28 febbraio 2021

Confronti di genere

Sono tra quegli uomini che non ama stare con i suoi simili, ma preferisce da sempre la compagnia delle donne. Ho sempre mal tollerato circolini ARCI, club sportivi, serate di calcetto, poker o televisione. Trovo che gli assembramenti forzati di solo genere maschile siano un po' tristi. Perdiamo in brillantezza e narcisismo, proprio perché non abbiamo più alcuna necessità di metterci in competizione, per l'assenza delle donne. Se proprio devo comunque scendere nei dettagli, la situazione che preferisco è quella di uno a una, io e una donna, una-un rappresentante per genere.

Ma iniziamo a scendere nel merito. Chi come me appartiene alle generazioni di maschietti nati negli anni '50 e che ha raggiunto la propria pubertà all'inizio degli anni sessanta, sa bene che tipo di relazione avessimo con l'altro genere. Gravati dalle nubi cupe del cattolicesimo imperante e appena usciti dalla catechesi di avviamento alla comunione, eravamo avvolti da pesanti catene che trattenevano le nostre eruzioni ormonali, creando situazioni a dir poco esplosive. Dovete pensare che a quei tempi alla televisione non si dicevano parolacce e testi o canzoni che potessero in qualche modo alludere al rapporto fisico tra un uomo e una donna, erano banditi e a volte messi al rogo. Alcuni dischi e alcune pellicole sono stati veramente bruciati. Abbiamo avuto una palestra di erotismo trattenuto, fisicamente dai preti e dalla DC e moralmente dal nostro senso del peccato, che potevamo diventare dei serial killer o dei totali asessuati. Chi ce l'ha fatta a superare questa cortina di ferro ha però maturato e conservato sino in tarda età un forte desiderio nei confronti dell'altro da se. Inoltre la socialità era a quei tempi prettamente realizzata all'interno del tuo stesso genere ed era difficile trovare occasioni di incontro con le ragazze. Come diceva un mio caro amico in quei tempi: "Chi ha veramente provato la fame, apprezza maggiormente e sa tener di conto del cibo." Non potendo viverlo, ci nutrivamo esclusivamente di sesso orale, nel senso che ne parlavamo e basta. E ne parlavamo in modo assai competitivo, dilatando a dismisura i film fantastici che ci facevamo e presentandoli come reali. Io ho fatto questo e io ho fatto quest'altro. Eravamo pieni di paura e di ignoranza sull'argomento, ma non lo confessavamo, anzi lo utilizzavamo per competere con gli altri maschietti. Non avendolo mai vissuto e non avendo potuto cogliere la bellezza e la profondità di uno scambio e di un'unione di corpi e di menti, che si considerano come due sfere parimenti interessanti, avevamo trasformato il sesso in una performance sportiva. D'altronde lo sport era l'unico terreno che conoscevamo e che poteva avere qualche attinenza con l'intensità di un rapporto sessuale. Lo immaginavamo quindi soprattutto come una prestazione unicamente del nostro corpo, che avrebbe dovuto pensare a tutto e gestire tutto, quando sarebbe arrivato il momento. E dovevi anche farlo meglio di tutti quelli che l'avevano già fatto prima di te e che ce l'avevano descritto in tutti i dettagli, naturalmente nella maggior parte dei casi falsi. Io ero terrorizzato dalla cosa, a tal punto che la prima volta che una donna mi ha proposto di passare la notte con lei, sono fuggito, balbettando scuse grottesche. Me ne sono sempre pentito, primo perché lei era molto bella e secondo perché era più grande di me e molto più tranquilla e edotta intorno alla cosa. Se fossi stato tranquillo anch'io e avessi confessato la mia inesperienza, lei mi avrebbe sicuramente insegnato ad amare il suo e il mio corpo. Ho avuto comunque a fortuna di ritrovarmi in una situazione simile dopo non molto tempo, non sono fuggito, ed ho appreso molto.

Diciamo che come introduzione può bastare, ci risentiamo presto per la prima storia.

The Boxer

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