14 novembre 2021

Limpide ambiguità - 8° episodio

A cena da Herr Roth

Per quel pomeriggio fortunatamente non ci furono altri morti, Le sera Kuhn era invitato a cena da Jakob Roth, un ebreo, residente a Zurigo, di origine polacca. Personaggio molto interessante, aveva una biografia da far invidia ad Elias Canetti. Se solo avesse scelto di dedicarsi alla letteratura o alla poesia, avremmo avuto un grande scrittore in più nella nostra piccola Europa. Aveva optato invece per il commercio ed aveva diretto con enorme successo la catena di ristoranti, ereditata dal padre. Era rimasto però un grande intellettuale. Oltre ad una raffinata intelligenza Roth possedeva un gusto quasi perfetto per la cucina e il buon vino. Erano stati questi due aspetti a farli incontrare e a farli diventare due buoni amici. Lo accolse sulla porta della sua grande villa sulla collina di Suvretta, come lo avrebbe accolto e invitato ad entrare in tre stanze bianche e disadorne sulla collina di Gerusalemme. "Benvenuto nella mia umile dimora". Come sempre portava sulla testa il copricapo tradizionale ebraico, così come tutti i suoi figli maschi, che con lui erano ad attenderlo sulla porta. Tutti avevano i capelli tagliati piuttosto corti, con due unici lunghi riccioli che scendevano al posto delle basette. Il taglio ed il colore degli abiti era come sempre il più triste possibile. Con i loro completi neri e le loro cravatte nere su camicie bianche, sembrava una famiglia di funzionari di pompe funebri. Ma, a parte tutta questa ortodossia della forma, erano tutte care persone. Nel salotto illuminato e riscaldato da un bel fuoco, li attendevano la moglie e le quattro figlie.

Iniziarono con un bianco fresco come aperitivo, un Aigle fresco di cantina. Mentre la signora Jakob gli offriva alcune tartine al salmone, il marito gli domandò dolcemente: "Come va la vita ? Sembra che in questi ultimi tempi il lavoro il lavoro di comandante della polizia di St. Moritz sia diventato un po' meno monotono". "Già, asserì lievemente Kuhn, se continua ad uccidere con questo ritmo, presto a St. Moritz ci saranno più morti che a Beirut. A parte gli scherzi, ‘c’è qualcosa di banale in queste morti. Si ha una prima impressione di grandiosità, si pensa a cause remote nello spazio e nel tempo. In un primo momento ho cercato nomi stranieri, che mi fornissero l'identità di un killer professionista. Ma se fosse stato tale, avrebbe ucciso una volta sola. Questa catena di morti nasce dagli errori, ogni assassinio copre quello precedente". Sedettero a tavola, dove due silenziosi camerieri servirono una deliziosa crema di pomodoro e cetrioli. Kuhn appoggiò il suo bicchiere di Malanser rosato e proseguì: "Ogni volta si ha l'impressione che l'autore abbia improvvisato. In un primo momento quasi con paura, infine, via via che nella sua mente si delinea la scena del nuovo delitto, quasi con piacere. Come un regista che muove gli attori sulla scena e vede comporsi un finale affascinante, assolutamente imprevisto. Se potessi contare anch'io sulle tavole della Torà, come te, caro Jakob, e non solo dall'esperienza che viene da un'esistenza piuttosto normale, forse avrei una conoscenza più profonda dell'animo umano. Particolarmente del suo lato più oscuro, quello del male". Amavano entrambi scherzare sulle proprie ortodossie, fu quindi naturale per Jakobi ribattere: "Se invece di essere uno scettico protestante, che tenta di risolvere tutti i propri dubbi con la ragione positiva, tu accettassi che il male ha nel mondo una sua dignità divina che spinge l'uomo a comportamenti per te incomprensibili. Se tu non fossi così cartesiano e riformato, la realtà ti apparirebbe molto più semplice". Su queste riflessioni vennero serviti dei filetti di pollo cucinati una salsa di vino bianco secco e guarniti con una crema fredda di porri. Il vino assunse un colore rosso, leggermente più marcato, proprio del Chianti dei Colli toscani di Carmignano.

