a partire dal 1933, Taschenbunker ha deciso di presentare il suo racconto giallo a puntate su questo blog. Naturalmente la trama si svolge in Engadina, anzi nel suo centro più esclusivo e famoso, St. Moritz, dove il sottoscritto ha vissuto la sua prima esistenza matrimoniale. Durante un lungo periodo di convalescenza, da rottura del tendine di Achille, trovandosi parcheggiato su una sdraio al sole e tra una coppa di champagne e un tramezzino al salmone, Taschenbunker ha vinto la noia e superato il lento scorrere delle ore della giornata, immaginandosi un assassino che insanguinava le rive dell'omonimo lago.
Et voilà, la prima puntata di Limpide ambiguità.

Un ufficio municipale svizzero -

A Walter Paul Kuhn non capitava mai di perdere la calma, al massimo lo assaliva una leggera calura, data dall'aumento della velocità di circolazione del sangue. Cosa cge accadeva assai di rado.

L'unica attività alla quale si era dedicato quella mattina era stato di risollevare ad un'altezza corretta, rispetto alla camicia, il bordo dei suoi calzoni, e di tentare di fermarli stringendo al massimo la cintura. Ma era riuscito solo a riconoscere nell'aumento del proprio calore corporeo, di essere vicino al massimo di eccitazione possibile per il suo animo tranquillo. D'altra parte era inutile affannarsi. Chi aveva inventato pantaloni e camicia non aveva pensato alla conformazione fisica di W. P. Kuhn.

Se invece di restare un uomo solitario avesse sposato una dolce Vreni o una qualsiasi Birgit, avrebbe forse scoperto da tempo che un paio di bretelle potevano costituire la soluzione migliore ai suoi impedimenti. Non era poi l'unico responsabile se la sua pancia aveva assunto rotondità quasi materne. Di suo ci metteva solo qualche bicchiere di birra Calanda, consumato nelle frequenti pause dagli impegni dell'ufficio. Molto era dipeso dall'inattività organizzata del suo ufficio.

Erano quasi dieci anni che aveva lasciato gli impegni e le carte di magistrato, per accettare quell'incarico. Aveva girato i tribunali di mezza Svizzera, senza pensare di fermarsi in nessuna di quelle quiete atmosfere di provincia. Quando quella circolare, su carta intestata del Bundesrat di Giustizia, lo aveva come folgorato. Saranno stati i film americani, con agenti segreti che saltavano con gli sci ai piedi dalle cime del Piz Corvatsch ai letti accoglienti di prosperose fanciulle. Saranno stati i servizi fotografici che la schweizer Illustrierte dedicava alle vacanze dei Von Opel, dei Thyssen Bornemitza o dei Von Karayan. Eppure il nome della località dove era richiesto un comandante per il Corpo di Polizia Municipale, aveva affascinato il nostro giudice novello e interrotto precocemente la sua carriera.

St. Moritz, cittadina di personaggi esclusivi, di ricchezze e di bellezze inenarrabili, di intrighi internazionali. Top of the World, dove si incontrano i traffici leciti ed illeciti di tutto il mondo. Era stata una specie di finestra aperta verso l'avventura, verso le piacevoli sensazioni dell'incognito.

Quanto diversa gli si era rivelata questa realtà. Il suo ricordo di giorni utti uguali fu interrotto da uno squillo, solo leggermente diverso da quello, ripetuto, che lo svegliava ogni mattina alle 7,30. Era il telefono. La voce squillante e sempre attiva del signor Füßli, segretario municipale, lo penetrò dolorosamente. Quell'uomo aveva sempre un'energia spropositata rispetto al ritmo degli avvenimenti correnti.

"Buongiorno Capitano Kuhn. Le sarei grato se potesse consegnarmi tutti i verbali delle multe effettuate dai suoi uomini in questi due giorni, entro le 15 di oggi. Sa, è Venerdì e ci tengo a registrare con precisione i documenti prima delle 17". Kuhn ebbe la visione precisa del signor Füßli che tornava a casa, cenava, scherzava, copulava e passava il fine settimana con la propria coscienza. Rispose con un semplice "Certo signor Füßli". Ben sapendo che la sua risposta sarebbe stata totalmente ininfluente. Lo "Spirito della Municipalità" aveva già riattaccato la cornetta.





Kuhn rimase alla sua scrivania, scritando l'ambiente che lo circondava. Gli oggetti erano sistemati con una perfezione geometrica. Tutto era pronto per un suo che stentava ad arrivare. Il suo ufficio era come un Teorema di Pitagora, in sè perfetto, ma con quella stessa sensazione di inutilità data dalla conoscenza della lunghezza dell'ipotenusa.

Marco Pedretti veniva dalla valle di Poschiavo e il suo viso rivelava ancora il calore rosso di chi ha passato l'adolescenza a segare il fieno sull'Alpe. Ma, quando entrò senza bussare nell'ufficio del "capo", il suo viso era particolarmente infiammato.

"Capitano, hanno telefonato dal Palace Hotel. E' da non credere, ma dicono che c'è un corpo che galleggia nella piscina dell'albergo.".

Non si sa se per incredulità o per mancanza di abitudine all'uso di questa parola, aveva esitato a definirlo un morto. Anche per questo Kuhn ci mise qualche secondo a percepire l'assoluta novità della situazione. Lasciò perdere Pitagora, pensò un attimo a quell'autore italiano di cui non ricordava il nome, e che gli aveva regalato momenti di piacere con la lettura del Deserto dei Tartari e si alzò. Dal muro più alto della Fortezza Bastiani, chiamò forte. "Pomatti !". Un'altra bella faccia da montanaro apparve sulla soglia del suo ufficio. "Prendi la macchina, dobbiamo andare subito al Palace Hotel". Nella sua semplicità da bregagliotto, Giorgi Pomatti, ex-contadino, 32 anni, poliziotto da quattro, non riuscì a capire l'utilità di salire su di un auto per percorrere i trecento metri che li separavano dalla loro meta. Ma ubbidì.  

Taschenbunker




E' arrivata l'ora della Poesia

Buongiorno a tutti. Mi presento, sono Onofrio Zibaldoni, poeta. Intervengo in questo blog, perchè ancora nessuno ha pensato a pubblicare delle poesie e chiaramente se ne sente la mancanza. Ho iniziato la mia attività di poeta con una scommessa tanti anni fa. Chiacchierando amabilmente in un pomeriggio noioso, qualcuno si è espresso con infinita e verbosa retorica sulle profondità dello scriver poetando e sulla sofferenza legata alla produzione dei versi. Ridendo e scherzando ho proposto un gioco, datemi una parola e io ci scrivo sopra una poesia. Ve le presento quindi una per volta, con la stessa successione di allora, nello stesso modo di come sono nate. La prima parola fu:


Domenica

Rumore di aspirapolvere che ti strappa dal sonno
trovi il tavolo di cucina, seguendo le tracce del caffè
il padre ti aspetta, l'auto, la sua giacca, la sua cravatta, mi aspettano,
ed è Museo. Mattinate di scoperte
ma il volo finisce ed è la gabbia della pasticceria
palle di crema e cioccolato rotolano sui miei abiti da piccolo borghese della domenica
mi sento stretto come quelle paste sul vassoio
dopo, l'inutilità della domenica è scandita dal concerto delle radioline





Onofrio Zibaldoni