18 aprile 2021
E la Peppa !
15 aprile 2021
13 aprile 2021
La rivoluzione non ha luogo
Come metafora ho scelto la presa del Palazzo d’Inverno, quella della Rivoluzione d’Ottobre, soprattutto per motivi immaginifici.

La folla affamata tumultua, assedia la residenza dell’odiato zar. Soldati, milizie rosse, operai, donne, malamente armati, attendono solo un segnale. L’incrociatore “Aurora”, in mano ai marinai ammutinati, gira le sue batterie, pronto a far fuoco e dare il via all’assalto. Ma dove sono i capi rivoluzionari? Non si trovano, nessuno sa dove si siano cacciati. Gira voce che uno sia seduto sul divano in pantofole, alla TV, mentre un altro partecipa attivamente al Simposio “Suicidi sulle Ferrovie Dimenticate – Problemi e Opportunità”. C’è poi chi è impegnato in una consulenza professionale per l’Ente di Promozione del Lago Titicaca, mentre altra figura chiave guida una vacanza attiva con raduno nelle lande sperdute del Belucistan. Uno invece si è reso irreperibile, non risponde al telefono di casa, al cellulare, alle email … cazzo non esistevano ancora, che figura sto facendo! Vabbè, gli mandano dei messaggeri a casa, ma lui nisba. Qualche altro leader è un po’ perplesso delle defezioni, ma insomma cerchiamo di comprenderli, avranno le loro sensibilità.
La presa del Palazzo d’Inverno viene rinviata, anzi non avrà luogo. Meglio fare vita tranquilla, è meno faticoso, non c’è da rompersi tanto. La Rivoluzione si ferma lì, e magari è anche un bene: notoriamente quella vera non ha avuto gli esiti che i suoi entusiasti sostenitori si aspettavano. Meglio starsene a casina, cincischiare, rimpallare, tergiversare, e per carità non si deve essere così autoritari.
Avevano ragione loro.
Ovviamente si tratta solo di una metafora, e il riferimento non è ad Erdogan che massacra i Curdi, a Pinochet, ai macellai argentini o altri orrori. No, si tratta di “rivoluzioni” ben più piccole, dove nessuno rischia la vita e nemmeno un graffio, tutt’al più qualche piuma o di perdersi una partita di calcio.
Colonna sonora in tema, con un misto di sarcasmo , brividi, tragicomico, delusione e non so cosa altro. Quelli nei filmati la rivoluzione l’hanno fatta davvero, i capi non erano in pantofole sul divano o al Simposio “Suicidi sulle Ferrovie Dimenticate: problemi ed opportunità”. E gli esiti non sono stati quelli sognati durante l’assalto al Palazzo d’Inverno o dai marinai dell’incrociatore Aurora. Che abbia ragione chi preferisce baloccarsi nel suo noioso tran tran???
12 aprile 2021
Se niente importa
Ristoranti e virus: ribaltate certezze
Restano invece altamente a rischio i pompini. I loro estimatori, maschi e femmine, troveranno nelle nuove regole (vedi cliccando) dettate ai ristoratori da decreti dittatoriali che sarà vietato il sesso orale sotto il tavolo o nelle toilette del locale.
04 aprile 2021
C'era una volta
C'era una volta chi si appassionava alla Politica. Vi
racconto il mio '68.
Doveva essere Gennaio, eravamo nel 1977 e, come accadeva
spesso in quegli anni le novità partivano in altre città e poi arrivavano anche
a Firenze. Strano però che questa volta fossero partite da Macerata e Camerino.
In quelle amene località delle Marche erano infatti iniziate le occupazioni da
parte del movimento degli studenti delle locali Università.
Frequentavo la Facoltà di Filosofia, posta sulle prime
colline che da Firenze portano a Trespiano, in un antico convento che offriva
il privilegio di seguire le lezioni di Eugenio Garin in quello che era l'antico
refettorio. Eravamo molto decentrati, la provincia della provincia, se a
Firenze "le cose succedevano in ritardo", da noi non arrivavano
nemmeno.
Mi ricordo che in un mattino di sole mi recai a casa di un
caro amico, a letto con l'influenza, coetaneo e cofrequentatore del convento
ormai divenuto sede di Lumi. Con la sconsideratezza con cui ragionavamo a
quell'età, decidemmo che era l'ora di seguire il glorioso esempio dei compagni
di Macerata e Camerino e di occupare anche noi l'Università. Considerammo che
se avessimo occupato il "Pellegrino", così si chiamava il luogo dove
incontravamo il pensiero filosofico classico, non se ne sarebbe accorto
nessuno. Decidemmo quindi di scendere a valle e di puntare alla Facoltà di
Lettere di Piazza Brunelleschi, da sempre il cuore pulsante degli studi
umanistici fiorentini. Sede della mitica Aula 8, una grande aula dove si erano
succeduti tutti i mini leader studenteschi dal '68 ad allora. Non ci volle poi
molto, un certo numero di manifesti, che a quei tempi si chiamavano Tazebao, in
onore di quel mattacchione di Mao Tse Tung, oggi Zedong, che li aveva
utilizzati per invitare il popolo a sparare sul comitato centrale del partito
comunista cinese, e un paio di riunioni. Apparve così all'ingresso della
Facoltà uno striscione con su scritto Università occupata, firmato Movimento
degli studenti.
