Noto subito una differenza con la clinica de luxe, qui ti danno del tu e il tono è decisamente perentorio. Comprendo subito quale sia la causa di questo atteggiamento. La causa risiede nei pazienti anziani. Vengo infatti parcheggiato in un corridoio antistante il vero pronto soccorso, insieme con altri 7 pazienti, con età media tra i 70 e i 90 anni. La maggior parte si lamenta e si esprime a male parole verso le infermiere. Qualcuno anche in modo un po' vile, cioè gridando turpiloqui quando il personale sanitario è assente e recitando richieste in forma di pacata preghiera quando questo è presente. Mi rendo conto che il tono delle infermiere è più che giustificato. Le più sindacalizzate intanto iniziano a richiedere al responsabile del reparto di presentare una richiesta ufficiale al 118 e alla Direzione sanitaria di chiusura temporanea della struttura, per eccesso di ricoverati. Cosa che credo sia realmente avvenuta.
Io però non ho tempo di verificare perché vengo finalmente ammesso al Pronto Soccorso vero e proprio. Ambiente modernissimo e apparentemente funzionale, anche con una certa indulgenza per l'estetica, sia nella struttura architettonica che nell'arredamento.
Ci ragiono però un po' sopra e mi rendo conto che forse c'è un concetto sbagliato di accoglienza alla base della costruzione. Mi domando a cosa dovrebbe servire un pronto soccorso. Mi rispondo: ad accogliere tutti i casi di malattia, frattura, ferita che per la loro gravità necessitano di una certa urgenza. Di questa tipologia di paziente non vedo nessuno, forse c'è un ulteriore reparto per questi casi più gravi. Quello che io vedo è un reparto organizzato benissimo, per l'accettazione di pazienti affetti da ogni tipo e forma di malanno. Si tratta di una porta filtrante dove si fanno i primi accertamenti e si decide in quale reparto deve andare un paziente. Accanto a me c'è un signore anziano che ha battuto la testa, c'è una donna giovane con una colica renale e un uomo altrettanto giovane con una colica biliare. Questo Pronto soccorso è un'accettazione, organizzata piuttosto bene, per entrare nella struttura ospedaliera.
Ma non sono qui come Direttore sanitario per un'ispezione sul funzionamento del Pronto soccorso, sono un paziente con un numerino al braccialetto. Sono entrato alle 13:45 ed uscirò alle 18:45 con una radiografia al bacino, che conferma che l'anca con relative protesi è perfettamente posizionata e sta li dove l'ha lasciata il chirurgo una diecina di giorni prima. La radiografia ha richiesto 15 minuti intorno alle ore 16 e il radiologo è stato anche così carino da anticiparmi a grandi linee il responso. Nell'attesa, prima della radiografia, disteso sulla mia lettiga, vedo passare un giovane medico che mi tocca la coscia e dice: "Secondo me l'anca è fuoriuscita e poi è rientrata nella sua sede. Non è che ha sentito dei rumori che avvalorino questa tesi ?". Lo deludo un po' asserendo che non ho udito alcun rumore.
Ogni tanto dal centro pensante della struttura, una specie di centrale operativa con un lungo bancone di ricezione, tutto ricoperto da spessi cristalli, pieno di monitor e personale medico indaffarato, senti pronunciare il tuo nome o il numero correlato, ma poi non segue niente. Niente di niente.
Il mio atteggiamento per le prime quattro ore è stato quello di mantenere un silenzio dignitoso. Mi sono trovato spesso nella vita ad organizzare il lavoro di un gruppo di persone e so quanto possono pesare commenti inopportuni e lamenti ingiustificati, entrambi non richiesti, sull'andamento della giornata. La quinta ora l'ho passata cercando di richiamare l'attenzione, anche con modalità grottesche, di uno dei medici indaffarati. Sono riuscito ad esporre il mio caso e il mio desiderio di andarmene quando è arrivata la cena e mi hanno chiesto se sarei rimasto a mangiare con loro. Un medico mi ha dato attenzione e in cinque minuti ha redatto le mie dimissioni dalla struttura, mi ha consegnato i dischetti della radiografia ed ha attivato un'infermiera munita di sedia a rotelle, per condurmi all'uscita, dove mi attendeva il sorriso di Valentina. Insieme al sorriso una selezione fantastica di salati farciti con ogni tipo di delizia.
Entrambi piuttosto provati siamo saliti in macchina e siamo tornati a casa.
Andrea ancalogico
E.....ammetto che mi sono uscite delle lacrime dai miei occhi. Alcune erano di emozione, al pensiero che sei dovuto finire al Pronto Soccorso e che hai dovuto starci per ben 5 ore, emozione per l'immagine della piccola Valentina che ti attendeva con tante cosine buone da mangiarvi insieme, altre invece erano lacrime che vengono giu' quando ridi tanto. Si perchè, nonostante la situazione "tragica" sei riuscito a farmi ridere anche questa volta. La descrizioni, i dettagli sono superlativi.
RispondiEliminaFelice di sapere che, alla fine è andato tutto bene e senza alcuna lussazione. Grazie mille Mr ancalogico
E' un vero piacere scrivere quando esistono dei lettori come te.
RispondiEliminaEd in tutta questa grottesca narrazione... Mi convinco sempre più che ne avevi ben donde ad essere felice quell'ultimo giorno di agosto di pochi anni fa'. La Valentina: patrimonio dell'umanità
RispondiEliminaVedi????
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