In varie fasi della vita sono stato lettore di fantascienza. Quella di ottimo livello, anche se non sempre è stato facile tirarla fuori fra le tante frattaglie. Alcuni racconti e qualche romanzo sono rimasti nel mio immaginario. "Sentinella" di F. Brown, poco più di una pagina con le ultime righe che sconvolgono il lettore e le sue quasi incrollabili convinzioni. E "La Settima Vittima", di un altro grande della fantascienza, R. Sheckley.
In un futuro non lontano l'umanità, sconvolta dalla violenze e dalle guerre, ha trovato una via di uscita più efficace delle molte utopie che hanno provato a redimerla: canalizzare l'aggressività insita nell'individuo, e addirittura istituzionalizzarla in modo da delimitarne i danni: l'Ufficio Catarsi Emotiva. Un servizio aperto a tutti, volontario, che permette di partecipare ad una specie di gara nel quale la posta in gioco è la morte o l'assassinio legalizzato di un altro partecipante. I ruoli in cui ciascuno si alterna sono quelli di "vittima" o di "cacciatore", dove il secondo sa chi è la persona designata, mentre la prima non conosce l'identità dell'assassino da cui dovrà difendersi e forse ucciderlo.
Il protagonista è già esperto quando riceve la lettera dell'Ufficio, con il nome di una donna che sarà la sua prossima vittima.
Il cacciatore protagonista del racconto resta però profondamente stupito che la vittima designata, al contrario che nelle precedenti cacce, non cerchi minimamente di difendersi o fuggire, e anzi sembra offrirsi come facile vittima predestinata. La segue per giorni, la osserva, fino ad un hotel di lusso, dove la affascinate donna entra in conversazione con lui nella hall. Ne segue una cena e poi un seducente sviluppo in camera, le parole e gli sguardi sempre più roventi. Ormai lontano dal ruolo del cacciatore, eccitato non dall'omicidio ma dalla brama, la vede che si accende una sigaretta, e in uno sprazzo di lucidità egli riconosce la canna di un'arma nel forellino dell'accendisigari.
Un colpo in pieno petto lo fa stramazzare su di un tavolino. Poi vede lei che prende la mira per il colpo di grazia, mentre mormora: "Finalmente potrò entrare nel Club dei Dieci"
Il racconto è uscito in italiano nella celebre raccolta "Le meraviglie del possibile" ed ha avuto una versione filmica, con Mastroianni e Ursula Andress, che però stravolge il finale.
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