Parte effettivamente dagli appezzamenti arancioni di terra, desertficati dal diserbante, cioè da qualcosa che è possibile vedere sia intorno a casa sua che a casa mia, ma viene subito folgorata da una categoria celeste "I Bravi Ragazzi", cioè quelli che durante la pandemia hanno dato prova di coraggio, altruismo, pietas. Da contrapporre a quelli che hanno il cuore arido e che fanno figli come pesci, per poi abbandonarli in acque ostili. Mette quindi in riga Illuminismo, Darwinismo e altri cinici movimenti di pensiero così, con due parole, senza un'analisi o un riferimento, niente. Penso che la sua fede religiosa la porti a frequentare strade diverse dalle mie e continuo sereno la mia lettura. Il Sessantotto viene citato un'unica volta, per equipararlo al diserbante e per dargli la responsabilità di tutto il peggio dell'essere umano. E qui il Vate, anzi la Vate (o Vatessa ?) dà il meglio di sè. La scrivente dichiara di sapere cosa sia il Bene e di perseguirlo grazie alla Consapevolezza e alla Volontà. Gli altri (quali ? chi ?) scelgono invece il Male, perchè è più comodo e più facile. Le maiuscole sono mie, ma gli aggettivi sono suoi. Tutto questo senza un riferimento, una citazione, un minimo di analisi. Mi fermo allora a pensare quanti filosofi, scrittori, artisti hanno descritto l'essere umano come un qualcosa di complesso, sballottato tra i limiti imposti dal Bene e dal Male. Tutto messo da parte, basta la consapevolezza e la volontà di Susanna Tamaro, noi invece perfidi individui, ci lasciamo andare alle cose comode e facili. Ma di chi parlerà ? Non ce lo dice.
La vera essenza dell'Essere Umano
Penso allora alla scrittrice che periodicamente viene invitata dal giornale a scrivere un articolo e si sente in dovere di dare un contributo essenziale all'esistenza degli altri. Giudica quindi, vaticina e pontifica.
Per fortuna mi imbatto subito dopo nel sublime spirito pratico del buon vecchio Antonio Paolucci, ex sovrintendente, ex ministro e attuale Direttore dei Musei Vaticani. Non me ne voglia per il vecchio, è detto con affetto e ammirazione. Interrogato, sempre sul Corriere, sulla decadenza di Firenze e del suo centro storico, risponde: "Amare la propria città non è un concetto complicato; significa comportarsi da persone civili. Si parla di cose semplici e concrete come non sporcare, non fare casino, non assembrarsi nelle piazze, non gettare l'immondizia dove capita... Poi, certo, se sei un poeta, è un bel gesto d'amore anche scrivere versi su Firenze e dedicarglieli. Ma per tutti quelli che poeti non sono, basta poco".Ed è tutto minuscolo e quotidiano, aggiungo io. Tutto molto più vicino agli altri che al proprio Grande Ego.
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