05 aprile 2025

Intervista su dazi, vino e turismo del vino

Domande per un esperto di vini italiani:

 Come prevede che i dazi statunitensi influiscano sulla reputazione e sulla domanda di vini italiani nel mercato americano?

Sulla reputazione non avranno alcun effetto, perché queste misure non scalfiranno l’immagine di alta qualità che i nostri vini hanno negli Stati Uniti, avranno invece un grosso impatto sulla domanda perché provocheranno aumenti inevitabili e renderanno più difficile la vendita delle bottiglie di basso e medio prezzo. Il pubblico americano che invece acquista i grandi vini rossi italiani non percepirà gli aumenti provocati dai dazi, pagandoli già cifre molto alte.

Ci sono particolari varietà o regioni di vino italiano che secondo lei saranno maggiormente colpite da questi dazi?

Saranno colpiti soprattutto i vini della fascia di prezzo medio bassa, quindi soprattutto le regioni che puntano sulla quantità o su prodotti tipici della regione, penso soprattutto ai vini bianchi come il Soave e il Frascati e ai rossi generici come il Chianti. Il Prosecco invece fa storia a sé e non credo che fermerà la sua ascesa nelle vendite.

Data la dipendenza dell'Italia dagli Stati Uniti come principale mercato di esportazione, quali strategie alternative potrebbero adottare le aziende vinicole italiane per mitigare queste perdite?

La strada sarebbe quella di diversificare i mercati, rivolgendosi ad altri Paesi, ma non è facile e ci vuole del tempo. Per gli Stati Uniti le nostre aziende potrebbero provare a puntare alla vendita diretta al cliente privato con spedizioni door to door invece che sui grandi distributori locali.

In che modo questi dazi potrebbero influenzare la percezione globale della qualità e dell'accessibilità del vino italiano?

Ripeto, non influenzeranno in niente la percezione della qualità, saranno semplicemente meno accessibili a chi cerca bottiglie a prezzo contenuto.

Pensate che ci siano rischi a lungo termine per l'industria vinicola italiana se questi dazi persistono?

Si, la produzione vinicola italiana si regge ormai principalmente sull’esportazione e non sul consumo interno. Il Paese dove si esporta di più sono gli Stati Uniti. Siamo già in presenza di giacenze importanti di vino invenduto nelle cantine dei produttori e i dazi renderanno ancora più grave la situazione.

Domande per un tour operator che si occupa di vino:

Avete notato cambiamenti nell'interesse dei turisti americani a visitare le regioni vinicole italiane a causa degli aumenti dei prezzi legati alle tariffe?

Il pubblico statunitense che viene in Italia e segue i nostri itinerari sul vino e il cibo di qualità italiano è appassionato del nostro Paese, lo considera il regno del Bello e del Buono. E’ un pubblico di livello medio alto che non fa dipendere le sue scelte dai prezzi, chiede soprattutto qualità e originalità. Vuole vivere esperienze interessanti legate alla nostra cultura e ai prodotti della nostra manifattura. Soffre invece l’incertezza del panorama politico mondiale, vuole godersi i vini e la cucina senza il timore che il Paese che lo ospita, a causa di dichiarazioni improvvide dei governanti statunitensi da un giorno all’altro passi da un luogo amico ed accogliente ad un luogo nemico ed ostile.

Come pensate di adattare il vostro modello di business se la domanda americana di vini italiani dovesse diminuire in modo significativo?

Ripeto, la nostra offerta non è legata solo ai vini, i vini fanno parte di una cultura che oltre a loro ha prodotto il Davide di Michelangelo, la Ferrari e gli abiti di Armani. La bellezza e la bontà dei prodotti dei nostri artigiani e delle nostre manifatture fa parte dell’immagine che gli americani hanno del nostro Paese. Questo è l’approccio giusto e noi non lo cambieremo.

Ci sono opportunità di promuovere il turismo interno o altri mercati internazionali come alternative al turismo del vino incentrato sugli Stati Uniti?

