Per quel pomeriggio fortunatamente non ci furono altri morti, Le sera Kuhn era
invitato a cena da Jakob Roth, un ebreo, residente a Zurigo, di origine
polacca. Personaggio molto interessante, aveva una biografia da far invidia ad
Elias Canetti. Se solo avesse scelto di dedicarsi alla letteratura o alla poesia,
avremmo avuto un grande scrittore in più nella nostra piccola Europa. Aveva
optato invece per il commercio ed aveva diretto con enorme successo la catena
di ristoranti, ereditata dal padre. Era rimasto però un grande intellettuale.
Oltre ad una raffinata intelligenza Roth possedeva un gusto quasi perfetto
per la cucina e il buon vino. Erano stati questi due aspetti a farli incontrare
e a farli diventare due buoni amici. Lo accolse sulla porta della sua grande
villa sulla collina di Suvretta, come lo avrebbe accolto e invitato ad entrare
in tre stanze bianche e disadorne sulla collina di Gerusalemme. "Benvenuto
nella mia umile dimora". Come sempre portava sulla testa il copricapo
tradizionale ebraico, così come tutti i suoi figli maschi, che con lui erano ad
attenderlo sulla porta. Tutti avevano i capelli tagliati piuttosto corti, con due
unici lunghi riccioli che scendevano al posto delle basette. Il taglio ed il
colore degli abiti era come sempre il più triste possibile. Con i loro completi
neri e le loro cravatte nere su camicie bianche, sembrava una famiglia di
funzionari di pompe funebri. Ma, a parte tutta questa ortodossia della forma,
erano tutte care persone. Nel salotto illuminato e riscaldato da un bel fuoco,
li attendevano la moglie e le quattro figlie.
Iniziarono con un bianco fresco come aperitivo, un Aigle fresco di cantina.
Mentre la signora Jakob gli offriva alcune tartine al salmone, il marito gli
domandò dolcemente: "Come va la vita ? Sembra che in questi ultimi tempi
il lavoro il lavoro di comandante della polizia di St. Moritz sia diventato un
po' meno monotono". "Già, asserì lievemente Kuhn, se continua ad
uccidere con questo ritmo, presto a St. Moritz ci saranno più morti che a
Beirut. A parte gli scherzi, ‘c’è qualcosa di banale in queste morti. Si ha una
prima impressione di grandiosità, si pensa a cause remote nello spazio e nel
tempo. In un primo momento ho cercato nomi stranieri, che mi fornissero
l'identità di un killer professionista. Ma se fosse stato tale, avrebbe ucciso
una volta sola. Questa catena di morti nasce dagli errori, ogni assassinio
copre quello precedente". Sedettero a tavola, dove due silenziosi
camerieri servirono una deliziosa crema di pomodoro e cetrioli. Kuhn appoggiò
il suo bicchiere di Malanser rosato e proseguì: "Ogni volta si ha
l'impressione che l'autore abbia improvvisato. In un primo momento quasi con
paura, infine, via via che nella sua mente si delinea la scena del nuovo
delitto, quasi con piacere. Come un regista che muove gli attori sulla scena e
vede comporsi un finale affascinante, assolutamente imprevisto. Se potessi
contare anch'io sulle tavole della Torà, come te, caro Jakob, e non solo
dall'esperienza che viene da un'esistenza piuttosto normale, forse avrei una
conoscenza più profonda dell'animo umano. Particolarmente del suo lato più
oscuro, quello del male". Amavano entrambi scherzare sulle proprie
ortodossie, fu quindi naturale per Jakobi ribattere: "Se invece di essere
uno scettico protestante, che tenta di risolvere tutti i propri dubbi con la
ragione positiva, tu accettassi che il male ha nel mondo una sua dignità divina
che spinge l'uomo a comportamenti per te incomprensibili. Se tu non fossi così
cartesiano e riformato, la realtà ti apparirebbe molto più semplice". Su queste riflessioni vennero serviti dei filetti di pollo cucinati una salsa di
vino bianco secco e guarniti con una crema fredda di porri. Il vino assunse un
colore rosso, leggermente più marcato, proprio del Chianti dei Colli toscani di
Carmignano.
