Uscì, prese la macchina di servizio, bianca, percorsa da
righe rosso fosforo e da scritte nere "Polizei". A lui non piaceva
quell'auto, ma era l'unico modo per poter accedere tranquillamente alla Val
Fex, ambientalmente protetta ed amorevolmente chiusa al traffico veicolare.
Quando c'era arrivato la prima volta quasi non l'aveva notato, Nella scelta di trasferirsi non aveva avuto alcun ruolo. Con il tempo però Kuhn aveva imparato ad amare quel paesaggio. Ignorava tutto dell'Engadina, sapeva che St. Moritz era mille e ottocento metri e che quindi si sarebbe trovato in montagna. Ma di pascoli alpini e di mucche ne giravano parecchi per la Svizzera. Con il passare degli anni il suo atteggiamento era radicalmente cambiato, Amava l'Engadina, la sua luce limpida invernale, la successione di laghi e fiumi che la percorrevano, i larici che tingevano tutto di giallo ai primi freddi. Godeva nell'allontanarsi da St. Moritz a ad abbandonarsi ai suoi pensieri lungo il torrente che solcava una valle laterale o salendo su di un picco deserto. Aveva provato quella sensazione di potenza che si ha in montagna, quando non si pensa a niente e proprio per questo si pensa di aver afferrato la totalità delle cose. Per questo non avrebbe più lasciato quella valle.
Adesso era seduto su di una di quelle stupide panchine che
in Svizzera riescono a trasformare anche il più impervio luogo di montagna in
un giardino pubblico. Loro pensano di farti un piacere a portare sul posto una
panchina in elicottero, ma te ti senti come Messner sull'Himalaya, che affronta
gli ottomila senza ossigeno e, arrivi in cima a un monte e ci trovi una
panchina rossa, come un pensionato ai giardinetti. Normalmente si tratta di un
dono da parte del superstite alla comunità dei camminatori in memoria del
membro, meno fortunato e quindi deceduto, di una coppia parecchio in la con gli
anni, che amava camminare in quelle valli o salire su quella montagna, con
tanto di nome e cognome dell'amato o dell'amata. Ma l'impressione che in quel
momento dava la Val Fex era stupenda. Gli ultimi fasci di luce solare colpivano
le cine delle montagne, riflettendo sulla neve e tingendola di rosa. Il torrente
che scavava la valle sgorgava da un buio profondo, dove ombre e fumi di freddo
si mescolavano. I larici rimandavano i riflessi del sole e abbagliavano di
giallo.
"Bene, sembra che i motivi e gli autori di questo
assassinio vengano da lontano". Rifletteva Kuhn. "Un sicario
proveniente dagli ambienti mafiosi italo-americani o un professionista del
crimine, pagato da un gruppo finanziario rivale. Come si sarebbe potuto
individuarlo, non avendo alcun legame diretto con il morto. E poi, che senso
avrebbe avuto colpire solo l'esecutore materiale, con la certezza che i
mandanti non sarebbero mai stati individuati." Avrebbe preferito un bel
delitto di provincia, alla sergente Studer, una vecchia storia di morbosa
gelosia, finita in un attimo di crudeltà, tra un insegnante della scuola
elementare e la fioraia della Via Maistra.
Nessun commento:
Posta un commento
niente paura, scrivi!