A dirla così la modernità è una cosa molto bella (e lo è) però non esente da problemi. Se si può essere cose diverse, qual'è quella autentica ? Se abbiamo dentro di noi un nucleo più vero degli altri, dobbiamo seguirlo lo stesso ? I moderni sono, infatti una strana tribù ossessionata dalla paura sia di non avere una natura interna, sia che averne una implichi un limite alle proprie sperimentazioni...... se noi possiamo cambiare, come fanno gli altri a sapere chi siamo (e chi stiamo cercando di ventare) ? Visto che quello che noi pensiamo di noi stessi (e la possibilità di diventare qualcosa di diverso) dipende in larga misura da quello che gli altri pensano di noi, è inevitabile che i moderni siano costantemente preoccupati di segnalare agli altri chi sono e chi vorrebbero essere. Se vogliamo che gli altri ci percepiscano come pensiamo di meritare, se vogliamo essere "riconosciuti" dobbiamo preoccuparci delle apparenze. L'identità diventa un lavoro, e più autentici si vuole essere, più pervasivo deve essere lo sforzo riservato a presentarci agli altri nella veste giusta..... la straordinaria importanza acquisita dalla costruzione dei propri profili sui social network è solo un nuovo stadio di un processo ben più antico. Non sono i social network ad imporci di pensare costantemente a come far sapere a tutti qualunque cosa facciamo. Non sono i social network - come dimostrano generazioni di wannabe - a spingerci continuamente a cercare di apparire agli altri come vorremmo essere. Non son i social network a generare l'angoscia se feedback e cuoricini latitano. E' il nostro attaccamento ad una nozione di autenticità che ha sempre fatto acqua da tutte le parti.
Recensione a Il tuo profilo e te. L'identità dopo l'autenticità di Hans-Georg Moelier e Paul J. D'Ambrosio
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