08 febbraio 2021

Il Settimo Sigillo e la scopata

Le chiacchiere da bar, ed oggi le cazzate a diffusione planetaria grazie al web, sono un vero universo sconfinato quanto sconfortante. Ma anche divertente, se si è nello spirito giusto e di buon umore.

Fra i temi su cui le stronzate trovano terreno fertilissimo, e si concentrano in modo esponenziale, ne osservo da tempo due, che forse mi sono particolarmente vicini sul piano esistenziale: il traffico e il sesso.  E non so in quale dei due si concentra maggiormente l’imbecillità popolare.

Tempo fa cercavo su Youtube uno spezzone di film in cui la morte facesse da fulcro,  un tema che in certi momenti mi tocca da vicino, e mi sono imbattuto nella scena del film di Ingmar Bergman “Il Settimo Sigillo” con il dialogo fra la gelida signora, vestita di nero e con la faccia bianchissima, e il cavaliere di ritorno dalle crociate, impersonato da Max von Sydow, che trova un paese flagellato dalla peste e dalla disperazione.

Mi è caduto l’occhio sul primo “commento”, subito sotto al filmato, e ne sono rimasto veramente estasiato.

“Questo film è una merda e l’unica e ultima volta che l’ho visto è stato solo per scopare una donna intellettuale. Ci sono riuscito. Per me questo può anche valere un oscar ma per il resto è da cestinare!”

Dunque, diamo per vera la vanteria: il buzzurro è riuscito a ribaltare la bella topa con 2 lauree, un PhD e che parla 4 lingue, sorbendosi un paio di ore di ore di proiezione e annessi in un cineforum. Anzi, forse ha addirittura noleggiato un DVD per vederlo sul maxi-schermo di casa insieme a quella troia (parole sue, che potrebbero avere significati per lui sconvolgenti …), sperando che gliela desse. Con gran fatica ha fatto finta di guardare lo schermo con interesse, mentre di sottecchi sbirciava nella scollatura, ha assunto pose pensose mentre sul divano allungava le mani verso i ginocchi di lei, e ha persino annuito a qualsiasi cosa la colta dama dicesse, osservandone le labbra con pensieri licenziosi. Poi c’è stata la ricompensa, di cui ci risparmia i particolari. Una botta e via, si intuisce, e lui tutto soddisfatto.

L’ometto neanche si immagina come racconta la bella signora “intellettuale” la serata trascorsa. Forse ne chiacchiera amabilmente con un’amica, fra le risate e gli ammiccamenti, con frasette del tipo:

“Ieri sera mi sono fatta un tizio un po’ coatto. L’idea mi stuzzicava. Avrà creduto di avermi rimorchiata lui, e non si è neanche reso conto che in realtà avevo fatto tutto io.”

E poi a raccontare la faccina del tizio che faceva finta di guardare il film di Bergman, cercando di nascondere il fastidio, finalizzato però ad un più alto ideale (si, quella cosa lì insomma …). E come storceva gli occhi, credendo che lei non se ne accorgesse. I suoi goffi tentativi di seduzione più o meno maldestra. E il sollievo della poliglotta multi-laureata quando finalmente è arrivato al dunque, forse entrando nei particolari  con l’amica a proposito di bottoni, gancetti, indumenti vari. E chissà come esprimerà il suo grado di soddisfazione sulle prestazioni del personaggio. Non è da escludere che il gran dispendio di energie nel far finta di partecipare ad una conversazione sugli archetipi contenuti nel film, abbia inciso sul vigore dell’ ometto. Ma potrebbe anche darsi che il suo immaginario maschile, piuttosto grezzo, ne abbia tratto giovamento e con esso varietà, durata, efficacia del suo potenziale virile.

Avrei pagato oro per assistere alla conversazione fra le due amiche, o magari prender parte alle risate, come mi è capitato qualche volta, su temi ed imprese analoghe a quelle che potrebbero esser scaturite dal “Settimo Sigillo”. Chissà se il grande Bergman lo aveva in qualche modo previsto.

Beh insomma, cari lettori (e lettrici, con mia maggiore attenzione), ora fate il sacrificio e guardatevela la scena del film – di leggere i commenti ve la potete risparmiare.

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