27 novembre 2021

Limpide ambiguità - 10° e ultimo episodio

Epilogo

Kuhn aveva dato la massima diffusione possibile alla notizia, che alle 19 qualcuno avrebbe fornito nome e cognome dell'assassino. Era certo che a quell'apparecchio non si sarebbe trovata una persona sola, ma dietro di lui avrebbe preso forma l'ombra di qualcuno che era pronto ad uccidere per la quinta volta. Alle 18:59 Kuhn sollevò la cornetta dell'apparecchio posto sul tavolo dell'ufficio dell'albergo e formò il numero dell'interno 315. Note acute intermittenti lo avvertirono che in quello stanzino buio il telefono stava squillando. Una voce bassa e incerta risuonò all'altro lato del filo. "Pronto. Parlo con il commissario Kuhn ? Sono un impiegato dell'albergo, il mio nome non ha importanza, devo solo comunicarvi che ....". La frase si interruppe e in quei due minuti di silenzio ci fu una successione di eventi rapidissimi, che portarono all'epilogo della nostra storia.

L'ombra che aveva percorso furtivamente il corridoio buio, che si apriva subito dietro il famoso stanzino, aveva aperto la porta ed aveva sollevato un bastone da passeggio per colpire. Pedretti aveva precipitosamente abbandonato la zuppa di gamberi e si era lanciato a fermare la mano omicida. Pomatti, giacca nera, camicia bianca e papillon nero, aveva lasciato la sua posizione di cameriere di sala e si era precipitato a sua volta all'interno dello stanzino. Quando Kuhn giunse sul luogo ed accese l'unica piccola lampadina, la debole luce illuminò una scena assai interessante. Un giovane cameriere sorreggeva il filo dell'apparecchio numero 315, la cornetta era in terra e il suo sguardo era atterrito come quello della lepre, colta lungo la strada dai fari dei bracconieri. Due impacciati poliziotti, a nome Pomatti e Pedretti, con un colore di fiamma sulle guance, tentavano di frenare i movimenti, inconsulti e di nevrotica ribellione, di una figura sportiva, alta e snella, con un volto abbronzato e incorniciato da un bel paio di baffi e da capelli di un castano ben curato. Proprio lui, Roberto Passugger, lo stimato ed ammirato direttore del Kurverein, nonché ideatore della campagna di promozione turistica Heidiland. Kuhn non potette trattenere un fremito di piacere, che trovò sfogo in una sonora risata.




Jakob Roth appoggiò il suo calice di Brunello di Montalcino sul tavolo. Un raggio di sole engadinese metteva maggiormente in risalto il rosso rubino e la corposità di quel vino. "E così sei finalmente arrivato a svelare il volto sotto il quale si era incarnato il male. Ci hai mostrato la faccia di Caino". Kuhn sorseggiava con avidità ma con attenzione quel liquido profumato, cogliendone le particolarità del legno di rovere, del grano che cresce tra le vigne della collina di Montalcino e forse del profumo della viola mammola che tra quelle spighe fiorisce. "Più che Caino, lo vedrei meglio raffigurato in un Giano bifronte. Un volto rassicurante che prepara le vacanze delle famiglie benestanti da un lato, e la faccia terrea di un omosessuale represso, disposto ad uccidere pur di mantenere il suo segreto, dall'altro. E questo campione di conformismo, nonché beneamato direttore del Kuhrverein è stato sorpreso in atteggiamento affettuosamente espansivo con un giovane cameriere del Palace. Proviamo ad immaginare la scena. Sono le 4:30 del mattino, Casiraghi è stato da poco lasciato da solo nella sua stanza dalla sua amica occasionale. Non ha sonno. Decide di fare un giro per l'albergo deserto e di andare a fumare una sigaretta nel salone del piano terra. I tappeti coprono il rumore dei suoi passi. Passugger e il suo efebo non cessano le proprie effusioni amorose, se non quando se lo trovano di fronte. Non hanno tempo di ricomporsi. E' un momento di imbarazzo, subito risolto da Casiraghi che normalmente saluta e prontamente si congeda. Cerca di trattenere il riso per la scoperta appena fatta, si precipita nella stanza di Marion Steinkopf. Vuole condividere con lei il piacere della salata novità. La donna già dorme, quasi non capisce il resoconto dell'amico e dopo pochi minuti lo congeda. Casiraghi fa appena in tempo a varcare la soglia della propria camera, che il bastone da passeggio di Passugger lo colpisce violentemente alla testa. Il manager turistico dal corpo curato e sicuro di se, vive momenti di lucida follia. Vede la sua omosessualità come un vizietto e sa che la notizia si propagherebbe in poche ore e lo porterebbe alla rovina. Solleva il corpo del giovane milanese, scende alla piscina e lo getta dentro, assicurandosi che i suoi polmoni si riempiano sufficientemente di acqua."

