Chi meglio dell'ex fidanzato della mia prima moglie, assurto a tale ruolo, intendo di ex, dopo il mio incontro fatale con la fanciulla, scesa dalle vette innevate dell'Engadina. Vi avevo accennato che si trattava del suo professore al liceo, abbastanza giovane anche lui come insegnante, ma non abbastanza da non far rilevare una certa differenza di età con la giovane studentessa. E comunque non si fa, quando i rapporti sociali e di potere sono così macroscopicamente sbilanciati, non si fa, e a decidere deve essere soprattutto il più forte. Ma andiamo oltre alle questioni morali e restiamo ai fatti. Il soggetto, che da questo momento chiameremo Alpöhi, non aveva preso bene la cosa, sin dal primo momento che era sceso dal treno alla stazione di Firenze, con la speranza di riprendere le fila dell'amore illecito, ma si era trovato di fronte alla fanciulla innamorata di un altro, la quale gli aveva confessato tutto prima di arrivare alla testa del binario. Aveva già una volta cercato di uccidermi in maniera evidente, ricordate la schlitteda assassina ? Passato però un anno rancoroso, aveva studiato un metodo più subdolo ed efficace per minare l'idillio dei due innamorati. Ci aveva infatti invitato a casa sua per il weekend.
Avevo subito subodorato il tranello e mi ero imposto di non accettare, ma, già succube dell'affascinante alpina e spinto dall'arroganza di chi pensa di aver vinto al primo scontro la guerra e di non temere più niente dal suo nemico, accettai.
Paspels non è una fabbrica di pannolini per bambini, è un piccolo e poco ridente villaggio svizzero, lungo la valle del Reno posteriore, prima che si incontri con l'altro ramo, quello anteriore, al Castello di Rachenau. E' in una valle tutto sommato abbastanza buia, ma comunque è un villaggio di campagna. Già quella campagna dove la fanciulla avrebbe sempre voluto andare a vivere, ma l'Alpöhi si era sempre rifiutato di lasciare gli agi della città di Coira. Adesso, proprio adesso, aveva invece preso in affitto questa bella casa con i tetti spioventi, in mezzo ad un frutteto e pure provvista di un orto. Arriviamo abbastanza stravolti dopo un lungo viaggio in auto, essendo il posto non proprio dietro l'angolo, anche arrivandoci dall'Engadina. La prima cosa naturalmente con la quale ci accoglie è una bella visita guidata del giardino, del frutteto e dell'orto. Siamo in Estate, Estate svizzera, quindi nostra tarda Primavera, l'orto è disegnato perfettamente, sul modello di una scacchiera, chiedo se i finocchi e i sedani sono stati acquistati dall'ortolano al mattino e messi così come erano a dimora senza radici nella terra grassa e nera, solo per impressionarci. Il nemico sorride senza apparentemente soffrire il colpo, ma è chiaro ci stiamo studiando diffidenti, come due gatti maschi che si incontrano in piena notte al chiaro di luna ed hanno una camionata di ragioni per attaccare briga. La ragione principale, cioè la fanciulla engadinese, recita alla grande il proprio ruolo, quello della gatta-trofeo per il vincitore. E lì mi rendo conto dell'errore madornale fatto ad accettare l'invito. Siamo di nuovo alla pari, aver vinto il primo round non serve più a niente, esiste ancora la possibilità che lei scelga lui e non me. Per un momento odio entrambi, ma poi avvedutamente concentro tutto il mio livore sul nemico.
Un vialetto immerso tra le fronde del frutteto, con mele gigantesche e rossastre, posticce, sicuramente attaccate la mattina stessa, ci porta alla magione. Fortunatamente non ci ha messo in due camere separate, ma il modo come apre la porta e mi invita ad entrare insieme alla fanciulla, mi fa sospettare che potrebbe essere l'ultima volta che godo di questo diritto.
Nella casa regna un ordine ed una pulizia perfetta, cosa non così abituale per l'Alpöhi a detta della fanciulla. Sospetto che ci possa essere da qualche parte uno stanzino dove sono ammucchiate tutte le cose che erano sparse per la casa e lo cerco freneticamente. Ne trovo uno, spalanco la porta, accendo la luce e commento sarcasticamente su questo dirty corner. Ma si rivela una trappola. Il furbo aveva infatti accumulato nella stanzetta esclusivamente libri, riviste, persino spartiti musicali, anche se è risaputo che non ha mai suonato nemmeno un campanello, insieme con una montagna di appunti, vergati a mano. Si, commenta serafico, è lo studio dove sto lavorando al mio prossimo libro.
