Si tratta di una recensione del libro di Daron Acemoglu e Simon Johnson, Power and Progress:our thousand-year struggle over Technology and Prosperity. Il tema è correlato con un paio di nostri articoli: Come rimpiango i vecchi padroni del mondo, Febbraio 2021, e Google e la conoscenza, Marzo 2021,
L'autore non me ne vorrà se non riporto integralmente l'articolo e se elimino il virgolettato relativo ai brani da lui citati dal testo recensito.
"Power and Progressè un libro lungo (546 pagine) ma è estremamente chiaro e leggibile. La tesi di fondo è che se per progresso intendiamo - come è giusto che sia - il miglioramento della condizione umana, allora l'innovazione tecnologica in quanto tale non è progresso. Anzi secondo gli autori la storia degli ultimi mille anni di sviluppo economico dell'umanità mostra in maniera inequivoca che la prosperità in senso lato non è mai stata il risultato di vantaggi automatico e garantiti dovuti al progresso tecnologico. Piuttosto. l'indubbia evidenza che oggi nella media gli umani stanno meglio di prima è dovuta al fatto che i nostri predecessori nelle società industriali hanno sfidato le scelte delle élite in materia di condizioni del lavoro e tecnologia."
"La conseguenza principale di queste lotte è che per distribuire in maniera equa i vantaggi dell'innovazione tecnologica bisogna che i cittadini e i lavoratori impongano la loro visione e i loro bisogni su quella dei fautori delle narrative dominanti. Come a dire che per realizzare progresso sostanziale ci vuole Politica. Non ci sono, così, automatismi tra innovazione tecnologica e progresso. Il cosiddetto bandwagon effect, cioè l'idea assai diffusa che il miglioramento delle condizioni di vita delle élite dovuto all'innovazione prima o poi si estende a tutti, è un mito fallace."
"La tesi di fondo di Acemoglu e Johnson è, senza dubbio, intrinsecamente interessante. Ma bisogna dire che giunge particolarmente a proposito in un periodo storico in cui le grandi compagnie del digitale stanno imponendo al mondo una loro narrativa, basata sull'utopia tecnologica (che4 ha sostituito nel tempo l'euforia hacker dei primordi). Proprio sull'utopia digitale e l'ideologia che l'accompagna troviamo quelle che sono con ogni probabilità le pagine più stimolanti del libro. La narrativa dominante ci racconta che l'innovazione tecnologica è inarrestabile, e che porterà prima o poi tutti a vivere in un mondo migliore. Ma, dicono gli autori, questo è falso. Piuttosto si tratta di un'ideologia a servizio dei vari Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg e l'onnipresente Google, ideologia tra l'altro per cui più automazione e sorveglianza dei lavoratori ci sono e meglio è."
"Il tecno-ottimismo non corrisponde ai fatti e non c'è niente di inarrestabile dietro alla sua visione. Come è successo con i padroni dell'acciaio e del petrolio al tempo loro, gli spettacolari sviluppi nel campo dei computer non hanno generato progresso sostanziale ma sono serviti ad arricchire un piccolo gruppo di imprenditori e ingegneri, lasciando indietro la maggior parte degli americani senza educazione universitaria."
"Morale della favola è che la resistenza al tecno-ottimismo non è affatto futile. E' anzi indispensabile per realizzare quel progresso sostanziale di cui si è detto. Innanzi tutto, diffondere la critica del mito sui media e nell'accademia. In secondo luogo, rinforzando poteri alternativi, che vanno dal sindacato alle forze della società civile. E, in terzo luogo, promuovendo la realizzazione di politiche pubbliche in grado di disincentivare il successo della visione dominante. Tutto questo serve anche a salvare la democrazia che non può sopravvivere in un mondo in cui pochi fortunati prendono tutto e gli altri sono ai margini, ad un elitismo basato sul controllo sistematico dei lavoratori e sull'idea che un ristretto gruppo di persone deve pensare e decidere per tutti."
Parole sante per Andrea analogico e per un blog che ha sin dalla sua nascita gli stessi obiettivi, vedi Manifesto analogico. Sembra che dobbiamo aprire una nuova era di lotte per la nostra libertà ed emancipazione.
Come in tutte le lotte c'è necessità di partecipazione, questo blog è a vostra disposizione per combattere la narrativa dominante.
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