22 febbraio 2024

Si è aperta un'era di conflittualità

Stiamo attraversando un periodo molto delicato, dove assistiamo a macro fenomeni che comportano trasformazioni epocali. L'esaurimento di alcune risorse fondamentali o i maggiori costi per reperirle e l'abbandono di un'economia e di una mobilità basata sui combustibili fossili, che appare necessario per la salvaguardia del nostro pianeta, comporta delle scelte assai costose a vari livelli. Questo accade all'interno del Risiko che si gioca nel campo della geopolitica tra le grandi potenze, influisce sugli equilibri che queste intrattengono con gli altri Paesi, sia all'interno che all'esterno delle loro sfere di influenza, condiziona la stessa Comunità Europea nelle relazioni con e tra i suoi membri, in Italia pesa nei rapporti tra le classi che costituiscono il nostro tessuto sociale, tra le Regioni stesse e tra tutte le istituzioni che regolano la nostra vita a livello locale, oramai condiziona i comportamenti tra gli stessi abitanti di una grande città o di un borgo di poche anime.




Usciamo da un periodo che ha già contribuito di suo all'impoverimento di larghi strati sociali, crisi economiche, bolle finanziarie, epidemie e processi inflattivi hanno ridotto la capacità di consumo di alcuni ceti e ridotto in povertà una fetta ampia della popolazione. Povertà economica ma anche culturale, nel senso che ha ridotto la capacità di acquisire strumenti di conoscenza per molti componenti di questa fetta. Il commercio globale e gli strumenti digitali hanno messo a confronto su un unico bancone del mercato prodotti che nascono in realtà assai differenti tra loro e che hanno quindi costi di produzione totalmente differenti. Intere aree agricole, industriali, manifatturiere in varie parti del mondo sono andate in crisi e con loro i soggetti su cui si reggeva la produzione locale.
Nel frattempo le Nazioni più ricche e al loro interno le classi sociali più abbienti si sono rese conto che è necessario arrivare a nuovi stili di vita e a modi di produrre e di muoversi che non siano in conflitto con l'ambiente. L'Europa e con questa la Comunità Europea si è particolarmente distinta nel perseguire obiettivi che permettano una maggiore sostenibilità ambientale: limitazioni alle fonti energetiche basate sul carbon fossile, regolamentazione degli scarichi e dei residui delle attività industriali e agricole, limitazioni all'utilizzo di pesticidi e diserbanti. sostituzione dei mezzi di locomozione più vetusti ed inquinanti con auto elettriche. Tutte cose che costano e che alcuni paesi non si possono permettere.
Cose che costano anche per il nostro vicino o per il nostro collega di lavoro o per noi stessi.




Questi processi si innestano su una frattura che in questi anni ha rimodellato la nostra società. La realtà è sempre molto più complessa dei nostri strumenti di analisi, ma prendiamo in considerazione per facilità di ragionamento e per divertimento due diversi tipi di umanoide:
Homo Pauper, Sordidus et Reactionarius
Abita nelle periferie o nelle aree dismesse e depresse, ha un livello basso di istruzione e pochi soldi, se ne frega dell'ambiente, ha frustrazioni che lo portano a nutrire rancori verso il suo opposto e ritiene che i modelli del passato fossero assai migliori di quelli su cui si basa la società odierna.
Homo Dives, Naturae sollicitus et Progressivus
Vive nei centri storici delle città, che cerca di mantenere scevri dalle auto limitandone l'uso alle sole periferie, è rispettoso dell'ambiente, in modo particolare di quello dove vive con la propria famiglia, ha superato il mondo delle necessità e quindi ha tempo e modo per dedicarsi a migliorarsi e a migliorare le persone e la natura che lo circondano.
Prendiamo soprattutto in considerazione le caratteristiche politiche. Treccani le definisce in questo modo:
Reazionario: che è incline alla reazione, che appoggia o guida un movimento di reazione politica; termine riferito inizialmente agli oppositori della rivoluzione francese, poi genericamente a chi si oppone a ogni riforma e innovazione, mostrandosi tendenzialmente ostile al progresso.
Progressista: che sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza.



Reazionario o Progressista ?


Gli Stati Uniti sono l'esempio più luminoso di questa frattura. I sostenitori del Partito Democratico sono i membri delle classi benestanti degli Stati più ricchi, hanno un buon livello culturale e sono per modelli di vita sostenibili. I sostenitori del Partito Repubblicano, ma in particolare della sua anima più virulenta e maggioritaria espressa da Trump, fanno parte dei ceti sociali meno abbienti all'interno degli Stati più poveri e culturalmente più arretrati.
Situazione non diversa si è affermata in Italia, dove ormai il Partito Democratico cura con attenzione i diritti civili, gli animali e i parchi, mentre i partiti della Destra hanno conquistato il Governo del Paese puntando ai problemi più prosaici del nostro popolo. I disoccupati, larga parte dei giovani, moltissimi lavoratori dipendenti non votano più da tempo per i partiti di sinistra, ma sono alla ricerca di risposte direi di tipo pragmatico.
In entrambi i Paesi esiste un gruppo o vari gruppi sociali che non aspettano altro che qualcuno li circuisca con programmi populisti e nostalgici, che li giustifichino a non affrontare i cambiamenti epocali che ci attendono per rifugiarsi in posizioni autarchiche e astoriche. Atteggiamento facilitato da una classe politica progressista che gli prospetta un futuro di sacrifici e rinunce, che gli presenta un progetto di cambiamento assolutamente non sostenibile per le loro tasche, già vuote.
Tutte queste differenze portano ad una grossa conflittualità e ad una lacerazione che non fa certo bene alla convivenza civile e allo sviluppo economico e sociale di una Nazione.





Conflittualità che come dicevo all'inizio si ritrova a livello politico mondiale, dove l'accaparramento di risorse: acqua, fonti energetiche, nuove terre coltivabili spingono i Paesi ad una forte concorrenza e all'insorgere di nuove guerre. In questo panorama assistiamo ad un'Europa che è ancora convinta che tutto possa essere affermato con l'uso della diplomazia e del commercio, ad una potenza che è stata più o meno il riferimento e il custode di molte delle democrazie del Mondo nel secolo scorso e che adesso traballa, gli Stati Uniti, a due potenze, la Russia e la Cina, che non nascondono i loro fini imperialistici e hanno deciso di affrontare questa fase di conflittualità con la guerra e con la penetrazione economica.
Anche questo è un bel paradosso, che varrà la pena di analizzare qualche volta. I Paesi dove il marxismo progettava di condurre le umane sorti ad obiettivi e cambiamenti luminosi, emancipando l'uomo prima dalla povertà e quindi dalla dipendenza dal lavoro, conducendolo sino al mondo della libertà, dove tutti avrebbero fatto quello che più rispondeva alle proprie capacità e ai propri desideri, sono oggi i rappresentanti più tetri e più pericolosi di questa Reazione.

Direi che il futuro non è roseo.