"Ma perché non uccide subito anche la signora Steinkopf ?", lo interruppe Jakobi. Kuhn bevve un altro sorso di quell'ottimo vino e la sua lingua divenne più scorrevole. "Perché ignorava che Casiraghi fosse passato dalla sua stanza. Questo venne a saperlo solo il giorno dopo da voci che circolavano per l'albergo, e che il suo giovane cameriere aveva raccolto e riportato. La bella pubblicitaria aveva taciuto nel colloquio avuto con me, un po' perché quel tipo di persone non amano gli scandali. e un po' perché era in pieno sonno quando Casiraghi le aveva descritto la scena. Non era sicura del nome del protagonista ed aveva la sensazione che fosse stato tutto un sogno". Accese una sigaretta e proseguì: "Passugger fece finta di incontrarla per la strada, la invitò prima a bere, e quindi a fare una passeggiata sino in cima al Signal Bahn, per poi tornare con il trenino a cremagliera. Una volta lassù non ebbe difficoltà a stordirla e quindi ad appenderla agli ingranaggi della stazione". "A questo punto il nostro soggetto ha già sviluppato un piacere, anche per lui inaspettato, di uccidere. C'è una specie di ricercata scenografia, nel modo come ha eliminato la Steinkopf", sottolinea Roth. "Già e il massimo di questo processo viene raggiunto con l'uccisione della povera Von Apfel. La donna tornava dalla visita ad alcuni conoscenti a Maloja, era seduta sul sedile posteriore della propria auto e alla guida c'era la fedele infermiera. Passando per Bad aveva notato la bella figura di Passugger, ma ancora di più era stata colpita dall'avvenenza e dalla giovane età della donna che l'accompagnava. Quando il giorno seguente lesse sull'Engadiner Post la notizia del ritrovamento di quel giovane corpo, cercò di mettersi in contatto con me, ma senza successo. Decise allora di parlare direttamente con Passugger, non sospettando di essere di fronte ad un cinico assassino. Lo invitò per un incontro per la sera stessa, quindi telefonò a Winterhouse e lo pregò di essere presente. Voleva avvertire anche me di questa riunione, ma non fece in tempo". Kuhn tacque di nuovo per prendere un altro sorso di vino. Era estremamente piacevole sedere nelle comode poltrone del salotto, in compagnia dell'amico Roth e ripercorrere tutte le tappe della vicenda. "Quando entrò nella villa isolata della Von Apfel e si armò di un coltello da cucina deve aver raggiunto l'apice di quello strano godimento che aveva scoperto di provare nel togliere la vita da una persona. Deve aver addirittura dimenticato la ragione per cui la stava uccidendo, e con forza ha penetrato il cuore di una donna immobile su di una sedia a rotelle.", disse Roth con tono sommesso. "In un ultimo tentativo di difesa", proseguì Kuhn, "deve aver gridato che altri erano a conoscenza della sua identità e deve aver fatto il nome di Winterhouse, condannandolo così a morte. Passugger ha capito che avrebbe dovuto uccidere di nuovo, ha telefonato al giornalista inglese, ha fissato un appuntamento nei locali ormai vuoti dell'Ufficio del Turismo con la scusa di recarsi insieme dalla vecchia signora. Lo ha quindi ucciso con il bastone e lasciato il corpo nei locali della vicina scuola elementare. Ma questa volta l'ha fatto stancamente, senza gusto e senza genio. Si era già reso conto ormai di aver commesso troppi errori, di aver disseminato la propria strada di cadaveri. "E anche uccidere iniziava ad essere una routine, dettata dalle necessità", aggiunse Roth.

Tacquero entrambi, pensavano alla potenza delle passioni che nel bene e nel male agitano l'animo umano. Kuhn pensava in verità anche alla bontà di quel vino e alla maniera di versarsene un altro bicchiere.

Una delle maschere meglio riuscite del perbenismo locale, il miglior rappresentante dell'etica sociale che domina i rapporti semplicemente banali degli abitanti e dei frequentatori di St. Moritz, distrutto dal desiderio omosessuale. L'ultimo raggio di luce tagliava la valle, ricamando riflessi di aria limpida sopra a quei vecchi larici e a quelle meravigliose montagne. Arrivava il buio delle stelle.




Taschenbunker




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