01 novembre 2021

Limpide ambiguità - 6° episodio

Ma perchè questi toni così duri ?

Appena arrivato in ufficio, nonostante fosse Sabato mattina, giorno semi festivo, ricevette più telefonate che in una settimana di normale lavoro. Il primo a chiamare fu il segretario Füssli, che tralasciò completamente ogni accenno ai verbali delle multe, che non aveva ricevuto perché erano ancora sul tavolo di Kuhn, per passare ad un’accorata esortazione, durata quasi mezzora. In sintesi, gli espose tutta la preoccupazione del Borgomastro e di tutto il Consiglio comunale per gli ultimi avvenimenti, In particolare, decessi così innaturali, contribuivano a gettare un’ombra su una città tanto stimata in tutto il mondo. Innaturali, li aveva definiti proprio così, decessi innaturali. La sottigliezza linguistica cercava di rimuovere il fatto che per le strade della città consacrata a San Maurizio e alla più alta borghesia del pianeta, girava tranquillamente un assassino seriale.

La seconda telefonata la ricevette da Roberto Passügger, stimato direttore del Kurverein, cioè il locale ufficio del turismo. Costui era l’inventore della più sciagurata campagna di promozione turistica dell’Engadina. Era infatti il padre di Heidiland. Dimostrando una fantasia sfrenata, il nostro era riuscito ad ignorare tutte le bellezze naturali della valle, per associare il nome dell’Engadina a quello di una bambina, buona e paffutella, nata e cresciuta, se mai esistita veramente, da tutt’altre parti. A coronamento di questa geniale operazione aveva fatto costruire un finto chalet alpino, promovendolo a casa natale di Heidi, per la gioia incontenibile dei turisti americani e giapponesi. L’unico aspetto positivo di tutta questa montatura era che lo chalet era stato costruito sul terreno di quel caro amico e genio della salumeria, che era Renato Giovanoli, il quale si era fatto pagare profumatamente l’esproprio del terreno. Carissimo “Ultimo uccello del Paradiso”, quanti bei ricordi nella tua carissima Pila.

Il Passügger invece girava per l’Engadina con la sua figura sempre impeccabile, alto e slanciato, con vestiti di taglio leggero e italiano, perennemente abbronzato. I suoi baffi grigio chiari tagliavano perfettamente le curate simmetrie del volto. La voce era naturalmente calda e convincente e, unita alle labbra sagomate da cui proveniva, forniva una sintesi perfetta di armonia. “I fatti accaduti nella giornata di ieri sono di estrema gravità – esordì – Anni di lavoro spesi nel costruire una valida immagine turistica della nostra valle di St. Moritz, corrono il rischio di andare perduti. L’élite sociale internazionale che costituisce il nostro pubblico certo non gradisce, nel luogo di riposo preferito, un’atmosfera di insicurezza e di illegalità. Le raccomando a nome di tutti coloro che hanno a cuore il nome della nostra cittadina, la massima cautela e discrezione nelle indagini. Soprattutto nei confronti della stampa la sua riservatezza deve essere assoluta ed ogni sua dichiarazione pubblica deve essere concordata precedentemente con il sottoscritto e con il Borgomastro. La invito inoltre ad evitare iniziative come quella da Lei intraprese, come richiedere liste di clienti agli alberghi e soprattutto indagare sugli affari personali dei nostri ospiti più influenti, quali per esempio la famiglia Casiraghi”.




Kuhn stava per chiedere se avesse dovuto concordare anche dove bere la sua prossima birra o se poteva decidere autonomamente. Preferì invece dare un consiglio al signor Passügger: “Fossi in Lei non mi preoccuperei troppo, il Kurverein può sempre fa stampare dei nuovi manifesti con foto di morti impiccati e donne sgozzate, intitolando la campagna ‘Wilkommen in Barbabluland!’”. Riattaccò il ricevitore senza attendere i commenti di Passügger alla proposta. Non si era aspettato questa mobilitazione generale e soprattutto dei toni così duri. Mentre leggeva il rapporto della Questura di Milano sulle attività dei Casiraghi, si domandò chi poteva essere il burlone che passava tutte queste notizie riservate a Passügger. Chiamò Pomatti e Pedretti e li avvisò che se nel prossimo futuro fosse uscita dal suo ufficio anche una sola parola, li metteva sotto processo e li rimandava a segare il fieno sull’alpe. Continuò quindi la sua lettura, da cui risultava che il finanziere Casiraghi, padre del giovane, era persona stimata e di provata capacità nelle operazioni di borsa. Da qualche tempo svolgeva attività di consulente nei confronti di alcuni grossi istituti di credito. Niente, da quel rapporto non si cavava niente di sospetto. Passò quindi alla lettura della lista dei clienti del Palace. C’erano almeno un paio di nomi all’apparenza di origine italiana, dal suono meridionale. Nessun nome arabo, Niente anche qui. Telefonò al direttore del Palace. Voleva sapere  chi aveva cenato o preso l’aperitivo o semplicemente conversato con la giovane coppia, prematuramente scomparsa. Fortunatamente il direttore era presente e non doveva perdere tempo ad interrogare i camerieri. Avevano preso l’aperitivo con il signor Winterhouse, anziano giornalista inglese che tutti gli anni passava le sue vacanze solitarie a St. Moritz. Avevano cenato da soli, ma brindando spesso con gli impiegati del Kurverein, che insieme al direttore Passüger festeggiavano la cena di fine stagione ad un tavolo vicino. Avevano infine preso un caffè e fumato un sigaro di nuovo con il signor Winterhouse, e quindi erano usciti.


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