08 febbraio 2021

Senno 'a ggente se 'ncazza

Dopo mezza vita in nordeuropa, e per una follìa che racconterò un’altra volta, sono riemigrato in patria, catapultandomi per due anni a Roma. Un concentrato di sconvolgimenti culturali, antropologici, di vita quotidiana e di vicende molto personali, di emozioni, erotiche, di solitudine e di amarezza. Mi salgono alla mente il capolinea del tram 5, il gioielliere di piazza Vittorio, le parrucchiere eritree di via Conte Verde, il pronto soccorso di un noto ospedale romano, Villa Celimontana jazzistica in estate e due vicende di segno opposto: con una bella commercialista e con una travagliata single di ritorno, che dopo molte incertezze non mi volle. E ancora molte altre storie, aneddoti, , che narrerò in futuro.

Tram 5, capolinea
Mi muovevo molto, a tutte le ore del giorno e della notte, nei periodi effervescenti facevo scorribande nella notte romana, da solo o in buona compagnia. Era tarda sera, non orario da taxi, che usavo spesso. Al capolinea del tram 5, vicino a Termini, banchine, paline, nessun orario affisso. Pensai fosse stato vandalizzato. Ma vedo un capannello di dipendenti Atac e chiedo se e quando verrà rimesso. Risposta: “No-nno, nun ccestanno propio. Rutelli ce ‘e voleva mette’, ma noi nun gn’ abbiamo voluti. Perchè se poi er ttramm nun c’è, ‘a ggente s’encazza”

Commercialista
Vivevo all’Esquilino in un palazzo scassato,  giardinetto in abbandono con palma spelacchiata nel cortile, ma con un portiere – un po’ scassato pure lui. In quel periodo mi vedevo con una signora non giovanissima ma piacente, commercialista. La mattina presto, verso le 7, veniva a trovarmi, faceva ticchettare i tacchi  sul selciato dell’ingresso, borsa di pelle rigonfia e tailleur da professionista, impeccabile.
Riscendeva un’ora o due dopo, sempre impeccabile e io spesso con lei, per andare al lavoro (io col tram 5 e altri mezzi, lei con una berlina Bmw). Il povero portiere strabuzzava gli occhi ogni volta, e mi richiamava alla mente le prime pagine di Pinocchio:
  
“maestro Ciliegia di stucco, cogli occhi fuori del capo, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana”
   
In realtà ci frequentavamo anche la sera, a cena, o in mille altri modi. Lei era libera da legami come me. Dopo un po’ di tempo ebbi l’impressione che lei scivolasse lentamente in un coinvolgimento che in quel momento io non potevo darle, alla pari. Cercai in ogni modo di non ferirla, distaccandomi, anche se con un po’ di rimpianto per i bei momenti passati insieme, le molte risate e altro ancora. Credo di non averle fatto troppo male, o almeno lo spero.
Dell’altra signora, in altro momento, che mi piaceva e che tampinai senza successo, racconterò un’altra volta.
La fase romana durò circa due anni, era iniziata con una follìa e si concluse con un altro giro di boa, meno folle e un po’ più razionale, ma sempre con pezzi di emozioni in primo piano.

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