Appena arrivato in ufficio, nonostante fosse Sabato mattina, giorno semi
festivo, ricevette più telefonate che in una settimana di normale lavoro. Il
primo a chiamare fu il segretario Füssli, che tralasciò completamente ogni
accenno ai verbali delle multe, che non aveva ricevuto perché erano ancora sul
tavolo di Kuhn, per passare ad un’accorata esortazione, durata quasi mezzora.
In sintesi, gli espose tutta la preoccupazione del Borgomastro e di tutto il
Consiglio comunale per gli ultimi avvenimenti, In particolare, decessi così
innaturali, contribuivano a gettare un’ombra su una città tanto stimata in
tutto il mondo. Innaturali, li aveva definiti proprio così, decessi innaturali.
La sottigliezza linguistica cercava di rimuovere il fatto che per le strade
della città consacrata a San Maurizio e alla più alta borghesia del pianeta,
girava tranquillamente un assassino seriale.
La seconda telefonata la ricevette da Roberto Passügger, stimato
direttore del Kurverein, cioè il locale ufficio del turismo. Costui era l’inventore
della più sciagurata campagna di promozione turistica dell’Engadina. Era
infatti il padre di Heidiland. Dimostrando una fantasia sfrenata, il nostro era
riuscito ad ignorare tutte le bellezze naturali della valle, per associare il
nome dell’Engadina a quello di una bambina, buona e paffutella, nata e cresciuta,
se mai esistita veramente, da tutt’altre parti. A coronamento di questa geniale
operazione aveva fatto costruire un finto chalet alpino, promovendolo a casa
natale di Heidi, per la gioia incontenibile dei turisti americani e giapponesi.
L’unico aspetto positivo di tutta questa montatura era che lo chalet era stato
costruito sul terreno di quel caro amico e genio della salumeria, che era
Renato Giovanoli, il quale si era fatto pagare profumatamente l’esproprio del
terreno. Carissimo “Ultimo uccello del Paradiso”, quanti bei ricordi nella tua
carissima Pila.
Il Passügger invece girava per l’Engadina con la sua figura sempre
impeccabile, alto e slanciato, con vestiti di taglio leggero e italiano,
perennemente abbronzato. I suoi baffi grigio chiari tagliavano perfettamente le
curate simmetrie del volto. La voce era naturalmente calda e convincente e,
unita alle labbra sagomate da cui proveniva, forniva una sintesi perfetta di
armonia. “I fatti accaduti nella giornata di ieri sono di estrema gravità –
esordì – Anni di lavoro spesi nel costruire una valida immagine turistica della
nostra valle di St. Moritz, corrono il rischio di andare perduti. L’élite
sociale internazionale che costituisce il nostro pubblico certo non gradisce,
nel luogo di riposo preferito, un’atmosfera di insicurezza e di illegalità. Le
raccomando a nome di tutti coloro che hanno a cuore il nome della nostra cittadina,
la massima cautela e discrezione nelle indagini. Soprattutto nei confronti
della stampa la sua riservatezza deve essere assoluta ed ogni sua dichiarazione
pubblica deve essere concordata precedentemente con il sottoscritto e con il
Borgomastro. La invito inoltre ad evitare iniziative come quella da Lei intraprese,
come richiedere liste di clienti agli alberghi e soprattutto indagare sugli
affari personali dei nostri ospiti più influenti, quali per esempio la famiglia
Casiraghi”.
Kuhn stava per chiedere se avesse dovuto concordare anche dove bere la
sua prossima birra o se poteva decidere autonomamente. Preferì invece dare un
consiglio al signor Passügger: “Fossi in Lei non mi preoccuperei troppo, il
Kurverein può sempre fa stampare dei nuovi manifesti con foto di morti
impiccati e donne sgozzate, intitolando la campagna ‘Wilkommen in Barbabluland!’”.
Riattaccò il ricevitore senza attendere i commenti di Passügger alla proposta.
Non si era aspettato questa mobilitazione generale e soprattutto dei toni così
duri. Mentre leggeva il rapporto della Questura di Milano sulle attività dei
Casiraghi, si domandò chi poteva essere il burlone che passava tutte queste
notizie riservate a Passügger. Chiamò Pomatti e Pedretti e li avvisò che se nel
prossimo futuro fosse uscita dal suo ufficio anche una sola parola, li metteva
sotto processo e li rimandava a segare il fieno sull’alpe. Continuò quindi la
sua lettura, da cui risultava che il finanziere Casiraghi, padre del giovane,
era persona stimata e di provata capacità nelle operazioni di borsa. Da qualche
tempo svolgeva attività di consulente nei confronti di alcuni grossi istituti
di credito. Niente, da quel rapporto non si cavava niente di sospetto. Passò
quindi alla lettura della lista dei clienti del Palace. C’erano almeno un paio
di nomi all’apparenza di origine italiana, dal suono meridionale. Nessun nome
arabo, Niente anche qui. Telefonò al direttore del Palace. Voleva sapere chi aveva cenato o preso l’aperitivo o
semplicemente conversato con la giovane coppia, prematuramente scomparsa. Fortunatamente
il direttore era presente e non doveva perdere tempo ad interrogare i
camerieri. Avevano preso l’aperitivo con il signor Winterhouse, anziano
giornalista inglese che tutti gli anni passava le sue vacanze solitarie a St. Moritz.
Avevano cenato da soli, ma brindando spesso con gli impiegati del Kurverein,
che insieme al direttore Passüger festeggiavano la cena di fine stagione ad un
tavolo vicino. Avevano infine preso un caffè e fumato un sigaro di nuovo con il
signor Winterhouse, e quindi erano usciti.
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