L'unica attività alla quale si era dedicato quella mattina era stato di
risollevare ad un'altezza corretta, rispetto alla camicia, il bordo dei suoi
calzoni, e di tentare di fermarli stringendo al massimo la cintura. Ma era
riuscito solo a riconoscere nell'aumento del proprio calore corporeo, di essere
vicino al massimo di eccitazione possibile per il suo animo tranquillo. D'altra
parte era inutile affannarsi. Chi aveva inventato pantaloni e camicia non aveva
pensato alla conformazione fisica di W. P. Kuhn.
Se invece di restare un uomo solitario avesse sposato una dolce Vreni o
una qualsiasi Birgit, avrebbe forse scoperto da tempo che un paio di bretelle
potevano costituire la soluzione migliore ai suoi impedimenti. Non era poi
l'unico responsabile se la sua pancia aveva assunto rotondità quasi materne. Di
suo ci metteva solo qualche bicchiere di birra Calanda, consumato nelle
frequenti pause dagli impegni dell'ufficio. Molto era dipeso dall'inattività
organizzata del suo ufficio.
Erano quasi dieci anni che aveva lasciato gli impegni e le carte di
magistrato, per accettare quell'incarico. Aveva girato i tribunali di mezza
Svizzera, senza pensare di fermarsi in nessuna di quelle quiete atmosfere di
provincia. Quando quella circolare, su carta intestata del Bundesrat di
Giustizia, lo aveva come folgorato. Saranno stati i film americani, con agenti
segreti che saltavano con gli sci ai piedi dalle cime del Piz Corvatsch ai
letti accoglienti di prosperose fanciulle. Saranno stati i servizi fotografici
che la schweizer Illustrierte dedicava alle vacanze dei Von Opel, dei Thyssen
Bornemitza o dei Von Karayan. Eppure il nome della località dove era richiesto
un comandante per il Corpo di Polizia Municipale, aveva affascinato il nostro
giudice novello e interrotto precocemente la sua carriera.
St. Moritz, cittadina di personaggi esclusivi, di ricchezze e di
bellezze inenarrabili, di intrighi internazionali. Top of the World, dove si
incontrano i traffici leciti ed illeciti di tutto il mondo. Era stata una
specie di finestra aperta verso l'avventura, verso le piacevoli sensazioni
dell'incognito.
Quanto diversa gli si era rivelata questa realtà. Il suo ricordo di
giorni utti uguali fu interrotto da uno squillo, solo leggermente diverso da
quello, ripetuto, che lo svegliava ogni mattina alle 7,30. Era il
telefono. La voce squillante e sempre attiva del signor Füßli, segretario
municipale, lo penetrò dolorosamente. Quell'uomo aveva sempre un'energia
spropositata rispetto al ritmo degli avvenimenti correnti.
"Buongiorno Capitano Kuhn. Le sarei grato se potesse consegnarmi
tutti i verbali delle multe effettuate dai suoi uomini in questi due giorni,
entro le 15 di oggi. Sa, è Venerdì e ci tengo a registrare con precisione i
documenti prima delle 17". Kuhn ebbe la visione precisa del signor Füßli
che tornava a casa, cenava, scherzava, copulava e passava il fine settimana con
la propria coscienza. Rispose con un semplice "Certo signor Füßli".
Ben sapendo che la sua risposta sarebbe stata totalmente ininfluente. Lo
"Spirito della Municipalità" aveva già riattaccato la cornetta.
Kuhn rimase alla sua scrivania, scritando l'ambiente che lo circondava.
Gli oggetti erano sistemati con una perfezione geometrica. Tutto era pronto per
un suo che stentava ad arrivare. Il suo ufficio era come un Teorema di
Pitagora, in sè perfetto, ma con quella stessa sensazione di inutilità data
dalla conoscenza della lunghezza dell'ipotenusa.
Marco Pedretti veniva dalla valle di Poschiavo e il suo viso rivelava
ancora il calore rosso di chi ha passato l'adolescenza a segare il fieno
sull'Alpe. Ma, quando entrò senza bussare nell'ufficio del "capo", il
suo viso era particolarmente infiammato.
"Capitano, hanno telefonato dal Palace Hotel. E' da non credere, ma
dicono che c'è un corpo che galleggia nella piscina dell'albergo.".
Non si sa se per incredulità o per mancanza di abitudine all'uso di
questa parola, aveva esitato a definirlo un morto. Anche per questo Kuhn ci
mise qualche secondo a percepire l'assoluta novità della situazione. Lasciò
perdere Pitagora, pensò un attimo a quell'autore italiano di cui non ricordava
il nome, e che gli aveva regalato momenti di piacere con la lettura del Deserto
dei Tartari e si alzò. Dal muro più alto della Fortezza Bastiani, chiamò forte.
"Pomatti !". Un'altra bella faccia da montanaro apparve sulla soglia
del suo ufficio. "Prendi la macchina, dobbiamo andare subito al Palace
Hotel". Nella sua semplicità da bregagliotto, Giorgi Pomatti,
ex-contadino, 32 anni, poliziotto da quattro, non riuscì a capire l'utilità di
salire su di un auto per percorrere i trecento metri che li separavano dalla
loro meta. Ma ubbidì.

Sono ansiosa di leggere la seconda puntata.
RispondiEliminaLa prima mi ha fatto già viaggiare con la fantasia, fino ad arrivare a St.Moritz.
vedi vedi ...
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