04 aprile 2021

C'era una volta

C'era una volta chi si appassionava alla Politica. Vi racconto il mio '68.

Doveva essere Gennaio, eravamo nel 1977 e, come accadeva spesso in quegli anni le novità partivano in altre città e poi arrivavano anche a Firenze. Strano però che questa volta fossero partite da Macerata e Camerino. In quelle amene località delle Marche erano infatti iniziate le occupazioni da parte del movimento degli studenti delle locali Università. 

Frequentavo la Facoltà di Filosofia, posta sulle prime colline che da Firenze portano a Trespiano, in un antico convento che offriva il privilegio di seguire le lezioni di Eugenio Garin in quello che era l'antico refettorio. Eravamo molto decentrati, la provincia della provincia, se a Firenze "le cose succedevano in ritardo", da noi non arrivavano nemmeno.

Mi ricordo che in un mattino di sole mi recai a casa di un caro amico, a letto con l'influenza, coetaneo e cofrequentatore del convento ormai divenuto sede di Lumi. Con la sconsideratezza con cui ragionavamo a quell'età, decidemmo che era l'ora di seguire il glorioso esempio dei compagni di Macerata e Camerino e di occupare anche noi l'Università. Considerammo che se avessimo occupato il "Pellegrino", così si chiamava il luogo dove incontravamo il pensiero filosofico classico, non se ne sarebbe accorto nessuno. Decidemmo quindi di scendere a valle e di puntare alla Facoltà di Lettere di Piazza Brunelleschi, da sempre il cuore pulsante degli studi umanistici fiorentini. Sede della mitica Aula 8, una grande aula dove si erano succeduti tutti i mini leader studenteschi dal '68 ad allora. Non ci volle poi molto, un certo numero di manifesti, che a quei tempi si chiamavano Tazebao, in onore di quel mattacchione di Mao Tse Tung, oggi Zedong, che li aveva utilizzati per invitare il popolo a sparare sul comitato centrale del partito comunista cinese, e un paio di riunioni. Apparve così all'ingresso della Facoltà uno striscione con su scritto Università occupata, firmato Movimento degli studenti.

Per costituire tale movimento in realtà c'eravamo incontrati con i cinque o sei che conoscevamo per il loro impegno politico nei gruppi della cosiddetta sinistra extraparlamentare, che a quei tempi non godeva di buona salute ed aveva realizzato la propria extraneità non solo dal Parlamento, ma dall'intera realtà. Mi sembra di ricordare un appellativo che definiva questi soggetti del mondo universitario, cani sciolti. A questi si erano uniti in poco tempo tutta una serie di personaggi che non solo non si riconoscevano nelle forze politiche tradizionali, si sta parlando qui solo della Sinistra, a quei tempi Comunione e Liberazione o altre rappresentanze di Centro o di Destra non erano presenti all'interno dell'Università, ma avevano difficoltà a riconoscersi in tutto quello che li circondava, a cominciare dalle aule e dai professori con i quali avrebbero dovuto studiare. Per definirci in maniera assai generosa eravamo soggetti in cerca della propria identità e intenzionati a percorrere qualsiasi strada, musicale, psichedelica, bucolica, artigiana, viaggiatrice, filosofica, poetica, per trovarla. Non avremmo mai pensato che ci saremmo presto appassionati alla Politica.

A quei tempi non era necessario avere un pass per entrare in Facoltà ed esisteva una specia di libero utilizzo delle aule. Mi ricordo ancora l'aula a piano terra dove questo gruppo di profondi, sensibili ed intelligenti emarginati ha deciso di compiere il primo passo verso la definizione della propria identità, dandosi un nome, Collettivo NN. Avete presente i figli di nessuno lasciati nel meccanismo di legno rotante all'ingresso del Convento della S.S. Annunziata, detto anche Istituto degli Innocenti ? Nessuno di noi infatti aveva chiaro davanti a se il termine nescio nomen, cioè non conosco il nome, ma aveva invece nitida l'immagine del bimbo abbandonato e piangente. E qui dobbiamo aprire una parentesi. Non è che tutto il gruppo fosse prevalentemente ignorante, tutt'altro c'erano fior di intellettuali, è che avevamo proceduto ad una rigida selezione di ciò che ritenevamo proficuo ed interessante per la nostra personalità, e il latino non rientrava tra questi aspetti.

