Una di queste sere a cena con amici mi è tornata in mente una vicenda di tempi lontanissimi, dell'università. Tempi eroici sotto molti punti di vista. Fra cui le figure umane incontrate e conosciute allora. E spesso "finite male". No, non mi riferisco a chi è morto per overdose, oppure ammazzato in scontri a fuoco di una ipotetica guerra con il sistema. Tanta gente di quei tempi ha fatto una fine ingloriosa in modo assai più piccolo, spesso miserabile, meschino, ridicolo. Senza bisogno di scomodare il film di Bertolucci, "La tragedia di un uomo ridicolo" con il grande Tognazzi. Di questi altri personaggi minori, di una vita, non appartenenti all'evento che sto narrando, narrerò prossimamente.
Raccontavo agli amici a cena dei miei rimuginamenti in età adulta nel filone "fregature avute in mezza vita". "Fregare te? ", osservazione conviviale dell'amico. In effetti non facile, rimarco con un certo orgoglio, mi faccio vanto di avere buon occhio, di saper riconoscere al volo i truffatori, i potenziali soggetti di ogni ordine e grado, eppure ce sono di fregature, che ancora oggi mi angustiano proprio per non aver saputo riconoscere gli attori, ed evitare o respingere le loro capacità. O sbaragliarli. Il caso di cui vi narro vede un tentativo di fregatura, e i suoi sviluppi nell'arco di alcuni mesi.
Gironzolavo nei corridoi un po' ammuffiti del Pellegrino, sede allora dell'Istituto di Filosofia dell'Università di Firenze, che aveva fra i suoi fiori all'occhiello una branca dedicata alla filosofia della scienza, all'epistemologia e alla logica. Forse ero in uscita da un esame o da un seminario, con in mano le "Ricerche logiche" di Husserl. Era il solo secondo volume, venduto in modo indivisibile dal primo. Ed ecco che mi imbatto in un'altro frequentatore del sacro luogo, per la verità già allora con una fama non lusinghiera: quella di scroccone. E anche che portasse sculo, tant'è che si evitava di nominarlo, adottando con l'interlocutore del momento giri di parole, soprannomi, eufemismi. Ma veniamo all'aneddoto.
Il personaggio, che per scaramanzìa non nomineremo, mi ferma e indica il ponderoso volume che ho in mano. Ah ecco, proprio quello, gli serve, me lo chiede in prestito: sono un po' scettico, faccio presente che si tratta del solo secondo volume, senza il primo, ma insiste. Prima di cedere all'assillante richiesta, un po' rassicurato che non può essere scroccato, rivenduto, non c'è valore commerciale proprio perchè manca il primo volume. Anzi lo avverto: guarda che lo rivoglio, non costringermi a venirti a cercare. Ottenendo scontate rassicurazioni.
Passa qualche mese, incrocio di nuovo il brillante personaggio nei corridoi dell'Istituto di Filosofia, polverosi ma densi di sapere. Si schermisce, come sapeva fare, mi rassicura che me lo riporterà "la prossima volta". Vicenda e frasette di circostanza che si ripetono più volte nelle settimane successive, con crescente imbarazzo del destinatario delle mie sempre più pressanti richieste. Anzi, ho la netta impressione che cerchi di evitarmi, lo sguardo è sfuggente. Fino a che lo stringo in un angolo, letteralmente: "allora le Ricerche Logiche di Husserl, le tiri fuori si o no?" E qui la confessione: lo ha dato ad un altro studente, che se lo è rivenduto. E sfruttando il momento di mio stupore, se la da a gambe levate.
La cosa però continua a girarmi nella testa. Siamo in piena rovente estate, Firenze è vuota come la Roma del film "Il sorpasso". Telefono a casa sua, mi risponde la madre, il ragazzo non c'è, è in vacanza. E qui un lampo di inventiva: "signora, ho inaspettatamente e urgentemente bisogno di un mio libro che ho prestato a Xxxxxx, come posso fare?" E la santa donna: "ma certo, venga a casa e forse riesce a trovarlo nella sua stanza".
Le strade sono vuote, arrivo, suono il campanello, la madre mi apre e spalanca la porta indicando la libreria che copre metà di una parete. Aguzzo la vista, senza troppe speranze, ed eccolo in bella vista, insieme ad altri volumi di filosofia: "Ricerche logiche, Edmund Husserl - secondo volume". Attonito prelevo il libro, ringrazio la signora e me ne torno a casa.
Alla riapertura di lezioni e seminari al Pellegrino l'ho sputtanato numerose volte, a voce alta, con il vasto uditorio di aspiranti filosofi, e anche di qualche assistente e professore che accelerava il passo verso seminari, ricevimenti laureandi , consigli di istituto.
Al posto suo sarei sprofondato sotto al pavimento per la vergogna, o mi sarei dato alla fuga balbettando qualcosa. O forse avrei cercato di girare la frittata. E invece nulla, come se alla gogna invece di lui ci fosse un fantasma o un allievo oscuro di Campanella o di John Lock.
Le strade sono vuote, arrivo, suono il campanello, la madre mi apre e spalanca la porta indicando la libreria che copre metà di una parete. Aguzzo la vista, senza troppe speranze, ed eccolo in bella vista, insieme ad altri volumi di filosofia: "Ricerche logiche, Edmund Husserl - secondo volume". Attonito prelevo il libro, ringrazio la signora e me ne torno a casa.
Alla riapertura di lezioni e seminari al Pellegrino l'ho sputtanato numerose volte, a voce alta, con il vasto uditorio di aspiranti filosofi, e anche di qualche assistente e professore che accelerava il passo verso seminari, ricevimenti laureandi , consigli di istituto.
Al posto suo sarei sprofondato sotto al pavimento per la vergogna, o mi sarei dato alla fuga balbettando qualcosa. O forse avrei cercato di girare la frittata. E invece nulla, come se alla gogna invece di lui ci fosse un fantasma o un allievo oscuro di Campanella o di John Lock.
Mi è rimasto un tarlo: perché lo ha fatto? Per un libro di nessuna utilità, non avendo lui neanche la minima di chi fosse Husserl, e oltretutto non rivendibile? Unica plausibile spiegazione: una sorta di quasi innocua cleptomania, o la fissazione patologica di sbafare qualcosa a qualcuno.
Una fregatura che ho battuto sul campo. Restano quelle vere, poche per fortuna, in decenni di vita quotidiana, lavoro, ambienti di mezzo mondo, relazioni lunghe o brevi, eventi quasi casuali.
Una fregatura che ho battuto sul campo. Restano quelle vere, poche per fortuna, in decenni di vita quotidiana, lavoro, ambienti di mezzo mondo, relazioni lunghe o brevi, eventi quasi casuali.
Dimenticavo: in una prossima puntata parlerò anche degli altri che hanno fatto una fine ingloriosa, miserabile, meschina, ridicola, senza morire o altri tragici epiloghi Ma un'altra volta, non ora.
La prossima volta parlaci anche di Husserl
RispondiEliminaCerto, ma pesante assai
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