Certo, un pubblico che ha buon gusto, strumenti e intelligenza per capire la realtà del luogo che visita e un elevata disponibilità finanziaria non esiste solo negli Stati Uniti.

Quale ruolo pensa che il turismo del vino possa svolgere nel sostenere le aziende vinicole italiane in questo periodo di incertezza?

Quello che abbiamo avuto anche nel recente passato, far conoscere direttamente piccole realtà di produttori di vini di alta qualità, che non arriverebbero mai ai grandi importatori e distributori negli Stati Uniti, ad un pubblico che ne comprenda la ricchezza e che gratifichi questi produttori sia personalmente che economicamente.

Domande per un venditore di vino:

In che modo le attuali o potenziali tariffe statunitensi influenzano i vostri rapporti con gli importatori e i distributori americani?

Non abbiamo rapporti con importatori e distributori negli Stati Uniti, abbiamo sempre curato direttamente la vendita con i nostri clienti privati direttamente, con un servizio di selezione personalizzata e con una consegna door to door.

State assistendo a cambiamenti immediati nella domanda da parte dei vostri clienti americani a causa di aumenti dei prezzi legati alle tariffe?

Non sono le tariffe a trattenerli, sia nell’acquisto dei vini e che nel venire in Italia a conoscerli, è l’incertezza politica provocata dall’attuale Amministrazione americana.

Quali strategie state adottando per mantenere le vendite e la redditività alla luce di queste sfide?

Continuare a puntare sull’eccellenza dei nostri produttori e sul loro legame con il territorio e la cultura italiana.

Prevedete uno spostamento verso la promozione di vini di fascia alta o premium, data la loro percepita resistenza agli aumenti di prezzo?

Chi spende centinaia di Euro in una bottiglia non si fa certo spaventare da degli show politici che hanno il solo scopo di porre i loro protagonisti al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

Come pensa che queste tariffe influenzeranno le aziende vinicole più piccole rispetto ai produttori più grandi in Italia?

I piccoli produttori che presentano vini di alta qualità dovranno sempre più integrare la loro produzione vinicola con offerte di accoglienza e di servizi turistici legati al vino, dovranno aprire le loro fattorie a questo pubblico che sa valorizzare la loro offerta e sa che mondo esiste, fatto di storie e di persone, dietro ad un bicchiere di vino. Molti lo stanno già facendo.


07 ottobre 2024

De Senectute

 


Un ritratto di Andrea analogico, da vecchio

Un ritratto di Andrea analogico, da vecchio

 

Mi chiedono di scrivere i miei pensieri sulla vecchiaia e io non mi lascio sfuggire questa ghiotta occasione per mettere nero su bianco alcune riflessioni.

Per ciò che riguarda i miei ritmi di vita, i miei progetti e le mie relazioni con gli altri non riesco a riconoscere dei periodi così radicalmente diversi da essere definiti giovinezza, maturità e vecchiaia. Certo intorno ai 20 anni si è molto più incoscienti e spensierati. Sono sempre stato tra quelli a cui veniva  rivolto l'appello: "prima o poi dovrai mettere il capo a posto e prenderti le tue responsabilità". Le mie responsabilità me le sono sempre prese, e anche troppe, ma il capo a posto come volevano farmelo mettere non l'ho mai messo. Dato che sembrava mi chiedessero di abbandonare la mia creatività e la mia giocosità verso le cose del mondo e dato che questo appello mi veniva sempre rivolto da parenti o conoscenti tristagnoli, non ho vissuto il passaggio dalla giovinezza alla maturità come uno strappo. Forse perché non ho fatto il servizio militare !

Non avendo riconosciuto questo primo passaggio, non ho riconosciuto nemmeno l'ulteriore passaggio dalla maturità alla vecchiaia. Il mio modo di affrontare il mondo è sempre lo stesso, con il vantaggio adesso di avere vissuto parecchie esperienze ed avere un maggiore equilibrio.