Eccolo qua, in tutto il suo splendore anni '70, il Collettivo NN in uno dei suoi frequenti momenti ludici, ritratto in occasione di una grigliata all'aperto sul prato di una casa colonica, in fase di lenta e risparmiosa ristrutturazione, nei dintorni di Firenze, di un qualche lontano parente di uno dei membri, ignaro dell'accadimento, che dopo qualche settimana si sarebbe domandato quale fosse la causa di quel cerchio di erba bruciata nel mezzo del suo prato.



Non sto a elencarvi i nomi e cosa facevano, né tantomeno cosa fanno adesso, perché o non me lo ricordo o non l'ho mai saputo, nella maggior parte dei casi. Le facce però sono quasi tutte sorridenti e, anche se ognuno aveva o avrebbe avuto i suoi grattacapi, danno l'idea di spassarsela.

Questo gruppo di improvvisati, disomogenei e stralunati individui ha prodotto alcune delle riflessioni più interessanti di quel periodo, in particolare due: l'autonomia del proprio fare politica e la necessità di dotarsi di strumenti seri per portarla avanti. La prima riflessione è stata sulle offerte di rappresentanza politica che ci circondavano e sulla loro inadeguatezza, quindi la necessità di darsi una forma nuova di organizzazione, autonoma dai vari gruppi politici; una specie di comitato di lavoro volontario per il raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo dati. Su questo ultimo aspetto eravamo forse un po' vaghi, essendo gli obiettivi assai variegati e inerenti agli interessi e ai comportamenti più diversi dell'esistenza umana. La seconda riflessione è stata sui contenuti del nostro studio, su quello che l'Università ci offriva e su come ce lo presentava; questo gruppo di variegati personaggi ha costretto i prestigiosi docenti del Dipartimento di Filosofia, distratti da carriere politiche o dalla direzione di collane editoriali, a sedersi ad un tavolo e a discutere un documento sulla didattica e su cosa significava in quegli anni produrre cultura all'interno di un'Università, cosa che la maggior parte di loro aveva completamente dimenticato. Ma non è questo il luogo e il momento per approfondire questo tema.

Ho accompagnato i componenti di questa allegra brigata su queste pagine per sottolineare la loro freschezza, spensieratezza e incoscienza. Qualcuno di loro poi è andato a piedi in India e non è più tornato, qualcuno è diventato professore universitario, qualcuno sembra che peschi perle lungo la costa brasiliana, qualcuno fa il contadino biodinamico, qualcuno il tecnico del suono, qualcuno ha aperto un ingrosso di rivestimenti per il bagno, qualcuno ha continuato a farsi solo canne.

Mi piace pensarli così diversi in quello che saranno andati a fare, come erano diversi quando li ho conosciuti.

Analogico




2 commenti:

  1. Quanto avrei voluto vivere il 68!!
    Ho vissuto un altro periodo che non si avvicinava neanche un po 'al mitico 68. Ho manifestato, frequentato centri sociali ma mancava la vera anima che, ha guidato il periodo antecedente al mio. Bravi, bravissimi, siete stati dei grandi qualsiasi fine avete fatto negli anni successivi.
    La foto.. La foto è l' immagine di ciò che ho sempre seguito quando ero ragazza. Ancora oggi ricerco immagini così e mi guardo film comunisti anni 70.
    Grazie per aver condiviso questo ricordo che per me, ha fatto la differenza quando ero ancora studentessa anche se in un diverso periodo.
    B

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  2. una "prospettiva" che mi incuriosisce molto - ti potrei intervistare?

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