17 settembre 2021

Limpide ambiguità - 1° episodio

Nella tradizione dei racconti di appendice, dalle storie di cappa e spada pubblicate da Alexandre Dumas sul giornale Le Siècle nel 1844, ai gialli deliranti di Raymond Chandler, raccolti su Black Mask a partire dal 1933, Taschenbunker ha deciso di presentare il suo racconto giallo a puntate su questo blog. Naturalmente la trama si svolge in Engadina, anzi nel suo centro più esclusivo e famoso, St. Moritz, dove il sottoscritto ha vissuto la sua prima esistenza matrimoniale. Durante un lungo periodo di convalescenza, da rottura del tendine di Achille, trovandosi parcheggiato su una sdraio al sole e tra una coppa di champagne e un tramezzino al salmone, Taschenbunker ha vinto la noia e superato il lento scorrere delle ore della giornata, immaginandosi un assassino che insanguinava le rive dell'omonimo lago.
Et voilà, la prima puntata di Limpide ambiguità.

Un ufficio municipale svizzero -

A Walter Paul Kuhn non capitava mai di perdere la calma, al massimo lo assaliva una leggera calura, data dall'aumento della velocità di circolazione del sangue. Cosa cge accadeva assai di rado.

L'unica attività alla quale si era dedicato quella mattina era stato di risollevare ad un'altezza corretta, rispetto alla camicia, il bordo dei suoi calzoni, e di tentare di fermarli stringendo al massimo la cintura. Ma era riuscito solo a riconoscere nell'aumento del proprio calore corporeo, di essere vicino al massimo di eccitazione possibile per il suo animo tranquillo. D'altra parte era inutile affannarsi. Chi aveva inventato pantaloni e camicia non aveva pensato alla conformazione fisica di W. P. Kuhn.

Se invece di restare un uomo solitario avesse sposato una dolce Vreni o una qualsiasi Birgit, avrebbe forse scoperto da tempo che un paio di bretelle potevano costituire la soluzione migliore ai suoi impedimenti. Non era poi l'unico responsabile se la sua pancia aveva assunto rotondità quasi materne. Di suo ci metteva solo qualche bicchiere di birra Calanda, consumato nelle frequenti pause dagli impegni dell'ufficio. Molto era dipeso dall'inattività organizzata del suo ufficio.

Erano quasi dieci anni che aveva lasciato gli impegni e le carte di magistrato, per accettare quell'incarico. Aveva girato i tribunali di mezza Svizzera, senza pensare di fermarsi in nessuna di quelle quiete atmosfere di provincia. Quando quella circolare, su carta intestata del Bundesrat di Giustizia, lo aveva come folgorato. Saranno stati i film americani, con agenti segreti che saltavano con gli sci ai piedi dalle cime del Piz Corvatsch ai letti accoglienti di prosperose fanciulle. Saranno stati i servizi fotografici che la schweizer Illustrierte dedicava alle vacanze dei Von Opel, dei Thyssen Bornemitza o dei Von Karayan. Eppure il nome della località dove era richiesto un comandante per il Corpo di Polizia Municipale, aveva affascinato il nostro giudice novello e interrotto precocemente la sua carriera.

St. Moritz, cittadina di personaggi esclusivi, di ricchezze e di bellezze inenarrabili, di intrighi internazionali. Top of the World, dove si incontrano i traffici leciti ed illeciti di tutto il mondo. Era stata una specie di finestra aperta verso l'avventura, verso le piacevoli sensazioni dell'incognito.

Quanto diversa gli si era rivelata questa realtà. Il suo ricordo di giorni utti uguali fu interrotto da uno squillo, solo leggermente diverso da quello, ripetuto, che lo svegliava ogni mattina alle 7,30. Era il telefono. La voce squillante e sempre attiva del signor Füßli, segretario municipale, lo penetrò dolorosamente. Quell'uomo aveva sempre un'energia spropositata rispetto al ritmo degli avvenimenti correnti.

"Buongiorno Capitano Kuhn. Le sarei grato se potesse consegnarmi tutti i verbali delle multe effettuate dai suoi uomini in questi due giorni, entro le 15 di oggi. Sa, è Venerdì e ci tengo a registrare con precisione i documenti prima delle 17". Kuhn ebbe la visione precisa del signor Füßli che tornava a casa, cenava, scherzava, copulava e passava il fine settimana con la propria coscienza. Rispose con un semplice "Certo signor Füßli". Ben sapendo che la sua risposta sarebbe stata totalmente ininfluente. Lo "Spirito della Municipalità" aveva già riattaccato la cornetta.





Kuhn rimase alla sua scrivania, scritando l'ambiente che lo circondava. Gli oggetti erano sistemati con una perfezione geometrica. Tutto era pronto per un suo che stentava ad arrivare. Il suo ufficio era come un Teorema di Pitagora, in sè perfetto, ma con quella stessa sensazione di inutilità data dalla conoscenza della lunghezza dell'ipotenusa.

Marco Pedretti veniva dalla valle di Poschiavo e il suo viso rivelava ancora il calore rosso di chi ha passato l'adolescenza a segare il fieno sull'Alpe. Ma, quando entrò senza bussare nell'ufficio del "capo", il suo viso era particolarmente infiammato.

"Capitano, hanno telefonato dal Palace Hotel. E' da non credere, ma dicono che c'è un corpo che galleggia nella piscina dell'albergo.".

Non si sa se per incredulità o per mancanza di abitudine all'uso di questa parola, aveva esitato a definirlo un morto. Anche per questo Kuhn ci mise qualche secondo a percepire l'assoluta novità della situazione. Lasciò perdere Pitagora, pensò un attimo a quell'autore italiano di cui non ricordava il nome, e che gli aveva regalato momenti di piacere con la lettura del Deserto dei Tartari e si alzò. Dal muro più alto della Fortezza Bastiani, chiamò forte. "Pomatti !". Un'altra bella faccia da montanaro apparve sulla soglia del suo ufficio. "Prendi la macchina, dobbiamo andare subito al Palace Hotel". Nella sua semplicità da bregagliotto, Giorgi Pomatti, ex-contadino, 32 anni, poliziotto da quattro, non riuscì a capire l'utilità di salire su di un auto per percorrere i trecento metri che li separavano dalla loro meta. Ma ubbidì.  

Taschenbunker




2 commenti:

  1. Sono ansiosa di leggere la seconda puntata.
    La prima mi ha fatto già viaggiare con la fantasia, fino ad arrivare a St.Moritz.

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