"E' vero, la mia maggiore difficoltà consiste nell'individuare il progetto che sta dietro a questi delitti", proseguì Kuhn, " adesso mi rendo conto che vado a caccia di fantasmi. Costui non ha alcun progetto, ha ucciso per caso anche la prima volta, come accidentalmente sono cadute sotto i suoi colpi le altre vittime". "Attento però", affermò Roth, "un filo sottile lega adesso gli avvenimenti. Inaspettata anche all'autore di questi delitti, è sopravvenuta l'emozione di dare la morte ad un altro essere umano. Il male gli ha svelato il piacere di uccidere". Apparve sulla tavola un profumatissimo capriolo, tagliato a piccoli dadi e cotto alla cacciatora, immerso cioè in una salsa scura, molto aromatica. Il vino divenne sempre più rosso, ed assunse i toni rubini di una Riserva di Morellino di Scansano, Kuhn cominciava ad essere un pochino alterato. Quella successione di vini iniziava a ledere la sua bonaria imperturbabilità verso il mondo.

"E' innegabile che un certo piacere lo abbia procurato anche a me. Ha come rotto una nebbia decennale. Dovevi vedere le reazione dei Füssli e dei Passügger. Il loro perbenismo di facciata funziona perfettamente nella routine quotidiana, ma si sgretola di fronte a fatti starordinari. Questo assassino è per loro una variabile imprevista, è come la perdita del controllo che hanno sulla realtà". "Non credere caro Kuhn, sembra a prima vista. La loro capacità di inscatolare il movimento che li circonda è fantastica. Non è un caso che voi svizzeri siate i migliori orologiai della Terra. Numerare e dominare lo scorrere del tempo è stata la prima dei filosofi occidentali e voi, anche geograficamente, siete come il cuore della nostra vecchia Europa. Vi invidio per questo, nel vostro conservatorismo siete i depositari della tradizione razionalista del pensiero occidentale. Nel bene e nel male". A questo punto Kuhn era quasi ubriaco. Assaggiò solo per cortesia il formaggio fresco, che gli venne servito con noci e chicchi di uva. Bevve però con piacere un bicchierino di Passito di Pantelleria. Barcollando seguì la famiglia Roth verso le confortevoli poltrone della sala da fumo. Accettò come una liberazione un caffè espresso e si sprofondò beatamente di fronte al cammino acceso.

"Cosa pensi di fare allora ?" Domandò Roth. "Niente. Aspetto. Ci sarà un altro morto, ma credo che sarà l'ultimo. Gli errori si sommano e l'improvvisazione si paga, anche nel crimine". Un bicchierino di kirsch gli dette la sensazione di potersi risollevare dal torpore. Trovò infine la forza di salutare tutti i membri di quella numerosa famiglia e per ringraziare la signora Roth per la suntuosa cena. Sulla porta strinse la mano all'amico ed ebbe ancora un attimo di lucidità per osservare un oggetto, che richiamò la sua attenzione, appoggiato in un angolo dell'ingresso. "Ma guarda ! Anche tu possiedi un bastone da passeggio".




La notte dormì un sonno pesante Il vino e il troppo cibo gli movimentarono i sogni. L'amico Roth teneva alte davanti al suo volto le pagine della Torà, gridando: "Ascolta gli insegnamenti del nostro Dio terribile". Srotolava le antiche pagine e restava con in mano un bastone da passeggio insanguinato. "Questo è il simbolo e la mano della vendetta del Male sulle tue ipocrite forze del Bene". Infine venne rincorso lungo una strada deserta dalla signora Von Apfel seduta sulla sua carrozzella da invalida, brandendo un coltello da cucina, gridava: "Un altro morto tu vuoi ? Non ti basta di non aver fatto alcunchè per salvarmi la vita?.



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