Vorrei innanzi tutto riflettere su un aspetto di metodo. Questo conflitto ci ha sempre portato a privilegiare il fatto di schierarsi in favore di una o di un'altra delle due parti in lotta o di cercare di capire per chi si stesse schierando un qualsiasi nostro interlocutore, piuttosto che cercare di comprendere la realtà e del perché le cose andassero in uno o nell'altro modo.
Spesso il nostro pregiudizio è stato ideologico, a volte religioso, a volte di comodo, ma spesso su questo nodo della storia della seconda metà del Novecento ci siamo confrontati in maniera acritica, enucleando unicamente due soggetti, divisi da un muro, come quello che divideva Berlino e la Germania tutta. Sfortunatamente questo approccio sul Medio Oriente non è cambiato nemmeno dopo il 1989, dopo la caduta del muro di cemento che ha aperto invece una nuova fase nella storia dei rapporti tra Est ed Ovest.
Da quello che accade in questi giorni in Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza possiamo però trarre un primo insegnamento di metodo: la realtà è sempre molto più complessa di come cerchiamo di vederla e di definirla quando esprimiamo dei giudizi. Noi tendiamo a semplificare e spesso una facile morale individua dei buoni e dei cattivi che servono per non ammettere di saperne poco o niente sulla complessità di quello che vediamo. Tanto per fare un esempio, al momento una delle due parti, la popolazione palestinese, non ha nessuna voce in capitolo nell'andamento di questa guerra, una larga parte dell'altra delle due parti, la popolazione israeliana, viene da una lunga protesta nei confronti della propria rappresentanza politica e ha deciso di mettere tutto in secondo piano per il momento per difendere il proprio territorio. Entrambe le popolazioni costituiscono la grande massa delle vittime di questo conflitto.
Non penso che il popolo abbia sempre ragione, che sia sempre e comunque un soggetto positivo e che vada salvaguardata la sua innocenza dalla solita classe politica stupida e corrotta. Penso che entrambe le popolazioni siano state incapaci di produrre una loro rappresentanza politica appropriata e dignitosa, e che al momento la parte maggioritaria di entrambe valga politicamente come il due di picche e che molti altri soggetti abbiano maggiore potere di incidere sulle vicende attuali.
I soggetti che contano sul campo sembrano essere al momento l'establishment politico legato al partito di Benjamin Netanyahu e i gruppi della destra oltranzista, anche se solo pro tempore perché potrebbe aspettarli una resa dei conti politica alla fine del conflitto, Hamas, Hezbollah e l'Iran che li appoggia e li arma. Il problema però non sembra più essere solamente la creazione di due Stati indipendenti di Palestina e di Israele, sembra che tutto questo avvenga nell'ambito di un Risiko geopolitico in cui anche Russia, Cina e Stati Uniti hanno qualcosa da dire. Come se non bastasse, esistono anche potenze intermedie come Turchia, Egitto e Arabia Saudita, con loro precise mire espansionistiche, che premono su quei territori. Possiamo vedere quindi che il problema non è con chi stare tra Israeliani e Palestinesi, ma cercare di capire qualcosa in una realtà così complessa.
Lasciamo quindi gli aspetti di metodo e osserviamo brevemente come si è sviluppata la rappresentanza politica di queste due popolazioni e a grandi linee quale é la situazione attuale. Abu Mazen è il presidente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, quindi dovrebbe essere il soggetto principale dei fatti che stanno accadendo in questi giorni, in realtà non conta niente, non ha detto quasi niente e quel poco che ha detto e fatto non è interessato a nessuno. E' da anni che lui e la sua corte hanno perduto ogni potere di rappresentanza del popolo palestinese, ma non hanno mai lasciato il loro uffici e le loro cariche, gestendo il potere che gli derivava dalla loro posizione e i finanziamenti che arrivavano e arrivano dalla UE e dall'ONU. Hamas ha invece scelto di stare accanto alla popolazione palestinese fisicamente ed economicamente, con un lavoro che un tempo si sarebbe detto di base, figurando come l'unico referente politico, religioso, economico a volte anche semplicemente pratico.
Da anni i palestinesi sono di fronte ad un vuoto di potere, di rappresentanza politica e Hamas ha riempito questo vuoto. E' stato totalmente irresponsabile lasciare che si sviluppasse questa situazione e la vera sconfitta dei palestinesi è stata quella di non aver espresso una propria classe dirigente, di non aver gestito l'opportunità offerta dalla creazione di un territorio come la Striscia di Gaza, difficile e drammatico quanto si vuole, ma pur sempre un'opportunità di poter mostrare al mondo di cosa potevano essere capaci i palestinesi nella gestione di un territorio e nell'amministrazione di una loro enclave.
Il risultato è che oggi i grandi della Terra che visitano quell'area e vanno a cercare un referente politico del popolo palestinese, non trovano nessuno. Un bel problema.
Dall'altra parte un paese come quello di Israele, che si presenta al mondo come l'unica democrazia del Medio Oriente, come un esempio di convivenza civile e di spirito di patria, come un modello di produttività economica, che stava attraversando uno dei momenti di maggiore debolezza nella sua storia politica. Dilaniato da uno scontro politico sulle proprie garanzie costituzionali, diretto da un personaggio ormai logoro sia all'estero che all'interno, governato da un Governo in cui i coloni dell'ultra destra avevano una loro forte rappresentanza politica, come spaventato di fronte alla possibilità di applicare gli accordi di Oslo e praticando politiche quotidiane irrispettose di quegli accordi.
Chi ha deciso l'inasprimento dello scontro, chi ha ritenuto di trarre vantaggi politici dallo scoppio di una nuova guerra, non poteva scegliere momento migliore. I due soggetti principali attraversavano entrambi, più che momenti, anni di debolezza politica. E non è che l'inizio di questo conflitto li abbia rafforzati, tutt'altro. I palestinesi sono allo sbando e sono sull'orlo di una crisi umanitaria, gli israeliani sembrano procedere per forza di inerzia, senza sapere dove andare e cosa fare e l'unico obiettivo politico che hanno saputo proporre è la vendetta.
E' venuta a mancare la Politica da entrambe le parti e in questo modo la situazione potrà solo peggiorare.