Solo che non ci siamo solo noi come soggetti ragionanti all'interno della nostra consapevolezza, ci sono altri due elementi: il corpo e gli altri.

Per corpo intendo proprio l'Uomo macchina de La Mettriano, la pelle, i capelli, gli arti, gli occhi, il sangue, il cuore, i reni e infine la prostata, croce e delizia di tutti i maschietti di una certa età. In questo campo la vecchiaia si sente e come. Siamo circondati da medici, analisi di ogni tipo di liquido corporeo, alta tecnologia diagnostica, per cui non ti è assolutamente possibile restare indifferente al deterioramento corporeo causato dall'invecchiamento. Vari tipi di artrosi rendono difficile alzarti al mattino o semplicemente abbandonare la posizione seduta. Già mi era sembrato scioccante rendersi conto che non potevo più correre e saltare in piena libertà, poi ti consigliano di non salire più sulla mountain bike e che sarebbe meglio non girare più in Vespa. La vita è inoltre costellata di pasticche, la giornata è scandita da quella per la pressione, da quella per la prostata, e via dicendo. Le medicine della vecchiaia le ha definito un medico. 

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Non vorrei essere frainteso, ritengo di essere fortunato di vivere in questo periodo storico, grazie al quale e soprattutto grazie al sistema sanitario nazionale la mia vita si potrà prolungare piacevolmente sino a numeri impensabili qualche decennio fa. Riflessione che risulta totalmente assente nelle teste di tanti miei coetanei nelle varie sale di aspetto mediche. Il problema è che l'atteggiamento gentile, comprensivo, assistenziale del personale paramedico o amministrativo, sfoderato quando mi presento nella loro struttura, mi conduce ad uno dei momenti in cui mi sento più vecchio. Parlando con i medici per esempio l'attività sessuale sembra essere andata perduta per sempre, tanto che mi è capitato di chiedere se il sesso mi poteva fare male come il fumo e i superalcolici. Le giovani ragazze che mi indirizzano nei locali della Croce Rossa e che mi prelevano il sangue hanno una cortesia nei miei confronti che sussurra: "non ti preoccupare vecchio mio, non devi temere che ti faccia del male, ti prendo solo un po' di sangue quindi non svenire e non dare in escandescenze, sono consapevole che hai una certa età e sono qui per aiutarti". C'è da dire che i comportamenti dei miei coetanei e coetanee giustificano pienamente questo approccio. Nessuna comunque delle giovani fanciulle (tutte e solo donne, per cui ti nasce il dubbio che sia una scelta aziendale, perché i giovani fanciulli non sopporterebbero tutti questi vecchi) ti guarda come un maschio, sei solo un anziano e non hai più nemmeno un genere.

Ed eccoci che arriviamo agli altri, cioè a come ti guardano gli altri. Sono sempre stato un tipo gioviale per cui ho sempre sorriso a tutti anche a sconosciuti/e incontrati/e su un marciapiede di Piazza D'Azeglio. Verso i maschi non ho mai osservato a lungo che effetto faceva il mio sorriso ma verso le femmine mi son sempre dilungato ad osservare le reazioni. Che piacere quando una donna, che ti è completamente sconosciuta, risponde ad un tuo cenno di saluto e ti sorride. E' un piacere intenso, unico che ti mette in armonia con il mondo e ti scalda il cuore. Ecco, la prima constatazione con gli altri è che le donne non ti guardano più o ti guardano non perché sei un uomo ma .... non so perché e non mi interessa. Sei come una panchina o un albero nella stessa piazza. Peccato, in questo caso è proprio qualcosa che ti viene a mancare dentro, è una perdita. 


