Domande per un esperto di vini italiani:
Come prevede che i dazi statunitensi influiscano sulla reputazione e sulla domanda di vini italiani nel mercato americano?
Sulla reputazione non avranno alcun effetto, perché queste misure non scalfiranno l’immagine di alta qualità che i nostri vini hanno negli Stati Uniti, avranno invece un grosso impatto sulla domanda perché provocheranno aumenti inevitabili e renderanno più difficile la vendita delle bottiglie di basso e medio prezzo. Il pubblico americano che invece acquista i grandi vini rossi italiani non percepirà gli aumenti provocati dai dazi, pagandoli già cifre molto alte.
Ci sono particolari varietà o regioni di vino italiano che secondo lei saranno maggiormente colpite da questi dazi?
Saranno colpiti soprattutto i vini della fascia di prezzo medio bassa, quindi soprattutto le regioni che puntano sulla quantità o su prodotti tipici della regione, penso soprattutto ai vini bianchi come il Soave e il Frascati e ai rossi generici come il Chianti. Il Prosecco invece fa storia a sé e non credo che fermerà la sua ascesa nelle vendite.
Data la dipendenza dell'Italia dagli Stati Uniti come principale mercato di esportazione, quali strategie alternative potrebbero adottare le aziende vinicole italiane per mitigare queste perdite?
La strada sarebbe quella di diversificare i mercati, rivolgendosi ad altri Paesi, ma non è facile e ci vuole del tempo. Per gli Stati Uniti le nostre aziende potrebbero provare a puntare alla vendita diretta al cliente privato con spedizioni door to door invece che sui grandi distributori locali.
In che modo questi dazi potrebbero influenzare la percezione globale della qualità e dell'accessibilità del vino italiano?
Ripeto, non influenzeranno in niente la percezione della qualità, saranno semplicemente meno accessibili a chi cerca bottiglie a prezzo contenuto.
Pensate che ci siano rischi a lungo termine per l'industria vinicola italiana se questi dazi persistono?
Si, la produzione vinicola italiana si regge ormai principalmente sull’esportazione e non sul consumo interno. Il Paese dove si esporta di più sono gli Stati Uniti. Siamo già in presenza di giacenze importanti di vino invenduto nelle cantine dei produttori e i dazi renderanno ancora più grave la situazione.
Domande per un tour operator che si occupa di vino:
Avete notato cambiamenti nell'interesse dei turisti americani a visitare le regioni vinicole italiane a causa degli aumenti dei prezzi legati alle tariffe?
Il pubblico statunitense che viene in Italia e segue i nostri itinerari sul vino e il cibo di qualità italiano è appassionato del nostro Paese, lo considera il regno del Bello e del Buono. E’ un pubblico di livello medio alto che non fa dipendere le sue scelte dai prezzi, chiede soprattutto qualità e originalità. Vuole vivere esperienze interessanti legate alla nostra cultura e ai prodotti della nostra manifattura. Soffre invece l’incertezza del panorama politico mondiale, vuole godersi i vini e la cucina senza il timore che il Paese che lo ospita, a causa di dichiarazioni improvvide dei governanti statunitensi da un giorno all’altro passi da un luogo amico ed accogliente ad un luogo nemico ed ostile.
Come pensate di adattare il vostro modello di business se la domanda americana di vini italiani dovesse diminuire in modo significativo?
Ripeto, la nostra offerta non è legata solo ai vini, i vini fanno parte di una cultura che oltre a loro ha prodotto il Davide di Michelangelo, la Ferrari e gli abiti di Armani. La bellezza e la bontà dei prodotti dei nostri artigiani e delle nostre manifatture fa parte dell’immagine che gli americani hanno del nostro Paese. Questo è l’approccio giusto e noi non lo cambieremo.
Ci sono opportunità di promuovere il turismo interno o altri mercati internazionali come alternative al turismo del vino incentrato sugli Stati Uniti?
Certo, un pubblico che ha buon gusto, strumenti e intelligenza per capire la realtà del luogo che visita e un elevata disponibilità finanziaria non esiste solo negli Stati Uniti.
Quale ruolo pensa che il turismo del vino possa svolgere nel sostenere le aziende vinicole italiane in questo periodo di incertezza?
Quello che abbiamo avuto anche nel recente passato, far conoscere direttamente piccole realtà di produttori di vini di alta qualità, che non arriverebbero mai ai grandi importatori e distributori negli Stati Uniti, ad un pubblico che ne comprenda la ricchezza e che gratifichi questi produttori sia personalmente che economicamente.
Domande per un venditore di vino:
In che modo le attuali o potenziali tariffe statunitensi influenzano i vostri rapporti con gli importatori e i distributori americani?
Non abbiamo rapporti con importatori e distributori negli Stati Uniti, abbiamo sempre curato direttamente la vendita con i nostri clienti privati direttamente, con un servizio di selezione personalizzata e con una consegna door to door.
State assistendo a cambiamenti immediati nella domanda da parte dei vostri clienti americani a causa di aumenti dei prezzi legati alle tariffe?
Non sono le tariffe a trattenerli, sia nell’acquisto dei vini e che nel venire in Italia a conoscerli, è l’incertezza politica provocata dall’attuale Amministrazione americana.
Quali strategie state adottando per mantenere le vendite e la redditività alla luce di queste sfide?
Continuare a puntare sull’eccellenza dei nostri produttori e sul loro legame con il territorio e la cultura italiana.
Prevedete uno spostamento verso la promozione di vini di fascia alta o premium, data la loro percepita resistenza agli aumenti di prezzo?
Chi spende centinaia di Euro in una bottiglia non si fa certo spaventare da degli show politici che hanno il solo scopo di porre i loro protagonisti al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.
Come pensa che queste tariffe influenzeranno le aziende vinicole più piccole rispetto ai produttori più grandi in Italia?
I piccoli produttori che presentano vini di alta qualità dovranno sempre più integrare la loro produzione vinicola con offerte di accoglienza e di servizi turistici legati al vino, dovranno aprire le loro fattorie a questo pubblico che sa valorizzare la loro offerta e sa che mondo esiste, fatto di storie e di persone, dietro ad un bicchiere di vino. Molti lo stanno già facendo.
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