Dato che mi sono presentato con la storia delle origini del mio nome, Taschenbunker, vi illustrerò alcune cose piuttosto interessanti, che ho scoperto sulla Svizzera.
Questo paese
ha avuto un ruolo di una certa rilevanza nella mia vita. Ho avuto una moglie
engadinese e due cani bernesi, più svariati amici provenienti dai diversi
cantoni di questa “ridente” nazione. Già, i suoi abitanti tendono a presentarsi
come una cartolina. Avete presente quelle descrizioni sulle vecchie guide turistiche,
quelle che descriverebbero Rignano come un ameno e ridente centro della Valle
dell’Arno…. Amano confermare tutti i nostri stereotipi e luoghi comuni, quali,
nell’ordine: i più bravi produttori di cioccolato al mondo, i più esatti
fabbricanti di meccanismi per la misurazione del tempo, i migliori garanti dei
vostri depositi di denaro all’estero, i custodi del paesaggio montano con più
prati, mucche, ruscelletti e cime innevate. E lo sono davvero. Peccato che si
dimentichino di mettere in rilievo i loro aspetti più interessanti e i loro
personaggi più affascinanti, anzi addirittura se ne vergognano e cercano di
rimuoverli.
Uno di questi aspetti è di estrema rilevanza politica e di notevole attualità. Nel 1291, per difendersi dall’invadenza dei vicini Asburgo e dei loro Balivi, e per smetterla di prendersi a bastonate tra di loro, tre cantoni, tre piccoli feudi di allora, si unirono e costituirono un Patto Confederale. Si fecero chiamare Waldstätte, cioè una cosa tipo: insediamenti della foresta. Questo per rendervi un po’ l’idea di che personaggi fossero, un’umanità un po’ selvatica, dedita alla caccia, alla pastorizia, all’agricoltura montana e dei boschi. Una specie di orco che coltivava e mangiava mirtilli. Ci volle un po’ di tempo, ma, aggiungendo cantone dopo cantone, nel 1848 si arriva alla proclamazione della costituzione federale svizzera, che prevede un'unione doganale e monetaria che elimina le frontiere, le monete regionali e le dogane e impone il franco svizzero come moneta della Confederazione. E’ la formazione del primo embrione di Comunità Europea; la Confederazione riunisce infatti aree completamente differenti tra loro, di lingua e cultura francese, italiana, tedesca e romancia. A parte i Romanci, decimati più dal turismo che dall’onnipresente e perfido sviluppo industriale capitalista, queste comunità costituiscono ancora la base sociale e culturale del Paese. Chi l’avrebbe detto eh ? La Svizzera come Paese della tolleranza e del rispetto reciproco tra culture diverse. E che noi siamo un po’ inficiati dalla rigida neutralità che la Svizzera ha manifestato nel corso della I e della II Guerra mondiale e dai profughi dal Nazismo, che venivano respinti alle frontiere. Pensate anche in questo caso ai nostri tentativi di difendere i nostri modelli sociali e democratici difendendo gli attuali confini della Comunità europea e dalla scarsa simpatia che questi tentativi suscitano nei profughi di oggi. Come vedete le analogie tra la Confederazione svizzera e la Comunità europea sono parecchie.
Non è che
gli svizzeri nascondano quest’aspetto della loro storia, intendo la fondazione
della confederazione, ma a mio avviso gli danno una scarsa rilevanza in ambito
europeo e lo negano con la loro scelta di rigida neutralità. Pensate se questo
embrione di confederazione europea fosse nato in Italia, quanto l’avremmo
menata con i nostri partner.
Scendiamo
all’interno delle singole lingue e culture e nelle varie discipline, per fare
altre scoperte decisamente sorprendenti. Non vorrei considerare il mio pubblico
un’accozzaglia di ignoranti, ma scommettiamo che i nomi dei prossimi autori e
artisti sono sempre stati da molti associati a nazioni quali la Francia,
l’Italia e la Germania e non alla Svizzera ? Lo sapete per esempio che Friedrich
Dürrenmatt è nato in un paesino dell’Emmental, si, la valle dove si produce il
formaggio con i buchi ? E qui bisogna aprire un inciso e ringraziare la
nazionale di sci Svizzera, che anni fa decise di indossare una tuta
avveniristica, che riproduceva la superficie del famoso formaggio, buchi
compresi, che molto di noi italiani abbiamo scambiato da bambini con il
Gruyère, Groviera, rivelandone a tutto il mondo la vera origine. Tornando a Dürrenmatt, approfittando di una
adolescenza un po’ turbolenta e della sua passione per il vino, la maggior
parte degli svizzeri lo considera un alcolizzato violento e comunista e non ne
ha colto la forza innovatrice di scrittore di romanzi gialli e di drammaturgo. Stessa
sorte è toccata a Max Frisch, che non è tedesco, ma svizzero, che è forse
ancora più odiato di Dürrenmatt, perché si è addirittura permesso di attaccare
uno dei miti del Paese, l’eroe degli oppositori ai Balivi asburgici, scrivendo
un manuale tagliente come il Guglielmo Tell per la scuola. Ci sono altri due
personaggi, ancor meno conosciuti, ma non meno significativi per la letteratura
europea, e decisamente scomodi e scandalosi per uno svizzero: Friedrich Glauser,
creatore di una serie di gialli con al centro il sergente Studer, poliziotto
svizzero alla Chandler; scrittore morfinomane, che non si è voluto negare
niente, dalla Legione straniera alle miniere del Belgio, all’Ospedale
psichiatrico (questo forse se lo sarebbe negato volentieri, ma ci venne rinchiuso
dal padre) e Peter Bichsel, grande fustigatore delle ipocrisie svizzere,
narratore per bambini e comunista per davvero, forse l’unico mai nato e tuttora
vivente in Svizzera. E non dimentichiamoci di Robert Walser, anche lui svizzero
puro. Passando alla lingua e cultura francese un posto di grande rilievo ce
l’ha il sociologo, saggista e personaggio politico, Jean Ziegler. Il suo libro
La Suisse lave plus blanc turba ancora le notti di molti banchieri e politici
svizzeri. Magari faccio bene a ricordare che anche Jean Jacques Rousseau è nato
sulle rive del Lago di Lemano.
Concludo con
l’arte. Forse non tutti si sono accorti che Alberto Giacometti è nato a
Borgonovo di Stampa in Val Bregaglia nel Cantone Grigioni e che Paul Klee è
nato, si è formato ed ha lungamente vissuto in Svizzera, dove è morto. Si sta
parlando di due dei maggiori padri dell’arte moderna e contemporanea.
Perché
quindi gli svizzeri ci stanno così antipatici ? Forse perché tendono a
mostrarci quello che per loro è il lato migliore e che a noi risulta il
peggiore. Forse perché ci sembrano sempre così normali e normati nella loro
quotidianità. Forse perché sono stati più bravi di noi nella salvaguardia
dell’ambiente naturale e nella valorizzazione del paesaggio. Forse perché non
ci hanno mai fatto vedere uno svizzero povero. Forse perché se gli chiedi
un’informazione per la strada si sentono aggrediti. Forse perché non prevedono
davanti alle loro belle casine un posto libero per parcheggiare l’auto degli
amici italiani, che vanno a trovarli per la cena.
Eppure anche
loro hanno avuto ed hanno tuttora dei personaggi che hanno mostrato con
sincerità alcuni degli aspetti più profondi dell’animo umano.
Taschenbunker


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