Per costituire tale movimento in realtà c'eravamo incontrati
con i cinque o sei che conoscevamo per il loro impegno politico nei gruppi
della cosiddetta sinistra extraparlamentare, che a quei tempi non godeva di
buona salute ed aveva realizzato la propria extraneità non solo dal Parlamento,
ma dall'intera realtà. Mi sembra di ricordare un appellativo che definiva
questi soggetti del mondo universitario, cani sciolti. A questi si erano uniti
in poco tempo tutta una serie di personaggi che non solo non si riconoscevano
nelle forze politiche tradizionali, si sta parlando qui solo della Sinistra, a
quei tempi Comunione e Liberazione o altre rappresentanze di Centro o di Destra
non erano presenti all'interno dell'Università, ma avevano difficoltà a
riconoscersi in tutto quello che li circondava, a cominciare dalle aule e dai
professori con i quali avrebbero dovuto studiare. Per definirci in maniera
assai generosa eravamo soggetti in cerca della propria identità e intenzionati
a percorrere qualsiasi strada, musicale, psichedelica, bucolica, artigiana,
viaggiatrice, filosofica, poetica, per trovarla. Non avremmo mai pensato che ci
saremmo presto appassionati alla Politica.
A quei tempi non era necessario avere un pass per entrare in
Facoltà ed esisteva una specia di libero utilizzo delle aule. Mi ricordo ancora
l'aula a piano terra dove questo gruppo di profondi, sensibili ed intelligenti
emarginati ha deciso di compiere il primo passo verso la definizione della
propria identità, dandosi un nome, Collettivo NN. Avete presente i figli di
nessuno lasciati nel meccanismo di legno rotante all'ingresso del Convento
della S.S. Annunziata, detto anche Istituto degli Innocenti ? Nessuno di noi
infatti aveva chiaro davanti a se il termine nescio nomen, cioè non conosco il
nome, ma aveva invece nitida l'immagine del bimbo abbandonato e piangente. E
qui dobbiamo aprire una parentesi. Non è che tutto il gruppo fosse
prevalentemente ignorante, tutt'altro c'erano fior di intellettuali, è che
avevamo proceduto ad una rigida selezione di ciò che ritenevamo proficuo ed
interessante per la nostra personalità, e il latino non rientrava tra questi
aspetti.
Eccolo qua, in tutto il suo splendore anni '70, il Collettivo
NN in uno dei suoi frequenti momenti ludici, ritratto in occasione di una
grigliata all'aperto sul prato di una casa colonica, in fase di lenta e
risparmiosa ristrutturazione, nei dintorni di Firenze, di un qualche lontano
parente di uno dei membri, ignaro dell'accadimento, che dopo qualche settimana
si sarebbe domandato quale fosse la causa di quel cerchio di erba bruciata nel
mezzo del suo prato.
Questo gruppo di improvvisati, disomogenei e stralunati
individui ha prodotto alcune delle riflessioni più interessanti di quel
periodo, in particolare due: l'autonomia del proprio fare politica e la
necessità di dotarsi di strumenti seri per portarla avanti. La prima
riflessione è stata sulle offerte di rappresentanza politica che ci
circondavano e sulla loro inadeguatezza, quindi la necessità di darsi una forma
nuova di organizzazione, autonoma dai vari gruppi politici; una specie di
comitato di lavoro volontario per il raggiungimento degli obiettivi che ci
eravamo dati. Su questo ultimo aspetto eravamo forse un po' vaghi, essendo gli
obiettivi assai variegati e inerenti agli interessi e ai comportamenti più
diversi dell'esistenza umana. La seconda riflessione è stata sui contenuti del
nostro studio, su quello che l'Università ci offriva e su come ce lo
presentava; questo gruppo di variegati personaggi ha costretto i prestigiosi
docenti del Dipartimento di Filosofia, distratti da carriere politiche o dalla
direzione di collane editoriali, a sedersi ad un tavolo e a discutere un
documento sulla didattica e su cosa significava in quegli anni produrre cultura
all'interno di un'Università, cosa che la maggior parte di loro aveva
completamente dimenticato. Ma non è questo il luogo e il momento per
approfondire questo tema.
Ho accompagnato i componenti di questa allegra brigata su
queste pagine per sottolineare la loro freschezza, spensieratezza e incoscienza.
Qualcuno di loro poi è andato a piedi in India e non è più tornato, qualcuno è
diventato professore universitario, qualcuno sembra che peschi perle lungo la
costa brasiliana, qualcuno fa il contadino biodinamico, qualcuno il tecnico del
suono, qualcuno ha aperto un ingrosso di rivestimenti per il bagno, qualcuno ha
continuato a farsi solo canne.
Mi piace pensarli così diversi in quello che saranno andati a fare, come erano diversi quando li ho conosciuti.
Analogico
03 aprile 2021
Pasqua, di Resurrezione?
E anche quella di Hanns Eisler, allievo di Schönberg e della sua rivoluzione dodecafonica,
"Auferstanden aus Ruinen" - rovine che si riconoscono bene nelle riprese aeree della Berlino del 45. Ho scelto questa esecuzione, che illustra con immagini quello che la partitura e la musica trasmette, e non una delle tante con parate militari nella capitale della ex-Germania Est di cui il brano era assurto a rango istituzionale.






