07 ottobre 2024

De Senectute

 


Un ritratto di Andrea analogico, da vecchio

Un ritratto di Andrea analogico, da vecchio

 

Mi chiedono di scrivere i miei pensieri sulla vecchiaia e io non mi lascio sfuggire questa ghiotta occasione per mettere nero su bianco alcune riflessioni.

Per ciò che riguarda i miei ritmi di vita, i miei progetti e le mie relazioni con gli altri non riesco a riconoscere dei periodi così radicalmente diversi da essere definiti giovinezza, maturità e vecchiaia. Certo intorno ai 20 anni si è molto più incoscienti e spensierati. Sono sempre stato tra quelli a cui veniva  rivolto l'appello: "prima o poi dovrai mettere il capo a posto e prenderti le tue responsabilità". Le mie responsabilità me le sono sempre prese, e anche troppe, ma il capo a posto come volevano farmelo mettere non l'ho mai messo. Dato che sembrava mi chiedessero di abbandonare la mia creatività e la mia giocosità verso le cose del mondo e dato che questo appello mi veniva sempre rivolto da parenti o conoscenti tristagnoli, non ho vissuto il passaggio dalla giovinezza alla maturità come uno strappo. Forse perché non ho fatto il servizio militare !

Non avendo riconosciuto questo primo passaggio, non ho riconosciuto nemmeno l'ulteriore passaggio dalla maturità alla vecchiaia. Il mio modo di affrontare il mondo è sempre lo stesso, con il vantaggio adesso di avere vissuto parecchie esperienze ed avere un maggiore equilibrio.

Solo che non ci siamo solo noi come soggetti ragionanti all'interno della nostra consapevolezza, ci sono altri due elementi: il corpo e gli altri.

Per corpo intendo proprio l'Uomo macchina de La Mettriano, la pelle, i capelli, gli arti, gli occhi, il sangue, il cuore, i reni e infine la prostata, croce e delizia di tutti i maschietti di una certa età. In questo campo la vecchiaia si sente e come. Siamo circondati da medici, analisi di ogni tipo di liquido corporeo, alta tecnologia diagnostica, per cui non ti è assolutamente possibile restare indifferente al deterioramento corporeo causato dall'invecchiamento. Vari tipi di artrosi rendono difficile alzarti al mattino o semplicemente abbandonare la posizione seduta. Già mi era sembrato scioccante rendersi conto che non potevo più correre e saltare in piena libertà, poi ti consigliano di non salire più sulla mountain bike e che sarebbe meglio non girare più in Vespa. La vita è inoltre costellata di pasticche, la giornata è scandita da quella per la pressione, da quella per la prostata, e via dicendo. Le medicine della vecchiaia le ha definito un medico. 

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Non vorrei essere frainteso, ritengo di essere fortunato di vivere in questo periodo storico, grazie al quale e soprattutto grazie al sistema sanitario nazionale la mia vita si potrà prolungare piacevolmente sino a numeri impensabili qualche decennio fa. Riflessione che risulta totalmente assente nelle teste di tanti miei coetanei nelle varie sale di aspetto mediche. Il problema è che l'atteggiamento gentile, comprensivo, assistenziale del personale paramedico o amministrativo, sfoderato quando mi presento nella loro struttura, mi conduce ad uno dei momenti in cui mi sento più vecchio. Parlando con i medici per esempio l'attività sessuale sembra essere andata perduta per sempre, tanto che mi è capitato di chiedere se il sesso mi poteva fare male come il fumo e i superalcolici. Le giovani ragazze che mi indirizzano nei locali della Croce Rossa e che mi prelevano il sangue hanno una cortesia nei miei confronti che sussurra: "non ti preoccupare vecchio mio, non devi temere che ti faccia del male, ti prendo solo un po' di sangue quindi non svenire e non dare in escandescenze, sono consapevole che hai una certa età e sono qui per aiutarti". C'è da dire che i comportamenti dei miei coetanei e coetanee giustificano pienamente questo approccio. Nessuna comunque delle giovani fanciulle (tutte e solo donne, per cui ti nasce il dubbio che sia una scelta aziendale, perché i giovani fanciulli non sopporterebbero tutti questi vecchi) ti guarda come un maschio, sei solo un anziano e non hai più nemmeno un genere.

Ed eccoci che arriviamo agli altri, cioè a come ti guardano gli altri. Sono sempre stato un tipo gioviale per cui ho sempre sorriso a tutti anche a sconosciuti/e incontrati/e su un marciapiede di Piazza D'Azeglio. Verso i maschi non ho mai osservato a lungo che effetto faceva il mio sorriso ma verso le femmine mi son sempre dilungato ad osservare le reazioni. Che piacere quando una donna, che ti è completamente sconosciuta, risponde ad un tuo cenno di saluto e ti sorride. E' un piacere intenso, unico che ti mette in armonia con il mondo e ti scalda il cuore. Ecco, la prima constatazione con gli altri è che le donne non ti guardano più o ti guardano non perché sei un uomo ma .... non so perché e non mi interessa. Sei come una panchina o un albero nella stessa piazza. Peccato, in questo caso è proprio qualcosa che ti viene a mancare dentro, è una perdita. 


Tra gli altri ci sono anche quelli con i quali hai condiviso la giovinezza e la maturità, e adesso non hai nessuna intenzione di condividere il loro atteggiamento da vecchi. Son quasi tutti in pensione, chi satollo e soddisfatto, chi deluso e un po' assente. Passano il tempo sui social, organizzando improbabili rimpatriate che vanno dalla squadra di calcio dove hanno militato, alla classe del liceo che hanno frequentato, al bar della piazza dove affrontavano la noia delle serate senza appuntamenti o al minuscolo raggruppamento politico dove militavano. Un tentativo per rivedersi com'erano, forse l'unico, che però mi intristisce e mi fa sentire vecchio decrepito. 

 

Ci sono poi i soci di lavoro o i dipendenti, che ti guardano con l'aria di dire: "non mollare, eh ? Non farci lo scherzo di schiattare per un infarto o un embolo errabondo, qui la baracca si è sempre retta su di te e, se anche sei vecchio derelitto, abbiamo bisogno di te e non vogliamo perdere il nostro lavoro". Potrebbero farti sentire importante ed essenziale ma in realtà ti senti come un vecchio marinaio che si è addormentato sul tavolo del bar dopo una sbornia e viene portato di peso al mattino sulla sua barca, perché i clienti devono andare a pescare. Una vecchiaia un po' alla Hemingway. Un altro indicatore della vecchiaia avanzata è l’uso del lei nelle conversazioni con persone che hai appena incontrato. Per uno che non tanto tempo fa veniva chiamato ragazzo o biondo è abbastanza scioccante. Ormai il tu me lo danno solo gli immigrati dal Magrheb.

C’è una cosa infine che fa veramente impressione, che ad andar bene avrai ancora venti anni di vita, il che corrisponde a nemmeno il 25% di quello che hai già vissuto. Mi ricordo benissimo quando sono iniziati gli ultimi venti anni della mia vita e cosa ho fatto in questo periodo che mi sembra sia iniziato ieri l’altro. Quindi anche questi ultimi venti anni passeranno velocemente e dopo ? Il mio modo di vedere il mondo si ricongiungerà con il corpo e mi riporterà ad assomigliare agli altri miei coetanei. Quello sì che si prospetta come un vero salto nel buio.

Andrea Moradei

Nato il 16. Giugno 1954