L’avventura diventa altro
Tralascio le occasioni, casuali e volute, che ci portarono ad una situazione galeotta. Confluiranno, insieme ad altre descrizioni, in un racconto erotico, sotto anonimato, in una raccolta insieme ad altri autori. Chissà, forse prima o poi svelerò questo mio doppio binario letterario, che tocca varie compagne di vita e di giochi per un lungo lasso di tempo. Qui, su “Giri di boa”, è la mia storia personale che racconto, non cosa e come passai ore, mesi, situazioni e fantasie comuni con la “Donna di Seta”, alias grüne Witwe (vedi la prima puntata).
Una sera mi telefonò per chiedermi aiuto su del nuovo software che iniziava ad utilizzare nell’azienda del marito. Mi proposi di darle una mano dal vivo, accettò, e andai da lei, la sera tardi. I figli dormivano, il marito era, come al solito, forse a Singapore o a Sidney. Qualche sfioramento, un mio tocco al collo dietro la poltrona a cui sedeva davanti al PC e le cose si avviarono. Come intuivo, ormoni in ebollizione, io forse ero solo quello della congiunzione astrale favorevole destinato a placarli.
Ma ci prese gusto, e anche io. La seconda volta che andai da lei in piena notte, situazione quasi identica alla prima; ma si verificò un contrattempo esilarante: dalla Fachwerkhaus (*) nelle immediate vicinanze, dove avevo parcheggiato la mia riconoscibilissima R4 da benestante snob, era in atto una lite di coppia, scene di gelosia, udibili da fuori, accuse e controaccuse, con entrate e uscite di lui e di lei, verso il giardino o le vetture, porte sbattute, frasi, urla. Dovetti restare rintanato per un paio di ore, per non essere sorpreso mentre uscivo dal cancelletto del giardino e salivo in macchina per tornare a casa mia. Però l’attesa non fu noiosa.
Iniziò una frequentazione sempre più intensa, a volte da me, o da lei in situazioni favorevoli, ma cominciammo anche ad andare a cena fuori, a frequentare spettacoli, facemmo un abbonamento all’opera per me e per lei, e mancammo pochissime rappresentazioni. Si faceva coprire anche da alcune amiche, forse non proprio di alta moralità convenzionale, in certi casi lo facevano a vicenda. Ma oltre a scandagliare i piaceri della carne, in alcuni casi delle autentiche iniziazioni per lei, che pur inesperta non era, il coinvolgimento reciproco ci travolse. Durò oltre tre anni, in un momento di confidenza e di malinconia, dopo che la storia era finita, lei disse: “zwischen uns, es war fast wie eine Ehe”. E’ stato quasi un matrimonio, fra di noi. Quella donna io l’ho amata, e lei me, ma non ha mai voluto rinunciare alla sua gabbia dorata.
Forse proprio la sensazione di prigionia che lei viveva, la spingeva a situazioni che definire audaci è poco. Gliele faceva sotto il naso. Una volta, in una casa di campagna, ero rimasto a cena e poi per la notte, in una camera per gli ospiti. Poco prima dell’alba si insinuò aprendo silenziosamente la porta, dopo aver lasciato il talamo coniugale e traversato un lungo corridoio di forma irregolare. Indossava un completo da notte con short e leggera giacca in seta blu scura, svolazzante e piacevole al tatto. Non si limitò a sfiorarmi le labbra. Ma il clou fu il viaggio a Parigi. Verso novembre tirò fuori l’idea di andare insieme nella “capitale dell’amore” per una settimana, in primavera. “Non preoccuparti, ci penso io”, fu la sua lapidaria espressione. Al marito propose lo stesso viaggio, nello stesso periodo, con l’ atteso “ok, fai tutto tu, prenota”; cosette che l’imprenditore affida alla segretaria (o alla moglie). Un paio di settimane prima della partenza della coppietta (quale?) lei ricordò la cosa al marito, il quale dice che no, non può, deve annullare tutto, ha altri impegni irrinunciabili. Scenata: “era quasi un secondo viaggio di nozze, non sono la tua segretaria, è la centesima volta, ora basta!” E annunciò che lei a Parigi ci andava lo stesso, con una sua amica. Che poi ero io. L’amica, che viveva ad Amburgo, esisteva davvero e in vari casi l’aveva coperta, in occasione di week end romantici o altre piccole fughe.
Parigi e la fine
Volo diretto, aeroporto Charles de Gaulle, alberghetto carino nel Quartiere Latino. Musei, notti parigine,
ponti e Lungo Senna romantici, giornate e nottate intere per noi, non solo qualche ora. Poi una mattina squilla il telefono in camera, risponde lei: gelo. Scoperti. Oltre ai sospetti che si dovevano essere accumulati, l’amica si era fatta beccare da una chiamata a casa, mentre doveva essere a Parigi, al posto mio. Non ci fu neanche un ritorno anticipato. Poi all’aeroporto lei prese un taxi per casa sua e io per la mia. Scelse la sua gabbia dorata, la famiglia, la normalità. Ci vedemmo ancora alcune volte, dopo la scoperta e il rientro, poi non più. Non ho mai più avuto sue notizie.
(*) Fachwerkhaus, costruzione tipica delle terre nordiche, molto amata dai ricchi, dopo imponenti trasformazioni ed ogni comfort moderno. Vedi foto in alto
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