"E' vero, la mia maggiore difficoltà consiste nell'individuare il
progetto che sta dietro a questi delitti", proseguì Kuhn, " adesso mi
rendo conto che vado a caccia di fantasmi. Costui non ha alcun progetto, ha
ucciso per caso anche la prima volta, come accidentalmente sono cadute sotto i
suoi colpi le altre vittime". "Attento però", affermò Roth,
"un filo sottile lega adesso gli avvenimenti. Inaspettata anche all'autore
di questi delitti, è sopravvenuta l'emozione di dare la morte ad un altro
essere umano. Il male gli ha svelato il piacere di uccidere". Apparve
sulla tavola un profumatissimo capriolo, tagliato a piccoli dadi e cotto alla
cacciatora, immerso cioè in una salsa scura, molto aromatica. Il vino divenne sempre
più rosso, ed assunse i toni rubini di una Riserva di Morellino di Scansano,
Kuhn cominciava ad essere un pochino alterato. Quella successione di vini
iniziava a ledere la sua bonaria imperturbabilità verso il mondo.
"E' innegabile che un certo piacere lo abbia procurato anche a me. Ha
come rotto una nebbia decennale. Dovevi vedere le reazione dei Füssli e dei
Passügger. Il loro perbenismo di facciata funziona perfettamente nella routine
quotidiana, ma si sgretola di fronte a fatti starordinari. Questo assassino è
per loro una variabile imprevista, è come la perdita del controllo che hanno
sulla realtà". "Non credere caro Kuhn, sembra a prima vista. La loro
capacità di inscatolare il movimento che li circonda è fantastica. Non è un
caso che voi svizzeri siate i migliori orologiai della Terra. Numerare e
dominare lo scorrere del tempo è stata la prima dei filosofi occidentali e voi,
anche geograficamente, siete come il cuore della nostra vecchia Europa. Vi
invidio per questo, nel vostro conservatorismo siete i depositari della
tradizione razionalista del pensiero occidentale. Nel bene e nel male". A
questo punto Kuhn era quasi ubriaco. Assaggiò solo per cortesia il formaggio
fresco, che gli venne servito con noci e chicchi di uva. Bevve però con piacere
un bicchierino di Passito di Pantelleria. Barcollando seguì la famiglia Roth
verso le confortevoli poltrone della sala da fumo. Accettò come una liberazione
un caffè espresso e si sprofondò beatamente di fronte al cammino acceso.
"Cosa pensi di fare allora
?" Domandò Roth. "Niente. Aspetto. Ci sarà un altro morto, ma credo
che sarà l'ultimo. Gli errori si sommano e l'improvvisazione si paga, anche nel
crimine". Un bicchierino di kirsch gli dette la sensazione di potersi
risollevare dal torpore. Trovò infine la forza di salutare tutti i membri di
quella numerosa famiglia e per ringraziare la signora Roth per la suntuosa
cena. Sulla porta strinse la mano all'amico ed ebbe ancora un attimo di
lucidità per osservare un oggetto, che richiamò la sua attenzione, appoggiato
in un angolo dell'ingresso. "Ma guarda ! Anche tu possiedi un bastone da
passeggio".
La notte dormì un sonno pesante Il
vino e il troppo cibo gli movimentarono i sogni. L'amico Roth teneva alte
davanti al suo volto le pagine della Torà, gridando: "Ascolta gli
insegnamenti del nostro Dio terribile". Srotolava le antiche pagine e
restava con in mano un bastone da passeggio insanguinato. "Questo è il
simbolo e la mano della vendetta del Male sulle tue ipocrite forze del
Bene". Infine venne rincorso lungo una strada deserta dalla signora Von
Apfel seduta sulla sua carrozzella da invalida, brandendo un coltello da
cucina, gridava: "Un altro morto tu vuoi ? Non ti basta di non aver fatto
alcunchè per salvarmi la vita?.
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