Tra gli altri ci sono anche quelli con i quali hai condiviso la giovinezza e la maturità, e adesso non hai nessuna intenzione di condividere il loro atteggiamento da vecchi. Son quasi tutti in pensione, chi satollo e soddisfatto, chi deluso e un po' assente. Passano il tempo sui social, organizzando improbabili rimpatriate che vanno dalla squadra di calcio dove hanno militato, alla classe del liceo che hanno frequentato, al bar della piazza dove affrontavano la noia delle serate senza appuntamenti o al minuscolo raggruppamento politico dove militavano. Un tentativo per rivedersi com'erano, forse l'unico, che però mi intristisce e mi fa sentire vecchio decrepito. 

 

Ci sono poi i soci di lavoro o i dipendenti, che ti guardano con l'aria di dire: "non mollare, eh ? Non farci lo scherzo di schiattare per un infarto o un embolo errabondo, qui la baracca si è sempre retta su di te e, se anche sei vecchio derelitto, abbiamo bisogno di te e non vogliamo perdere il nostro lavoro". Potrebbero farti sentire importante ed essenziale ma in realtà ti senti come un vecchio marinaio che si è addormentato sul tavolo del bar dopo una sbornia e viene portato di peso al mattino sulla sua barca, perché i clienti devono andare a pescare. Una vecchiaia un po' alla Hemingway. Un altro indicatore della vecchiaia avanzata è l’uso del lei nelle conversazioni con persone che hai appena incontrato. Per uno che non tanto tempo fa veniva chiamato ragazzo o biondo è abbastanza scioccante. Ormai il tu me lo danno solo gli immigrati dal Magrheb.

C’è una cosa infine che fa veramente impressione, che ad andar bene avrai ancora venti anni di vita, il che corrisponde a nemmeno il 25% di quello che hai già vissuto. Mi ricordo benissimo quando sono iniziati gli ultimi venti anni della mia vita e cosa ho fatto in questo periodo che mi sembra sia iniziato ieri l’altro. Quindi anche questi ultimi venti anni passeranno velocemente e dopo ? Il mio modo di vedere il mondo si ricongiungerà con il corpo e mi riporterà ad assomigliare agli altri miei coetanei. Quello sì che si prospetta come un vero salto nel buio.

Andrea Moradei

Nato il 16. Giugno 1954

 

 

 

 

 

20 settembre 2024

                                                                           Bìschero

dal sito dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani

Sostantivo maschile [etimo incerto]. – 1. Negli strumenti musicali a corda, spina di legno o di metallo (detta anche pirolocavicchiocaviglia), girevole con forte attrito in sede conica; serve a dare la necessaria tensione alla corda, una cui estremità è avvolta intorno a essa. 2. Nell’uso volgare Toscano, il membro virile; è anche voce popolare di ingiuria o di rimprovero, nel senso di stupido, sciocco e simili (e in questo significato ha anche il femminile bischera). Diminutivo bischerèllobischerétto; spregiativo bischerùccio; peggiorativo Bischeràccio.




Quante volte, specialmente nei sui diminutivi più affettuosi e scherzosi l’avrò sentito risuonare per le strade di Firenze. Quante volte genitori affettuosi si soni rivolti ai propri bimbi con questo epiteto, che dovrebbe essere offensivo ma che in realtà in questo contesto risuona quasi come una lode verso fanciulli che con i loro scherzi e atteggiamenti ironici rendono le vita più leggera e più divertente a chi li circonda.


13 maggio 2024

Vino e Arte

Arte - In senso lato, ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati. Il concetto di arte come tèchne, complesso di regole ed esperienze elaborate dall’uomo per produrre oggetti o rappresentare immagini tratte dalla realtà o dalla fantasia, si evolve solo attraverso un passaggio critico nel concetto di arte come espressione originale di un artista, per giungere alla definizione di un oggetto come opera d’arte.

Vino - Prodotto della fermentazione alcolica di mosti ricavati esclusivamente da uve fresche o leggermente appassite, con o senza la presenza delle vinacce. Il vino è bevanda millenaria tipica della civiltà mediterranea. Fin dai tempi più remoti ha assunto una potente valenza simbolica, configurandosi, insieme con il pane, come espressione di civiltà superiore e trovando ampio spazio in riti e celebrazioni.

