03 ottobre 2021

Limpide ambiguità - 4° episodio

In Val Fex

Uscì, prese la macchina di servizio, bianca, percorsa da righe rosso fosforo e da scritte nere "Polizei". A lui non piaceva quell'auto, ma era l'unico modo per poter accedere tranquillamente alla Val Fex, ambientalmente protetta ed amorevolmente chiusa al traffico veicolare.

Quando c'era arrivato la prima volta quasi non l'aveva notato, Nella scelta di trasferirsi non aveva avuto alcun ruolo. Con il tempo però Kuhn aveva imparato ad amare quel paesaggio. Ignorava tutto dell'Engadina, sapeva che St. Moritz era mille e ottocento metri e che quindi si sarebbe trovato in montagna. Ma di pascoli alpini e di mucche ne giravano parecchi per la Svizzera. Con il passare degli anni il suo atteggiamento era radicalmente cambiato, Amava l'Engadina, la sua luce limpida invernale, la successione di laghi e fiumi che la percorrevano, i larici che tingevano tutto di giallo ai primi freddi. Godeva nell'allontanarsi da St. Moritz a ad abbandonarsi ai suoi pensieri lungo il torrente che solcava una valle laterale o salendo su di un picco deserto. Aveva provato quella sensazione di potenza che si ha in montagna, quando non si pensa a niente e proprio per questo si pensa di aver afferrato la totalità delle cose. Per questo non avrebbe più lasciato quella valle.





Adesso era seduto su di una di quelle stupide panchine che in Svizzera riescono a trasformare anche il più impervio luogo di montagna in un giardino pubblico. Loro pensano di farti un piacere a portare sul posto una panchina in elicottero, ma te ti senti come Messner sull'Himalaya, che affronta gli ottomila senza ossigeno e, arrivi in cima a un monte e ci trovi una panchina rossa, come un pensionato ai giardinetti. Normalmente si tratta di un dono da parte del superstite alla comunità dei camminatori in memoria del membro, meno fortunato e quindi deceduto, di una coppia parecchio in la con gli anni, che amava camminare in quelle valli o salire su quella montagna, con tanto di nome e cognome dell'amato o dell'amata. Ma l'impressione che in quel momento dava la Val Fex era stupenda. Gli ultimi fasci di luce solare colpivano le cine delle montagne, riflettendo sulla neve e tingendola di rosa. Il torrente che scavava la valle sgorgava da un buio profondo, dove ombre e fumi di freddo si mescolavano. I larici rimandavano i riflessi del sole e abbagliavano di giallo.

"Bene, sembra che i motivi e gli autori di questo assassinio vengano da lontano". Rifletteva Kuhn. "Un sicario proveniente dagli ambienti mafiosi italo-americani o un professionista del crimine, pagato da un gruppo finanziario rivale. Come si sarebbe potuto individuarlo, non avendo alcun legame diretto con il morto. E poi, che senso avrebbe avuto colpire solo l'esecutore materiale, con la certezza che i mandanti non sarebbero mai stati individuati." Avrebbe preferito un bel delitto di provincia, alla sergente Studer, una vecchia storia di morbosa gelosia, finita in un attimo di crudeltà, tra un insegnante della scuola elementare e la fioraia della Via Maistra.


Taschenbunker


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