24 gennaio 2021

Il "Taschenbunker"

Buongiorno a tutti.
Mi presento spiegandovi cosa sia nella realtà un Taschenbunker. La traduzione letterale è bunker da tasca, cioè portatile, facilmente utilizzabile.
Dobbiamo risalire indietro negli anni, quando in Svizzera dominava l'idea che il Paese potesse essere invaso da una potenza straniera, non necessariamente di origne slava o asiatica, anche l'Italia era vista come potenziale nemico, oppure che potesse scoppiare la scintilla per l'inizio di una distruzione nucleare. Per legge federale ogni abitazione o esercizio commerciale di nuova costruzione doveva dotarsi un un bunker antiatomico. La legge prescriveva e si dilungava nei dettagli tecnici sullo spessore delle pareti in cemento armato e della porta in piombo, sulla proporzione tra potenziali utilizzatori e superfici dello stesso. Adesso quest'obbligo non esiste più e nella maggior parte dei casi i bunker esistenti vengono utilizzati come credenze o ambienti refrigerati per verdure fresche e vini, essendo costruiti sottoterra e mantenendo una temperatura piuttosto fredda.
Negli anni '80 però la cosa era presa molto sul serio e anche nei più piccoli villaggi alpini esistevano rifugi antiatomici, istruzioni dettagliate su come comportarsi e responsabili locali preposti all'applicazione di tali normative. Proprio uno di questi villaggi è stato il teatro della nascita del Taschenbunker, Guarda, nel Canton Grigioni.
Non si sa per quale strana alchimia storica e sociale la responsabilità di dirigere la locale Protezione civile era toccata ad uno di quei soggetti tipici delle socialdemocrazie mitteleuropee, del quale taceremo il nome ma chiameremo Du, che non abbandonano mai la loro posizione privilegiata di adolescenti-studenti e godono dei frutti di una società ad economia avnzata, che gli permette di vivere di corsi di formazione, di aggiornamento e di altre iniziative più o meno utili. Du è stato un vero e proprio campione in questo, riuscendo a farsi finanziare i corsi sugli argomenti più disparati, presentati e realizzati nelle scuole locali. Ne cito solo due a titolo esemplificativo: tecniche per costruire il proprio aquilone con la plastica dei sacchetti della spazzatura e manuale per risuolarsi da soli a casa le proprie scarpe di pelle. Du aveva passato i quarant'anni ed era riuscito a non dover mai realmente lavorare e, cosa incredibile, ad avere un certo riconoscimento sociale come competente artigiano e formatore. Data la formazione agro-montana-forestale dei suoi concittadini, era così assurto a responsabile della Protezione civile.
Non prendendosi troppo sul serio e non prendendo troppo sul serio i suoi ignari concittadini, prese la decisione di produrre un certo quantitativo di Taschenbunker, corrispondenti al numero degli abitanti di Guarda. Si trattava di un sacchetto di carta di un certo spessore, di colore marrone, come i nostri sacchetti riciclabili della Coop, con stampate in rosso le istruzioni di uso nella lingua locale, il Romanch, e in Tedesco. Le istruzioni davano le indicazioni su come inginocchiarsi in terra in un angolo della casa, aprire il sacchetto, introdurlo a partire dalla testa, per arrivare a coprire il proprio corpo sino alla metà delle proprie braccia, in caso di esplosione di un conflitto nucleare. Du curò personalmente, quale capo della Protezione civile locale, la distribuzione del manufatto tra la popolazione, assicurandosi il corretto utilizzo dello stesso. La maggior parte degli abitanti seguì attentamente l'addestramento.
Riuscimmo a salvarlo a fatica alle giuste ire delle istituzioni, mobilitando tutti gli amici influenti disponibili: sindaco del villaggio, il quale lo fece anche per salvarsi il culo, visto che ce l'aveva messo lui a dirigere la Protezione civile, avvocati, politici
e addirittura con la minaccia di mettere in piedi un comitato.
Io credo che ne esistano ancora di questi prototipi e che qualcuno a Guarda cerchi ancora di superare i propri gomiti con questa copertura rassicurante.
La foto che vedete raffigura la mia gatta Punzie, all'interno del suo personale Taschenbunker, un cestino di vimini. Da oggi sarà la mia firma.

Taschenbunker




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