Affidandoci all’Enciclopedia Treccani ci troviamo di fronte a queste due definizioni di Arte e Vino. Possiamo constatare l’affinità che esiste tra l’arte intesa come tecnica per la produzione di oggetti e immagini, che può raggiungere una forma espressiva originale con un valore universale, e la produzione di un grande vino, che attraverso tecniche remote, affinate nel tempo e con caratteristiche proprie di ogni area geografica e culturale, raggiunge dei valori universalmente riconosciuti sino a divenire simbolo rituale.




In Toscana in modo particolare questa affinità ha lasciato spazio ad una comunione nella produzione di un’identità storica e culturale locale. Pensate all’immagine che abbiamo impressa nei nostri occhi del paesaggio di questa regione, castelli e badie circondati da vigneti e oliveti, che è una sintesi tra le condizioni naturali, terreno e clima, e produzione umana.

Andrea

Vinarium



22 febbraio 2024

Si è aperta un'era di conflittualità

Stiamo attraversando un periodo molto delicato, dove assistiamo a macro fenomeni che comportano trasformazioni epocali. L'esaurimento di alcune risorse fondamentali o i maggiori costi per reperirle e l'abbandono di un'economia e di una mobilità basata sui combustibili fossili, che appare necessario per la salvaguardia del nostro pianeta, comporta delle scelte assai costose a vari livelli. Questo accade all'interno del Risiko che si gioca nel campo della geopolitica tra le grandi potenze, influisce sugli equilibri che queste intrattengono con gli altri Paesi, sia all'interno che all'esterno delle loro sfere di influenza, condiziona la stessa Comunità Europea nelle relazioni con e tra i suoi membri, in Italia pesa nei rapporti tra le classi che costituiscono il nostro tessuto sociale, tra le Regioni stesse e tra tutte le istituzioni che regolano la nostra vita a livello locale, oramai condiziona i comportamenti tra gli stessi abitanti di una grande città o di un borgo di poche anime.




Usciamo da un periodo che ha già contribuito di suo all'impoverimento di larghi strati sociali, crisi economiche, bolle finanziarie, epidemie e processi inflattivi hanno ridotto la capacità di consumo di alcuni ceti e ridotto in povertà una fetta ampia della popolazione. Povertà economica ma anche culturale, nel senso che ha ridotto la capacità di acquisire strumenti di conoscenza per molti componenti di questa fetta. Il commercio globale e gli strumenti digitali hanno messo a confronto su un unico bancone del mercato prodotti che nascono in realtà assai differenti tra loro e che hanno quindi costi di produzione totalmente differenti. Intere aree agricole, industriali, manifatturiere in varie parti del mondo sono andate in crisi e con loro i soggetti su cui si reggeva la produzione locale.
Nel frattempo le Nazioni più ricche e al loro interno le classi sociali più abbienti si sono rese conto che è necessario arrivare a nuovi stili di vita e a modi di produrre e di muoversi che non siano in conflitto con l'ambiente. L'Europa e con questa la Comunità Europea si è particolarmente distinta nel perseguire obiettivi che permettano una maggiore sostenibilità ambientale: limitazioni alle fonti energetiche basate sul carbon fossile, regolamentazione degli scarichi e dei residui delle attività industriali e agricole, limitazioni all'utilizzo di pesticidi e diserbanti. sostituzione dei mezzi di locomozione più vetusti ed inquinanti con auto elettriche. Tutte cose che costano e che alcuni paesi non si possono permettere.
Cose che costano anche per il nostro vicino o per il nostro collega di lavoro o per noi stessi.