Si, perché l'Alpöhi è un fior di intellettuale, salvatore di lingue morenti, presidente di fondazioni culturali, giornalista, valente frequentatore di trasmissioni televisive e difensore naturalmente di tutte le minoranze, soprattutto di quella Rumantscha. Argomento con il quale ha conquistato la fanciulla ai tempi del Liceo, figlia di svizzeri tedeschi, conquistatori del territorio engadinese grazie al turismo. I nativi si sono infatti vendicati nutrendo con poesie, traduzioni di Bibbie e disegnatori di graffiti sulle facciate delle case, il senso di colpa dei figli degli albergatori di madre lingua tedesca.
La cena naturalmente è un'esplosione di sapori e di cucine etniche, possibilmente perseguitate, e di vini bianchi e rosati della vicina Maienfeld. Pesci gustosissimi dai torrenti dei Grigioni, bacche boschive dalle macchie engadinesi, nocciole autarchiche, erbette di prati alpini, acqua dai ghiacciai soprastanti, latte e burro dalla mucca della vicina, che li per li vedo come una coinquilina sovrappeso. Mi rendo conto che sto franando dal primo all'ultimo posto del podio, sapete quei podi prodotti da sport sempre più democratici, che accolgono ad un livello appena più basso del terzo classificato, allungando in maniera spropositata il podio, tutti i perdenti ?
Ma ancora il nostro non ha giocato la sua carta migliore, l'arma finale, che annienta il giovane invadente e tronfio fiorentino: le fotografie dei tempi del Liceo. Ne possiede centinaia, le ha sapientemente raccolte, conservate ed ordinate in un paio di album. Alcune le ha lasciate fuori, scenograficamente sparpagliate su di un tavolo, Quest'ultime sono naturalmente le più significative e commoventi e ritraggono solo ed esclusivamente la fanciulla delle nevi. Io scompaio. non per mia scelta, ma per chiara volontà dei presenti. Non sono più carne ed ossa, ma nebbia e foschia, di un presente che è ormai scomparso.
Risate, schiamazzi, intensi momenti di commozione, sporadiche lacrime si succedono sino alle due di mattina. Sono annientato nel fisico e nel morale, l'Alpöhi ha stravinto e si è ripreso la sua Heidi. Io ho clamorosamente perso, annientato dalla mia sicumera e dalla boria del maschio toscano. Riccioli, occhi azzurri e antenati rinascimentali non servono più a niente. Annuncio quindi la mia ritirata e comunico che me ne vado a dormire. l'Alpöhi gongola, intravedo il suo sorriso perfido mentre infilo il corridoio per andare nella camera degli ospiti. Naturalmente la fanciulla dice che resta ancora un po' a bere l'ultime dieci bottiglie di vino e a dare un'occhiata alle ultime centrotrenta fotografie.
Infilo nel letto, ma non dormo. La sconfitta mi rende furioso e alimenta un cumulo di rancore, che in qualche modo dovrei sfogare. Verso le quattro di mattina, ebbra di ricordi e di care immagini liceali, arriva la fanciulla. Non contento di aver perso, dimostro anche la mia impossibilità e ritrosia ad accettare le sconfitte. Gliene dico di tuti i colori e le faccio notare che in questa situazione da combattimento di galli mi ci ha messo lei. La vedo vacillare e quindi vedo soprattutto vacillare la mia posizione. E' però solo un attimo, si riprende e mi rimprovera come si può rimproverare un bimbetto: "Ma cosa vai a pensare, io non ho mai avuto alcun dubbio." Mah, sarà anche, comunque nel frattempo si sono fatte le cinque e io al mattino devo ritornare a Firenze, mentre lei va con la mia auto in Engadina.
A colazione sono una specie di zombie, mentre l'Alpöhi è tutto marmellate di ribes e di lamponi, di latte e burro di alpeggio, di pani di segale e mais dal mulino locale. Escogita un ultimo trucco e mi consiglia di prendere l'auto postale, così si chiamava la corriera in Svizzera perché era gestita dalle Poste, per Bellinzona. Io speravo che la fanciulla delle nevi mi portasse almeno a Milano, ma lui lo sconsiglia caldamente, io posso prendere subito il bus e lei può così restare ancora tutta la mattina con lui a lavorare nell'orto.
Finisco di corsa la colazione autarchica e non riesco nemmeno a passare dal gabinetto. Resterò con la voglia di andarci per circa due ore e mezza, il tempo che ci vuole all'auto postale per fermarsi a tutti i villaggi, le stalle, i tabernacoli e le panchine tra Paspels e Bellinzona. Scendo alla stazione ferroviaria di Bellinzona come un pazzo furioso, paonazzo in volto con i reni in fiamme. L'Alpöhi mi ha giocato il suo ultimo tiro. Per tornare a Firenze impiego due ore e mezza di corriera, un'ora di gabinetto a Bellinzona, due ore di trenini rossi locali, tipici nella loro lentezza, per arrivare a Milano ed altre tre ore per arrivare a Firenze.
Avrò anche vinto io, ma non mi sento così fiero.
Taschenbunker