Quello che vorrei fare adesso però è di mettere nero su bianco una serie di impressioni che ho provato personalmente e che persone vicine mi hanno detto di aver provato.
Facciamo proprio una lista di cosa c'è venuto in mente, senza per ora lavorare a mettere insieme questi pensieri:
1. Sembra ipocrita, ma una guerra alle porte di Europa fa una certa impressione. Avevamo avuto un anticipo con l'esplosione dei particolarismi religiosi, etnici, linguistici della penisola balcanica ed avevamo visto partire dalla Romagna i jet che andavano a bombardare la Serbia, però non pensavamo che sarebbe potuta iniziare una guerra convenzionale di invasione come la Russia sta facendo in Ucraina. Una cosa così, da Risiko, non pensavamo proprio di vederla in un mondo ormai stabilizzato dalla pace nucleare.
2. Putin viene dai servizi segreti ed è riuscito ad impossessarsi dell'apparato statale sovietico, cioè del potere politico, mentre altri si dedicavamo al gas, al petrolio, all'alimentare, al nichel, cioè al potere economico, nel momento in cui le repubbliche socialiste sovietiche si sbriciolavano. Lo ritenevamo quindi capace di ragionare come un militare e di pensare ad una ricostruzione forzosa di una grande Russia. Ma non lo vedevamo come uno Zar con mire espansionistiche, per allargare e rafforzare i confini dell'Impero.
3. Non è un ritorno all'Europa della prima metà del XX secolo, quando la carta geografica del vecchio continente si trovò a subire parecchie variazioni, nemmeno così tanto lontane nel tempo come ci potrebbe sembrare, essendo nati nella seconda metà di quel secolo. Si tratta della nascita di un nuovo equilibrio politico, in cui esistono tre imperi, che si trovano a lottare per accaparrarsi le risorse di questo pianeta.
4. Noi non ce ne siamo accorti, essendo chiusi nel nostro circolino di benessere comunitario, ma le mire espansionistiche dei due imperi autocratici, Cina e Russia, sono in movimento da decenni, mentre quello dell'impero democratico, gli Stati Uniti, è in forte ridimensionamento. Si combatte non solo con guerre convenzionali in paesi cosiddetti "periferici" o attraverso le nuove tecnologie elettroniche, ma soprattutto con investimenti economici in infrastrutture o con acquisti di grandi estensioni di terreni agricoli in Paesi politicamente ed economicamente deboli, per indirizzarne le future scelte di politica interna ed estera.
5, Noi europei comunitari abbiamo vissuto in una specie di bolla e ci siamo abituati ad una convivenza pacifica all'interno dei nostri territori. Siamo quindi impreparati come approccio mentale. Siamo quasi riusciti a convincerci che la guerra sia un qualcosa che non riguarda la natura umana, intesa come storia dell'uomo sino ad oggi, e che un atto di volontà collettiva possa fermarla, e siamo a discutere di questo, mentre gli altri procedono con le loro guerre di conquista convenzionali, commerciali, cibernetiche, ecc.
6. Siamo stupiti che le decisioni di pochi, Putin e il suo think tank politico e militare, possa condizionare e decidere della vita di tanti, donne, bambini e uomini ucraini. Restiamo sorpresi perché ci sembrano decisioni improvvise e non ne cogliamo le linee strategiche. Pensiamo che Putin non abbia dalla sua alcuna forza ideologica o religiosa, né il Socialismo né la Santa Russia, come collante delle sue mire espansionistiche. Il problema è che non ne ha bisogno e lo dimostra da anni, essendo uno dei due soggetti maggiormente attivi nella guerra tra chi cerca di assicurarsi le risorse energetiche mondiali.
7. Siamo stupiti, e anche un po' incazzati con il Governo che continua a comprare energia dalla Russia, pur fornendo armi ad una Paese in guerra con la stessa Russia, di ritrovarci così dipendenti dal gas russo. E non è l'unica cosa in cui siamo dipendenti, pensate al settore alimentare.
Non vorrei per adesso tirare troppo le fila di questi ragionamenti, vorrei ancora lasciarli decantare, ma ho la netta sensazione che ci siamo risvegliati all'improvviso in un mondo diverso da quello che pensavamo ci fosse riservato, che siamo fortemente impreparati a questi nuovi squilibri, che non ci aspetti un futuro dalle "magnifiche sorti e progressive", e che solo per noi sia solo l'inizio.
Andrea analogico