Questi processi si innestano su una frattura che in questi anni ha rimodellato la nostra società. La realtà è sempre molto più complessa dei nostri strumenti di analisi, ma prendiamo in considerazione per facilità di ragionamento e per divertimento due diversi tipi di umanoide:
Homo Pauper, Sordidus et Reactionarius
Abita nelle periferie o nelle aree dismesse e depresse, ha un livello basso di istruzione e pochi soldi, se ne frega dell'ambiente, ha frustrazioni che lo portano a nutrire rancori verso il suo opposto e ritiene che i modelli del passato fossero assai migliori di quelli su cui si basa la società odierna.
Homo Dives, Naturae sollicitus et Progressivus
Vive nei centri storici delle città, che cerca di mantenere scevri dalle auto limitandone l'uso alle sole periferie, è rispettoso dell'ambiente, in modo particolare di quello dove vive con la propria famiglia, ha superato il mondo delle necessità e quindi ha tempo e modo per dedicarsi a migliorarsi e a migliorare le persone e la natura che lo circondano.
Prendiamo soprattutto in considerazione le caratteristiche politiche. Treccani le definisce in questo modo:
Reazionario: che è incline alla reazione, che appoggia o guida un movimento di reazione politica; termine riferito inizialmente agli oppositori della rivoluzione francese, poi genericamente a chi si oppone a ogni riforma e innovazione, mostrandosi tendenzialmente ostile al progresso.
Progressista: che sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza.



Reazionario o Progressista ?


Gli Stati Uniti sono l'esempio più luminoso di questa frattura. I sostenitori del Partito Democratico sono i membri delle classi benestanti degli Stati più ricchi, hanno un buon livello culturale e sono per modelli di vita sostenibili. I sostenitori del Partito Repubblicano, ma in particolare della sua anima più virulenta e maggioritaria espressa da Trump, fanno parte dei ceti sociali meno abbienti all'interno degli Stati più poveri e culturalmente più arretrati.
Situazione non diversa si è affermata in Italia, dove ormai il Partito Democratico cura con attenzione i diritti civili, gli animali e i parchi, mentre i partiti della Destra hanno conquistato il Governo del Paese puntando ai problemi più prosaici del nostro popolo. I disoccupati, larga parte dei giovani, moltissimi lavoratori dipendenti non votano più da tempo per i partiti di sinistra, ma sono alla ricerca di risposte direi di tipo pragmatico.
In entrambi i Paesi esiste un gruppo o vari gruppi sociali che non aspettano altro che qualcuno li circuisca con programmi populisti e nostalgici, che li giustifichino a non affrontare i cambiamenti epocali che ci attendono per rifugiarsi in posizioni autarchiche e astoriche. Atteggiamento facilitato da una classe politica progressista che gli prospetta un futuro di sacrifici e rinunce, che gli presenta un progetto di cambiamento assolutamente non sostenibile per le loro tasche, già vuote.
Tutte queste differenze portano ad una grossa conflittualità e ad una lacerazione che non fa certo bene alla convivenza civile e allo sviluppo economico e sociale di una Nazione.





Conflittualità che come dicevo all'inizio si ritrova a livello politico mondiale, dove l'accaparramento di risorse: acqua, fonti energetiche, nuove terre coltivabili spingono i Paesi ad una forte concorrenza e all'insorgere di nuove guerre. In questo panorama assistiamo ad un'Europa che è ancora convinta che tutto possa essere affermato con l'uso della diplomazia e del commercio, ad una potenza che è stata più o meno il riferimento e il custode di molte delle democrazie del Mondo nel secolo scorso e che adesso traballa, gli Stati Uniti, a due potenze, la Russia e la Cina, che non nascondono i loro fini imperialistici e hanno deciso di affrontare questa fase di conflittualità con la guerra e con la penetrazione economica.
Anche questo è un bel paradosso, che varrà la pena di analizzare qualche volta. I Paesi dove il marxismo progettava di condurre le umane sorti ad obiettivi e cambiamenti luminosi, emancipando l'uomo prima dalla povertà e quindi dalla dipendenza dal lavoro, conducendolo sino al mondo della libertà, dove tutti avrebbero fatto quello che più rispondeva alle proprie capacità e ai propri desideri, sono oggi i rappresentanti più tetri e più pericolosi di questa Reazione.

Direi che il futuro non è roseo.