12 febbraio 2022

Elogio della compagna

Non vorrei tediarvi con la riproposta del mio intervento all'anca in tutte le salse e attraverso tutti gli account che gestisco, ma ciò ha comportato una serie di riflessioni interessanti sui ruoli e i comportamenti dei due generi e ha prodotto le basi per questo elogio.
Da quando ho sposato la rappresentante del genere femminile con la quale condivido la mia esistenza non ho usato più il termine compagna, un po' perché mi faceva sentire come in un kolchoz sovietico degli anni 20 e un po' perché potevo finalmente soddisfare la schiera di vecchiette bigotte, che hanno solo e sempre compreso e preteso il vocabolo moglie. In questo caso però compagna è un omaggio dovuto a chi, più o meno consapevolmente, ha deciso di condividere affanni e fortune di una vita comune. Come potete vedere, da questo punto di vista, cementa più un intervento chirurgico di una dichiarazione di impegno e di amore perpetuo, fatta davanti a un prete o ad un sindaco.
Il modo come la mia compagna ha condiviso con me le peripezie di queste settimane non è solo un'enunciazione che riguarda il futuro, non è una semplice promessa, è la pratica di chi ti dona una parte di sé e prende su di sé una parte di te, in tutti i suoi aspetti, piacevoli e no, nel presente, che diventa presto passato, e che ti fa presumere che lo farà anche nel futuro.
Tutto questo tocca punti fondamentali nelle relazioni di genere all'interno di una coppia ? Direi di no, direi che tocca i punti fondamentali di essere una coppia e di condividere la vita.
Lei donna non è diventata anche uomo, ha semplicemente interpretato ruoli che forse non avrebbe mai voluto interpretare. Lei si è trovata donna sola a supportare tutto ciò che normalmente grava sulle spalle di entrambi. Ha sentito la responsabilità di una casa di non facile accesso, posta in cima ad una collina e ai margini del bosco, popolata di animali che dipendevano solo da lei e che aspettavano il suo ritorno per avere la certezza di cibarsi e di porsi al riparo per la notte. Ci sono momenti in cui pensi: non posso avere un malore, non posso fare un incidente, ci sono tante, troppe cose che dipendono da me. Ci sono momenti in cui pensi: non posso sbagliare ad imboccare la ripida salita di casa, piena di foglie umide, e rischiare di slittare, avendo a bordo un quasi infermo. Non posso contrarre il virus perché devo poter continuare a fare la spesa per chi al momento non la può fare. Non posso tirarmi indietro dal chiamare il 118, richiedere un'ambulanza, spiegargli il modo migliore per salire alla casa. Non posso evitare di piantare una siringa nel petto del mio compagno, anche se la cosa ti fa quasi svenire. Non posso non affrontare quel sorpasso in un'autostrada piena di camion irrispettosi di una donna, in una carreggiata ridotta al minimo da lavori quasi eterni. Non posso mandare al diavolo idraulico ed elettricista, perché non capiscono al telefono quale e dove è il guasto alla caldaia. Non posso ignorare come funzionano i vasi comunicanti nel riempire di petrolio una stufa provvidenziale. Non posso non condividere le paure, i dubbi e le speranze di chi mi sta accanto e si sente dipendente da me.
Non sono abituato ad esporre così pubblicamente i miei sentimenti e gli aspetti quotidiani della mia convivenza, che di solito condivido unicamente con la mia compagna, ma questa volta ci vuole: Grazie Valentina.


The Boxer




2 commenti:

niente paura, scrivi!